Assalto alla Banca: 170 auto-candidati al cda
Sulle scrivanie dei cacciatori di teste incaricati dalla Fondazione un numero infinito di curricula. Entro marzo la rosa dei nomi
L’Unica è una newsletter gratuita che ogni settimana ti manda via mail una storia dal tuo territorio.
Abbiamo altre quattro edizioni: Alessandria, Cuneo, Torino e Genova.
Per riceverla,
clicca qui
Tredici posti per 170 candidati. Più che la selezione per un consiglio d’amministrazione sembra un concorso pubblico, e invece è tutto vero. La caccia ai nuovi componenti del cda della Banca di Asti, promossa dalla Fondazione CRAsti, azionista di maggioranza relativa, ha superato ogni previsione, al punto da scivolare fuori dai rituali paludati del credito per sconfinare quasi nello spettacolo.
L’elenco di chi ha mandato il curriculum ai cacciatori di teste dell’agenzia Spencer Stuart, incaricati dalla Fondazione CRAsti di selezionare i papabili, è riservato. Ma L’Unica qualche nome “insospettabile” è in grado di farlo, come quello di Alberto Mossino, fondatore ad Asti del PIAM, il Progetto per l’integrazione e l’accoglienza dei migranti. O come Giovanni Pensabene, presidente della Casa del popolo. C’è poi chi non nasconde la propria candidatura. Come il giornalista e saggista Maurizio Scandurra, ospite ricorrente del programma “La Zanzara” su Radio24: «Nel grande calderone magmatico e incandescente delle notizie che ruotano attorno a Banca di Asti, ho deciso di tuffarmici anch’io – ha spiegato –. Il motivo è semplice: leggendo i profili di alcuni componenti della Fondazione, ho notato l’assenza di una competenza bancario-economico-finanziaria specifica. E allora mi sono detto: “Benissimo, sai che c’è? Ora ci provo anch’io». Banca di Asti, ha aggiunto Scandurra, «va benissimo. Cresce. È tra le più solide in Italia. Ha un rapporto capillare con il territorio. È fatta di persone gentili. Si è distinta anche a livello nazionale per indicatori economici e patrimoniali in costante miglioramento, un dato oggettivo».
Leggi anche
Rasero punta alla Banca. E la guerra continua
Continuità o rivoluzione?
Parole che suonano come un attestato alla continuità: squadra che vince non si cambia. Che sia davvero una vittoria per tutti si vedrà. Di segno opposto il messaggio recapitato dall’inviato di Spencer Stuart, la società incaricata dalla Fondazione di individuare i nuovi consiglieri. Durante il consiglio d’indirizzo del 25 novembre scorso – secondo quanto L’Unica ha potuto apprendere da fonti interne – non avrebbe fatto nomi né letto liste, ma un concetto chiaro lo avrebbe scolpito: Banca d’Italia non vede di buon occhio che le figure ai vertici degli istituti restino troppo a lungo.
Un riferimento che pesa, considerando che il presidente Giorgio Galvagno siede nel cda da oltre 14 anni e che l’amministratore delegato Carlo Demartini guida l’istituto da più di un decennio, dopo una carriera interamente costruita ai piani alti della banca. Spencer Stuart ha passato al setaccio centinaia di curricula ed entro marzo proporrà al consiglio d’indirizzo una rosa di una trentina di nomi ritenuti idonei a comporre la lista dei tredici futuri consiglieri, dai quali emergeranno presidente e amministratore delegato.
L’assetto proprietario è chiaro: la Fondazione CRAsti detiene il 31,8 per cento; la Fondazione di Biella il 12,91; BPM il 9,99; la Fondazione di Vercelli il 4,2, la Fondazione CRT il 6 e il cosiddetto «parco buoi», oltre ventimila piccoli soci, il 35,1 per cento. Alla Fondazione spettano otto nomine, due a Biella, una ciascuno a Bpm, Vercelli e CRT. Un equilibrio che, comunque vada, garantirà alla Fondazione e al suo presidente Livio Negro un’influenza determinante.
Negro non ha mai nascosto l’intenzione di ridurre la quota detenuta nella banca: quel 31,8 per cento vale circa l’80 per cento dell’intero patrimonio della Fondazione, forse una concentrazione eccessiva. Francesco Profumo, già rettore del Politecnico di Torino, ministro dell’Istruzione con il governo di Mario Monti, presidente della Fondazione San Paolo e dell’ACRI, lo ha detto chiaramente in un convegno organizzato dalla Fondazione Goria: diversificare per aumentare il rendimento e abbattere il rischio. «La diversificazione del patrimonio è la prima forma di tutela della missione filantropica», ha detto. Un principio elementare che qualunque consulente serio suggerirebbe a una famiglia.
L’Unica è anche su Facebook! Clicca qui per visitare la pagina e inizia a seguirci per rimanere aggiornato!
Le cifre della solidità
Intanto i conti sorridono: nel 2025 l’utile netto consolidato ha toccato 65,4 milioni di euro, +27,6 per cento rispetto all’anni precedente, mentre l’utile della banca è salito a 62 milioni, +23,6 per cento nel confronto con il 2024. I crediti alla clientela superano i 7,5 miliardi (+2,1 per cento) con 2,3 miliardi di nuovi finanziamenti erogati. La massa fiduciaria ha raggiunto 18,1 miliardi (+4,1 per cento), trainata dalla raccolta indiretta (+6,3) e da quella diretta retail (+2,1). Le sofferenze calano allo 0,32 per cento dei crediti complessivi, dal precedente 0,45, con copertura al 68,2 per cento.
Numeri solidi, che consentono una cedola di 50 centesimi per azione contro i 20 del 2022, più del doppio in tre anni. E secondo IPSOS-Doxa il 71 per cento degli astigiani non vuole che l’istituto venga ceduto. Tutto perfetto? Non proprio.
C’è un dato che resta sullo sfondo ma pesa: ventimila soci hanno comprato a 16 euro azioni che oggi hanno perso metà del loro valore, senza spiegazioni convincenti. Rappresentati da un’associazione guidata dall’ex responsabile legale della banca, Pierfranco Marrandino, non vengono convocati in assemblea in presenza dal 2020, inizialmente per il Covid, emergenza che altrove è finita da tempo.
Non hanno diritto a un seggio in cda, se non per eventuale concessione della Fondazione che rinunci a uno dei suoi otto posti. E l’umore è nero. «La banca fa utili, è solida e patrimonializzata, ma perché questo dovrebbe rendermi felice?» è la domanda che si fanno gli astigiani che hanno affidato i loro risparmi alle azioni della Banca. Il dividendo è di 50 centesimi, la perdita secca sul capitale è di 8 euro per azione. Titoli scambiati su un mercato ristretto come Vorvel – specializzato nella negoziazione di certificati, obbligazioni e azioni delle banche locali – dove vendere è un’impresa e comprare pure.
La realtà è che, anche stavolta, ventimila famiglie che hanno finanziato la banca del territorio resteranno spettatrici. La partita si chiuderà nelle stanze della Fondazione guidata da Livio Negro, eletto nel 2022 con il sostegno del sindaco Maurizio Rasero dopo uno scontro con il suo mentore Aldo Pia, storico presidente dell’istituto per 16 anni, cioè quando ci sono state le emissioni delle azioni. Pia aveva a lungo ambìto alla guida della Fondazione: se fosse arrivato lì, forse oggi il clima sarebbe diverso. Magari la Fondazione continuerebbe a comprare azioni e il silenzio calerebbe su tutto, come è successo per anni. O forse no: ma la storia, neppure quella delle banche di provincia, non si fa con i se: oggi ad Asti la situazione è questa, e le scadenze stanno per arrivare.
Questa puntata di L’Unica Asti termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.
I vostri messaggi
“Grazie per le vostre newsletter sono davvero utili a capire il contesto nei vari angoli della regione con un focus di cui purtroppo si è persa l'abitudine”.
— Claudia S.
E tu cosa ne pensi del nostro progetto?
ScriviciTi consigliamo anche:
🏐 Cuneo, la città della pallavolo è tornata (da L’Unica Cuneo)
🧐 Tajani non la racconta giusta sui Paesi avvertiti dell’attacco all’Iran (da Pagella Politica)
💰 Iscriviti a Conti in tasca, la newsletter di Pagella Politica sull’economia.