Arriva ad Alba il questionario di Azione studentesca contro i professori di sinistra

Arriva ad Alba il questionario di Azione studentesca contro i professori di sinistra

Cuneo si racconta

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Il questionario per segnalare i «docenti di sinistra che fanno propaganda» ha scatenato nei giorni scorsi una delle tante polemiche che attraversano la politica italiana. Il modulo è arrivato anche ad Alba, dove qualche settimana fa era comparso davanti ad alcune scuole del territorio uno striscione con la scritta “La scuola è nostra” firmato da Azione studentesca, un’organizzazione di destra legata a Gioventù nazionale, il movimento giovanile di Fratelli d’Italia.

L’iniziativa era partita da un liceo di Pordenone, dov’era comparso un volantino con un qr code che rimandava a un sondaggio. Tra le domande sulla sicurezza degli edifici e sulle condizioni della scuola, ne compariva una diversa dal solito: «Hai uno o più docenti che fanno propaganda di sinistra?». Subito sotto, uno spazio per descrivere un episodio «eclatante».

Molti, sul fronte opposto, hanno denunciato quello che sembra un tentativo di stilare delle “liste di proscrizione”. Elly Schlein, segretaria del Partito democratico, ha chiesto a Giorgia Meloni di far ritirare l’iniziativa che «non si adatta bene a una democrazia liberale come la nostra, ma soltanto ai regimi».

Il Ministero dell’Istruzione ha aperto un’indagine, ma Giovanni Donzelli, responsabile dell’organizzazione di Fratelli d’Italia, ha difeso il questionario: «Leggo polemiche incredibili perché i rappresentanti degli studenti chiedono ai professori di essere corretti in classe, chiedono ai propri coetanei se ci sono professori che non sono corretti – ha detto –. E qui c’è invece tutta la sinistra, tutto l’arco della sinistra parlamentare, che chiede, invece, di censurare i ragazzini. Ecco, mi auguro che nella loro libertà i studenti non si facciano tappare la bocca dal PD e dalle sinistre, ma abbiano tutta la libertà di protestare quando vogliono protestare».

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I promotori ad Alba

Il questionario è arrivato direttamente dalla sede centrale di Azione studentesca, come ha confermato a L’Unica Andrea Amato, presidente provinciale del movimento e studente al liceo Govone di Alba. «L’iniziativa ha come tematica principale quella di capire se gli studenti nelle loro scuole si trovano a loro agio, sia dal punto di vista delle strutture sia dal punto di vista psicologico», ha detto. «C’è uno sfondo politico, perché la domanda se ci sono docenti che fanno propaganda di sinistra mira a capire se questo influisce sull’andamento scolastico degli studenti».

Secondo Amato, l’iniziativa – attualmente chiusa con la disattivazione del qr code «perché la campagna sulle scuole è finita e ora iniziamo quella sulle foibe» – ha avuto origine in seguito a segnalazioni di studenti che avrebbero ricevuto voti negativi per via delle proprie posizioni politiche. « Ci sono stati studenti che, avendo pensieri opposti a quelli del docente, avrebbero avuto problemi». Alla domanda sul perché non venga chiesto anche della propaganda di destra, la risposta è netta: «Siamo un gruppo giovanile di destra, ma soprattutto perché è abbastanza risaputo che nelle scuole italiane ci siano docenti di sinistra che fanno propaganda. Si è voluto dare precedenza a capire se questa voce fosse fondata».

Che si tratti di una “voce”, priva di prove, lo ha detto e riconosciuto lo stesso Amato. Una «diceria», ha precisato. Ma tanto è bastato per mettere in piedi una macchinazione in cui molti hanno sentito un retrogusto squadrista. «Ed è proprio per questo che il sondaggio mira a misurare questo fenomeno: perché non ci sono dati. Vogliamo mettere delle basi, dei fondamenti su questa diceria, che evidentemente non è così falsa come si possa credere».

L’idea che possa trattarsi di uno strumento statisticamente utile regge poco: un campione, per essere tale, dovrebbe rispondere a criteri metodologici precisi, non alla diffusione casuale di un modulo in alcune scuole. Ma, a ben vedere, la statistica non è il punto. E non sembra esserlo mai stato.

Propaganda di sinistra: che cosa significa?

Nonostante ad Alba non siano mai stati segnalati pubblicamente episodi di “propaganda di sinistra”, il questionario giunge anche lì. Ma questo, ha assicurato Amato, non serve a identificare i docenti né tantomeno ad allontanarli: «Non ci permetteremmo mai di cacciare professori che si professano di sinistra». E meno male. Eppure il meccanismo resta quello di chiedere agli studenti di segnalare episodi riconducibili a un orientamento politico preciso, creando di fatto una raccolta di segnalazioni su base ideologica.

Ma cosa significa “fare propaganda di sinistra”? Risponde Amato: docenti che avrebbero strappato la foto della presidente del Consiglio, insegnanti che avrebbero festeggiato la morte di Charlie Kirk, compiti assegnati con l’invito a criticare il governo. Sono gli stessi episodi che ricorrono anche nelle dichiarazioni pubbliche di esponenti dell’area (del caso si è occupata anche la trasmissione tv Report, che ha intervistato una referente romana di Azione studentesca) e negli articoli riportati da alcuni giornali dichiaratamente di centrodestra.

Tra gli esempi di presunta “propaganda” ce n’è però uno che rivela molto del quadro culturale in cui si muove l’iniziativa. Amato parla di insegnanti che avrebbero «vivamente consigliato» agli studenti di partecipare a manifestazioni, in particolare quelle per la Palestina. Per lui, questo rientra a pieno titolo in un comportamento politicamente connotato: «Il modo in cui viene fatto e il fomento che viene messo nell’invitare fortemente i ragazzi è più riconducibile alla sinistra».

Una lettura che trasforma una mobilitazione sui diritti umani in una categoria di appartenenza politica e che contribuisce a costruire l’idea della scuola come un terreno di scontro ideologico permanente.

L’anonimato

Il questionario, ha chiarito Amato, non chiede il nome dei docenti né la materia insegnata. «Si chiede solo se c’è propaganda o no e, se sì, di spiegare il motivo della propaganda». Tuttavia, resta opaco cosa verrà fatto delle risposte. «Verranno utilizzate dal coordinamento nazionale». Nel momento in cui L’Unica ha interpellato Amato, il ragazzo ha ammesso che lui e i suoi compagni del coordinamento provinciale non sapevano ancora quale sarebbe stato l’uso finale dei dati raccolti.

Quello che sappiamo è che Azione studentesca condivide la sua sede centrale, quella di Roma, con la casa editrice “Passaggio nel bosco”, che pubblica libri ritenuti vicini alla propaganda fascista, neofascista e antisemita (nel suo catalogo ci sono libri di Benito Mussolini, del fondatore di Ordine nuovo Clemente Graziani e libri sulla Decima flottiglia mas), già al centro di polemiche per la sua partecipazione alla fiera di settore “Più libri, più liberi”.

Per quanto riguarda la mancata trasparenza della finalità dei dati, Amato ha giustificato questa contraddizione spiegando che il coordinamento provinciale di Cuneo sia una realtà appena nata. Ma indipendentemente dall’età dell’organizzazione, l’interrogativo rimane: è stato violata la privacy dei docenti? A leggere il Regolamento europeo 2016/679 (il cosiddetto GDPR) parrebbe di sì: l’articolo 9, infatti, stabilisce il divieto di trattare categorie particolari di dati personali che rivelino, tra le altre cose, le opinioni politiche di una persona. Il divieto può essere superato solo in presenza di condizioni molto stringenti, come il consenso esplicito dell’interessato o motivi di interesse pubblico rilevante previsti dalla legge. Tutti elementi assenti in questo tipo di iniziativa. Nemmeno l’anonimato del questionario può aggirare il principio della privacy: su questo la legge è chiara.

Lo striscione

L’iniziativa del questionario si inserisce in un contesto più ampio. Poche settimane prima, davanti al liceo Govone è comparso uno striscione con la scritta «La scuola è nostra». La domanda sorge spontanea: nostra di chi?

Anche se il messaggio, per forma, linguaggio e immaginario evocato, suona come una rivendicazione politica dello spazio scolastico, è ancora Amato a ridimensionare il fatto: «Intendiamo “nostra” come studenti, non come Azione Studentesca – ha detto –. Vogliamo dire che sono i ragazzi a voler vivere in una scuola libera e apartitica». Un’affermazione che però si scontra con la scelta di concentrare il questionario su una sola parte politica.

Tornando al questionario, «la stessa iniziativa può essere messa in atto dalla sinistra, senza alcun problema», ha detto a L’Unica William Casoni, presidente della Federazione provinciale di Fratelli d’Italia. Sul questionario – dal quale il partito non ha preso le distanze – Casoni osserva che, semmai, si sarebbe dovuto chiedere chi fa “propaganda di sinistra e di destra”. Salvo poi aggiungere: «Anche se lo sanno tutti che la scuola è un ambiente di sinistra».

Le reazioni

Sul questionario, L’Unica ha provato a chiedere un commento alla dirigenza dell’istituto scolastico albese ma la risposta è stata telegrafica: «Attendiamo gli eventi» (mentre a proposito dello striscione, il dirigente Roberto Buongarzone ha respinto i tentativi di appropriazione con una lettera indirizzata agli studenti, specificando che «la scuola pubblica non è di parte, non appartiene a nessuno se non a tutta la comunità scolastica che vi è rappresentata negli organi collegiali eletti democraticamente»). Nel frattempo, il sindaco della città Alberto Gatto ha usato parole di condanna attraverso i giornali locali, così come anche le federazioni sindacali di CGIL Cuneo e FLC CGIL, che in una lettera inviata ai dirigenti scolastici di Alba e Cuneo e ai sindaci di Alba e Bra hanno parlato senza mezzi termini di «iniziativa intimidatoria», sottolineando la «matrice fascista e liberticida» del questionario.

«Non ci lasciamo intimidire e andiamo avanti a testa alta», è l’espressione dal tono vagamente guerresco con cui Amato chiude la conversazione con L’Unica. Un lessico che restituisce il clima in cui nasce e si sviluppa l’iniziativa. In attesa di capire quali saranno gli sviluppi annunciati a livello nazionale, resta una domanda di fondo: se la scuola debba diventare il terreno di questo tipo di confronto o se, al contrario, non sia proprio il luogo in cui sarebbe opportuno deporre le armi e lasciare spazio al pluralismo e al pensiero critico.

Questa puntata di L’Unica Cuneo termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.

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