La Banca si loda, ma non dà spiegazioni ai piccoli investitori

Il crollo delle azioni danneggia i risparmiatori astigiani. Alle proteste dei clienti, l’istituto non risponde nel merito

La Banca si loda, ma non dà spiegazioni ai piccoli investitori
Foto: L’Unica

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Nel film del 2010 “Maschi contro femmine” Francesco Pannofino viene scoperto dalla moglie in intimità con una fanciulla ben più giovane della legittima consorte. Trovato con i pantaloni calati, per difendersi dice: «Mi sono sbagliato cara, vi ho confuse perché siete due gocce d’acqua». La moglie lo picchia senza perdere un attimo.

Cercare di minimizzare il problema – se si è bravi a farlo – può essere una strategia, e a volte funziona. Anche ad Asti, dove negli ultimi giorni si è riacceso il dibattito sulle azioni della Banca, grazie all’intervento di un lettore del settimanale La Nuova Provincia.

«Sono un piccolo azionista e, come molti altri, ho partecipato con fiducia all’aumento di capitale del 2023, sottoscrivendo le nuove azioni al prezzo di 15,50 euro», ha scritto. «Una scelta fatta nella convinzione che la Banca, storicamente solida e radicata nel territorio, avrebbe saputo valorizzare nel tempo il proprio titolo. A distanza di tre anni, quella fiducia appare oggi profondamente messa alla prova. Le azioni, che nel 2023 valevano oltre 15 euro, oggi oscillano intorno agli 8 euro, con una perdita potenziale superiore al 45 per cento. Una discesa repentina, avvenuta già qualche tempo dopo l’aumento di capitale, e dalla quale il titolo non si è più ripreso».

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La replica della Banca

La Banca ha risposto sullo stesso numero del settimanale: «Non sono stati effettuati aumenti di capitale nel 2023», ha scritto l’Ufficio comunicazione dell’istituto. Poi un’altra precisazione: «La lettera lascia così intendere che il prezzo dell’azione sia passato, nell’ultimo triennio, da 15,50 euro agli attuali 8,06. Con l’acquisto avvenuto nel 2023 il cliente non può avere speso più di 9,50 euro per azione. Si tratterà sicuramente di un errore di digitazione che non modificherà le analisi finanziarie dell’azionista, ma il dato errato può essere fuorviante per i lettori».

Come Pannofino, la Banca risponde senza rispondere. Trascurando il vero punto focale della protesta del lettore: perché le azioni della Banca hanno diminuito il proprio valore?

Non solo. La replica diventa l’occasione per alcune considerazioni sulla qualità della Banca. Negli ultimi anni – ha scritto ancora l’Ufficio comunicazione – l’Istituto ha rafforzato la propria presenza ampliando la rete in tutto il Nord Italia e consolidando la crescita attraverso acquisizioni strategiche, dall’integrazione con una banca regionale all’ingresso nel credito al consumo e alla consulenza per il credito agevolato. Ha mantenuto solidi indicatori patrimoniali, investito nell’innovazione e ampliato l’offerta finanziaria. Il Piano strategico 2025-2027 punta su solidità, sviluppo, competitività e sostenibilità, con aggiornamenti rivolti agli azionisti. Infine, questa frase testuale: «La Banca è consapevole che accanto a questi azionisti una parte rilevante del proprio azionariato è composta da clienti e risparmiatori che, pur consapevoli della scelta di fondo di un investimento a medio lungo termine, possono manifestare esigenze di liquidità o di revisione dei propri investimenti che possono indurre a disinvestire il titolo».

I vertici dell’istituto dimostrano quindi di avere contezza del calo di valore, come anche del fatto che una vendita di azioni da parte di un risparmiatore porterebbe – se l’acquisto fosse stato perfezionato all’epoca della quotazione iniziale – a una perdita.

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L’Unica ha fatto qualche calcolo, con l’aiuto di un lettore che ha messo a disposizione il suo estratto conto. Togliamo pure la data del 2023, contestata giustamente dalla Banca: andiamo al 2015. Chi ha acquistato all’epoca e oggi fa un estratto conto del portafoglio titoli si vede scritto chiaramente un meno 48,34 per cento. In sostanza, il nostro lettore aveva investito 3.900 euro: gliene restano 2.015. Gli altri 1.885 sono andati in fumo.

Questo la Banca lo sa bene. I piccoli azionisti che versano in questa situazione sono molti, oltre 20 mila, e rappresentano il 35,10 per cento del capitale bancario e non hanno ancora avuto una spiegazione sui reali motivi del calo delle azioni.

Tanto più che agli investitori che si sono rivolti ad altri fondi bancari è andata meglio. Anche qui, L’Unica ha fatto una piccola ricerca sui listini, con la collaborazione dello stesso lettore, che aveva comprato fondi Arca BB e Arca TE, e ora può leggere sull’estratto conto titoli rispettivamente +38 e +9,9 per cento. Nel 2015 aveva acquistato azioni Sanpaolo a 2,45 euro, e ora ha un controvalore di 5,08 euro; aveva preso Unicredit a 27,12 euro ora si trova azioni che valgono 59,93 euro; aveva investito anche in BPM, pagando 7,64 euro azioni che ora sono quotate a 11,68.

Perché tutti i titoli bancari sono cresciuti e quelli di Banca di Asti no? Si è parlato addirittura di tassare gli “extraprofitti” degli istituti di credito ma sicuramente l’istituto astigiano l’avrebbe scampata. Perché l’Ufficio comunicazione non ha fin qui risposto seriamente alle domande dei piccoli azionisti che, ricordiamo, dal 2020 non sono mai più stati convocati in assemblea in presenza ma solo da remoto con un unico rappresentante, cioè Pierfranco Marrandino, dirigente dell’ufficio legale della Banca stessa ora in pensione?

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Torniamo alla commedia. Se il personaggio interpretato da Francesco Pannofino avesse ammesso le sue colpe, avrebbe almeno dimostrato sincerità e serietà. E anche per quanto riguarda Banca di Asti, oltre ai rilievi di forma, sono emerse anche questioni di sostanza. E non lo diciamo noi, ma Banca d’Italia, organismo che esercita la vigilanza sugli istituti di credito con l’obiettivo principale di garantire la stabilità del sistema finanziario e la tutela dei risparmiatori.

Questo mese è infatti arrivata una doppia sanzione per violazioni su governance, controlli e trasparenza: la Banca d’Italia ha inflitto due provvedimenti da 330 mila euro ciascuno. Il numero 397 e il numero 398, pubblicati il 5 marzo: il primo riguarda carenze nell’organizzazione e nel sistema dei controlli interni, con criticità nel processo del credito e nella valutazione dei rischi; il secondo è legato direttamente alla trasparenza bancaria, con anomalie nelle commissioni applicate ai correntisti e informative giudicate incomplete su costi e condizioni contrattuali.

A seguito dei rilievi, l’Istituto ha stanziato l’anno scorso circa 10 milioni di euro per rimborsare i clienti coinvolti da addebiti indebiti ed errori di calcolo accumulati negli anni. Le sanzioni colpiscono la Banca come soggetto giuridico e confermano la natura strutturale delle criticità nelle procedure interne di vigilanza.

A questo punto la finanza non può ridursi a commedia. Al fine di garantire ai lettori una visione equidistante dei fatti, L’Unica – tramite propri contatti – ha verificato la versione dell’istituto su queste due questioni.

Per le sanzioni, che Banca di Asti sottolinea essere «di importi contenuti rispetto alle dimensioni del gruppo (Intesa Sanpaolo è stata sanzionata nelle scorse settimane per le stesse ragioni per 31,8 milioni di euro), esse rientrano nelle dinamiche standard che regolano i rapporti tra l’istituto e gli enti regolatori, che periodicamente intervengono per accompagnare le banche in un percorso di miglioramento continuo». Si tratta, secondo l’istituto, «di sanzioni generate da un’ispezione del 2024, conclusa e archiviata, con il fine di stimolare la Banca a migliorare alcune procedure relative alla gestione del rischio e alla tutela della privacy dei correntisti. Peraltro, al momento dell’irrogazione delle sanzioni, la banca aveva già modificato di propria iniziativa le procedure in questione, risultando quindi ad oggi perfettamente in linea con le osservazioni mosse dagli ispettori di Bankitalia».

Per quanto riguarda l’oggettiva diminuzione del valore delle azioni, la Banca – per voce dei propri vertici – ha sottolineato a L’Unica che «la redditività di lungo periodo, dal 2010 a oggi, si attesta attorno al 6,4 per cento, collocandosi nella fascia alta del settore». Questo è vero, ma il punto che andrebbe compreso, secondo l’istituto, è che «la strategia è stata improntata al rafforzamento patrimoniale, destinando a patrimonio negli ultimi anni oltre 117 milioni di euro di profitti netti, e a riserva – dal 2021 – 153,6 milioni di euro di utili. Una scelta gestionale fortemente voluta dall’attuale CDA che si è riflessa in indicatori di solidità particolarmente elevati: a fronte di valori medi intorno al 13 per cento per i grandi gruppi bancari, Banca di Asti presenta un indice di solidità del 17,9 per cento come banca e del 21,7 per cento come gruppo: valori tali da mettere l’istituto in totale sicurezza da ogni rischio di mercato, anche a tutela dei risparmi dei cittadini».

Si avvicina l’assemblea degli azionisti della Banca, prevista per il pomeriggio del prossimo 27 aprile: la prova dei fatti su quale narrazione risulterà più convincente è ormai alle porte.

Questa puntata di L’Unica Asti termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.

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