La politica valuta candidate donne per le prossime amministrative, ma si teme sia solo tattica

La politica valuta candidate donne per le prossime amministrative, ma si teme sia solo tattica
Foto: Pixabay

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Lo scorso settembre, quando avevano iniziato a circolare i nomi dei possibili candidati a succedere all’attuale sindaco Maurizio Rasero, la presidente provinciale della Commissione Pari opportunità Bianca Terzuolo aveva strigliato la politica locale: «È mai possibile che le rappresentanze partitiche non individuino anche possibili candidature femminili?», aveva detto Terzuolo. «Nulla da eccepire su competenza ed esperienza delle persone citate nel “totosindaco”, ma sembra che per la politica astigiana la parità di genere sia solo una bella parola».

Un affondo diretto ai politici del territorio: «Che dire, signori uomini, manca ancora abbastanza tempo alla primavera del 2027, fate in modo di rimediare a questa disparità di genere che non fa onore alla politica astigiana». La presidente aveva infine chiuso con un appello: «Le donne siano unite nel rivendicare i ruoli che meritano, ma non puntino ad autoproporsi, sarebbe riduttivo. Dobbiamo promuovere e inculcare una cultura della parità di genere nelle dirigenze dei partiti, altrimenti saremo sempre tagliate fuori».

Una presa di posizione tutt’altro che peregrina in una provincia in cui, secondo i dati INPS riferiti al 2023, le donne guadagnano in media 78,1 euro al giorno contro i 102 euro al giorno degli uomini; mentre le posizioni apicali restano quasi esclusivamente appannaggio maschile, con poche eccezioni.

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Tutti uomini (o quasi) nei ruoli di potere

Nel Consiglio provinciale siede una sola donna, la sindaca di Capriglio Tiziana Gaeta. «Si vota la persona, non il sesso di appartenenza», aveva commentato quasi infastidito il sindaco di Asti Maurizio Rasero, nell’occasione eletto anche presidente della Provincia. Sono uomini il prefetto, il presidente e il direttore della Banca di Asti, così come il presidente della Fondazione CrAsti, quello del polo universitario ASTISS e di Asti musei. Si era fatto il nome di Angela Motta per la presidenza del GAL Bma, il Gruppo di azione locale del Basso Monferrato Astigiano che gestisce fondi regionali per i Comuni, ma l’incarico è poi andato al sindaco di Tigliole Daniele Basso. Fanno eccezione la direttrice della Fondazione CRAsti Natascia Borra, la questora Marina Di Donato, la direttrice della biblioteca Alessia Conti e poche altre figure ai vertici di associazioni di categoria come Confagricoltura o CNA.

Così, alla comparsa di tre candidati sindaci uomini lo scorso autunno – Michele Miravalle per il Partito Democratico, Marco Demaria per la Civica di sinistra e Marco Galvagno per Forza Italia – Terzuolo era intervenuta a gamba tesa. Un vero e proprio tackle che sembra aver prodotto effetti: le ultime possibili candidature emerse sono infatti tutte femminili. E, in linea con l’indicazione della presidente delle Pari opportunità, non si tratta di autocandidature ma di proposte avanzate da partiti o coalizioni.

Che ad Asti sia in corso una reale inversione di tendenza o, più concretamente, una strategia orientata a intercettare il voto delle donne – in una provincia in cui (dati della Prefettura) all’ultimo referendum gli aventi diritto erano 82.210 donne contro 77.867 uomini, con 29.558 elettrici e 26.257 elettori in città – è però ancora tutto da verificare.

Candidature concrete o schermaglie politiche?

In casa Forza Italia, con la benedizione del coordinatore provinciale Marco Galvagno, circolano i nomi dell’attuale assessora al Commercio Loretta Bologna e della consigliera regionale Debora Biglia; a sinistra prende sempre più corpo l’ipotesi di Vittoria Bricarello (UnitiSiPuò-AVS). Fratelli d’Italia non scopre le carte, ma il coordinatore provinciale Luigi Giacomini – con L’Unica – ha messo sul tavolo una rosa di donne tale da creare solo l’imbarazzo della scelta. Negli ultimi giorni è uscita allo scoperto anche la Lega: il deputato e coordinatore provinciale Andrea Giaccone ha lanciato le candidature di Giovanna Quaglia, presidente dell’associazione per la tutela dei paesaggi UNESCO ed ex consigliera regionale nella giunta Cota, e di Monica Amasio, assessora all’Urbanistica.

«Quaglia ha esperienza e capacità che non si discutono», ha detto a L’Unica il segretario provinciale Andrea Giaccone. «Amasio ha lavorato benissimo sia nel primo mandato del sindaco Rasero, quando era consigliera comunale, sia nel secondo quando è entrata in giunta. Oggi sta gestendo con grande capacità una pratica complessa e impegnativa come quella del nuovo Piano regolatore cittadino e rappresenterebbe una scelta in continuità con l’attuale amministrazione, che secondo noi sta facendo bene».

Candidature credibili o nomi buttati lì solo per prendere tempo e confondere le acque? Soprattutto, quanto di questa inedita situazione nasce dal riconoscimento delle competenze e dei meriti e quanto, invece, dai nuovi equilibri politici?

Giovanna Quaglia, una delle potenziali candidate leghiste, già assessora provinciale al Turismo dal 2008 al 2010 e poi in Regione fino al 2014 con deleghe a Bilancio, Risorse umane e Pari opportunità, è troppo navigata per credere a un improvviso cambio di paradigma. In una recente intervista a La Stampa, dopo che Giaccone ha fatto il suo nome come possibile candidata sindaca, sembra anzi fare un passo indietro a favore della collega di Amasio: «È giovane, ha una solida esperienza amministrativa e sta dimostrando il suo valore gestendo una partita complessa come il nuovo piano regolatore, un documento cruciale destinato a disegnare la città dei prossimi vent’anni». Poi un’aggiunta significativa: «Le elezioni non si vincono da soli e non si governa senza il contributo di tutti. Serve una squadra coesa e io sono pronta a farne parte. La priorità non è il nome di chi la guiderà, ma la qualità di chi la comporrà». Per poi concludere: «Non ne farei una questione di genere, ma di competenza e, di certo, in questa città le donne di valore non mancano».

Uno smarcamento in piena regola, simile a quello compiuto dall’attuale sindaca di Villafranca d’Asti Anna Macchia quando, alle ultime regionali, fu candidata da Fratelli d’Italia in posizione defilata insieme a Sergio Ebarnabo, per completare il ticket uomo-donna previsto dalla legge elettorale: compreso il copione, ringraziò e tornò a fare la sindaca, ruolo che ricopre tuttora con riconosciuta capacità.

Le manovre nel centrodestra

Le parole di Quaglia, però, vanno lette anche alla luce dei più recenti sviluppi della politica piemontese. Nel 2027 andranno al voto diverse città strategiche e i partiti del centrodestra – Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia – dovranno spartirsi le candidature. Se in un primo momento Asti sembrava destinata a Forza Italia, ora lo scenario è meno scontato: il partito punta infatti su Alessandria e difficilmente potrà decidere per entrambe.

Se il candidato alessandrino sarà indicato dai berlusconiani, toccherà ad altri scegliere quello astigiano. Si apre così la partita nel centrodestra e vengono schierate le artiglierie pesanti, ovvero le donne: candidate solide, competenti, preparate e, forse consapevoli di poter essere anche usate come un fattore di consenso grazie al loro genere. Non è un caso che, dopo mesi in cui i nomi sembravano arrivare solo da Forza Italia, ora anche la Lega abbia scoperto le carte, calando sul tavolo due figure che valgono da regine, accanto a quelle già giocate dagli alleati.

Sarà vera gloria per le candidate? Sarà una reale battaglia per la parità di genere o solo un gioco di ruoli, con figure di contorno utilizzate come fumo negli occhi dei rivali in attesa di decisioni dall’alto? E, soprattutto, se così fosse, le donne astigiane, saranno disposte a prestarsi a questa partita?

Questa puntata di L’Unica Asti termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.

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