La battaglia contro il mega-silos di Castagnole

La battaglia contro il mega-silos di Castagnole
Castagnole delle Lanze – Foto: Wikimedia commons

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Un nuovo insediamento industriale destinato alla produzione di cibo per animali, previsto nell’area di Castagnole Lanze al confine con il comune di Govone, è diventato negli ultimi mesi oggetto di una forte contestazione da parte di un gruppo di cittadini. Al centro della vicenda c’è il progetto della Cerere SPA, società controllata dalla Schiappapietra holding di Neive, che ha avviato la realizzazione di uno stabilimento agroalimentare nell’area industriale in un sito dismesso della ex Miroglio.

L’impianto, presentato dall’azienda come “Valle Tanaro green techno park”, dovrebbe produrre alimenti per animali e comprende la costruzione di strutture di grandi dimensioni, tra cui un silos alto circa 39 metri destinato alla lavorazione del riso soffiato.

Secondo l’azienda, il progetto è improntato a criteri di sostenibilità ambientale, con pannelli solari installati sui tetti, sistemi di acquaponica e, in prospettiva, produzione di idrogeno. Fin dalle prime fasi, però, ha suscitato forti perplessità in una parte dei residenti. Le contestazioni si sono concentrate in particolare sull’impatto paesaggistico delle strutture, sulle altezze previste per i silos e sulla qualità della vita in un territorio a forte vocazione agricola e vitivinicola.

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Le tappe

La vicenda affonda le sue radici nel 2021, quando la Cerere decide di acquistare l’area ex Miroglio con l’obiettivo di realizzare un nuovo polo produttivo. Il progetto dello stabilimento per la produzione di pet food viene portato all’attenzione delle istituzioni locali e inizia il suo iter autorizzativo.

Nell’agosto di quell’anno arriva un primo parere di conformità da parte del responsabile edilizia privata e urbanistica del Comune di Castagnole, nel quale si prende atto che il Piano regolatore comunale fissa un’altezza massima di 10,5 metri per le strutture, ma consente deroghe in presenza di «comprovate necessità produttive». Una possibilità alla quale l’azienda si appella per giustificare la richiesta di realizzare una torre alta fino a 39 metri, quasi quattro volte il limite ordinario previsto dallo stesso strumento urbanistico.

Nonostante il primo parere conforme, nel maggio 2023 la Commissione locale per il paesaggio esprime un giudizio negativo sulla proposta della torre, ritenuta «non mitigabile» alla luce delle sue «dimensioni straordinarie». Un mese dopo interviene anche la Commissione edilizia comunale, che emette un parere sospensivo per le stesse ragioni, invitando l’amministrazione a valutare la possibilità di «normare l’intervento [...] attraverso una variante al PRGC», il Piano regolatore generale comunale.

A seguito di questi rilievi, arriva un altro parere, anch’esso sospensivo, che suggerisce di acquisire un pronunciamento della Regione Piemonte. Il parere regionale arriva nel gennaio 2024 e chiarisce che la Regione non può sostituirsi al Comune nella valutazione di una pratica edilizia, sottolineando però la necessità che «sia dimostrata la coerenza dell’intervento con le prescrizioni di Unesco e Piano paesaggistico regionale».

La questione Unesco

La questione Unesco entra così nel dibattito poiché l’impianto si colloca in un contesto collinare inserito nella cosiddetta buffer zone, e cioè l’area di tutela esterna riconosciuta dall’Unesco per salvaguardare l’integrità paesaggistica della core zone, cioè della parte centrale del patrimonio da proteggere. Un elemento che pesa anche nel terzo parere sfavorevole espresso dalla Commissione edilizia, riunitasi nel marzo 2024.

Dai documenti visionati da L’Unica – messi a disposizione dall’associazione Castagnole attiva, costituita da cittadini del territorio e che ha seguito criticamente il progetto sin da primi passi – emerge che nell’aprile 2024, rilevando il superamento dei 10,5 metri previsti dal Piano regolatore, il contrasto con il contesto paesaggistico e la mancata dimostrazione delle «comprovate necessità produttive», il Comune di Castagnole inviò a Cerere un preavviso di diniego.

Nove mesi dopo, però, il 28 gennaio 2025 lo stesso Comune ha rilasciato il permesso di costruire. Interpellata da L’Unica su questo snodo, l’amministrazione comunale ha spiegato in modo generico che, nel frattempo, l’azienda avrebbe «integrato la documentazione richiesta, consentendo di superare le criticità evidenziate nei pareri precedenti».

La protesta dei cittadini

Nel maggio 2025 la contestazione è approdata in un confronto aperto alla cittadinanza. Il 6 maggio, infatti, il neonato comitato Castagnole attiva e le cinque organizzazioni ambientaliste che sin dall’inizio affiancano e supportano le attività dell’associazione (Forum Salviamo il Paesaggio, Gruppo d’Intervento Giuridico Sezione di Asti, Italia Nostra Piemonte e Valle d’Aosta, Legambiente Circolo Gaia Asti e Pro Natura Piemonte) hanno organizzato un’assemblea nel salone parrocchiale di san Bartolomeo, che ha registrato una partecipazione numerosa, rappresentando il primo momento strutturato di dibattito pubblico sul progetto.

All’incontro hanno partecipato anche il legale rappresentante dell’azienda proponente, Luigi Schiappapietra, e il sindaco di Castagnole Lanze, Carlo Mancuso. Secondo quanto riferito a L’Unica da Pino Palumbo, presidente dell’associazione Castagnole attiva, in quella sede l’imprenditore avrebbe sostenuto che la torre non sarebbe stata particolarmente visibile, una valutazione contestata dal comitato anche con il confronto con il viadotto ferroviario vicino, alto circa 21 metri, quindi quasi la metà rispetto alle strutture previste. «Le cosiddette esigenze produttive sono in realtà soprattutto esigenze economiche, dal momento che soluzioni a quote più basse sarebbero tecnicamente possibili come spiegato durante il dibattito del 6 maggio dall’imprenditore, ma più costose», ha spiegato Palumbo. 

Durante l’assemblea è stata sollevata anche una questione di metodo e di trasparenza: i cittadini hanno lamentato l’assenza di un progetto completo e formalmente consultabile, potendo visionare solo singole relazioni tecniche. È stato inoltre segnalato che l’unico documento assimilabile a un progetto finale sarebbe una relazione redatta da uno studio di geometri, ritenuta insufficiente per un’opera di tale portata. Su questo punto, ha ricordato Palumbo, «sono intervenuti formalmente anche l’Ordine degli architetti e l’Ordine degli ingegneri, chiedendo chiarimenti al Comune».

Arriva il ricorso al TAR

Arriviamo così a luglio 2025. Mentre è ancora in corso la Conferenza dei servizi per il rilascio dell’autorizzazione ambientale, un gruppo di diciassette cittadini ha deciso di presentare ricorso al Tribunale amministrativo regionale (TAR) del Piemonte, impugnando il permesso di costruire rilasciato dal Comune di Castagnole Lanze alla Cerere e contestando alcune lacune nell’iter autorizzativo: in particolare il fatto che il Comune abbia concesso il permesso senza spiegare in modo convincente perché si potessero ignorare i pareri negativi delle sue stesse Commissioni tecniche, le quali avvertivano che «l’intervento, così come proposto, non garantiva un corretto inserimento nel contesto paesaggistico, per dimensioni, conformazione ed elevazione che va a incidere sulla visibilità del paesaggio».

A settembre, la Provincia di Asti, pur segnalando a sua volta alcune criticità, ha rilasciato l’Autorizzazione unica ambientale (AUA) mentre l’ARPA, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, ha inserito prescrizioni specifiche sugli odori, prevedendo l’obbligo di ulteriori studi in caso di segnalazioni documentate. Intanto il 23 ottobre 2025, il TAR del Piemonte ha accolto la richiesta di sospensione cautelare del permesso di costruire, riconoscendo la fondatezza preliminare del ricorso. L’udienza di merito è stata fissata per l’8 ottobre 2026.

«Il fatto che il TAR abbia ritenuto fondato il nostro ricorso non è un dettaglio tecnico. È un segnale forte che invita a fermarsi, riflettere e ripensare insieme al futuro della valle Tanaro», ha affermato Palumbo.

Il cantiere va avanti

Nonostante la sospensiva, attraverso dichiarazioni ai media locali Luigi Schiappapietra ha annunciato l’intenzione di proseguire i lavori al cantiere: «Noi andiamo avanti con il progetto. Il cronoprogramma prevede di fare tutto nei primi cinque anni e nei primi due avere tutti gli imbullonati. Abbiamo tutto in regola. Ci è arrivata l’Autorizzazione unica ambientale. I bullonati per le torri sono già arrivati dall’Olanda. Non possiamo aspettare».

Secondo l’associazione, si tratta di una scelta in contrasto con quanto stabilito dal TAR, che ha disposto la sospensione del permesso di costruire. Così, a inizio dicembre 2025 l’associazione ha inviato una PEC al Comune e successivamente, non ricevendo risposta, ha presentato un esposto ai Carabinieri. Secondo Castagnole attiva, alle segnalazioni non sono seguiti riscontri operativi immediati: il sopralluogo dei tecnici comunali nell’area è avvenuto infatti solo a metà gennaio 2026 (durante il sopralluogo non sono state rilevate irregolarità).

Il sindaco di Castagnole Lanze, Carlo Mancuso, interpellato da L’Unica, ha ribadito che si è «agito nel rispetto delle regole e non c’è alcuna volontà di occultare informazioni». Nel frattempo, però, Cerere ha presentato un ricorso al TAR proprio contro il Comune, aprendo un nuovo fronte giudiziario e contestando all’amministrazione presunti ritardi nel rilascio dei titoli edilizi. «Siamo entrati in una fase di contenziosi incrociati, mentre sul territorio il cantiere avanza», ha osservato Palumbo. «Questo rende ancora più urgente un chiarimento pubblico, perché qui non si discute solo di un impianto industriale, ma del futuro paesaggistico e ambientale della valle Tanaro».

La posizione dell’azienda

Cerere ha inviato a L’Unica una nota scritta per chiarire la propria posizione. Sul tema dei lavori successivi all’ordinanza del TAR, l’azienda sottolinea di aver «ottenuto tutti i permessi di costruire e l’Autorizzazione unica ambientale» e di aver «presentato istanza per anticipare l’udienza del TAR inizialmente fissata per ottobre e ora aggiornata a maggio». Secondo la società, «il TAR ha sospeso solo il montaggio di due strutture imbullonate che coprono un ampliamento superficiale di appena 2.538 metri quadrati» all’interno di un’area edificabile di oltre 62 mila metri quadrati, di cui 21 mila già costruiti.

Sul punto più contestato, l’altezza della torre, Cerere ha spiegato che «il permesso di costruire è stato richiesto e concesso per l’intero ampliamento del sito industriale», la cui realizzazione «avverrà in due step nel corso dei cinque anni previsti dall’inizio lavori sino al totale completamento e messa a regime». In particolare, il primo step «prevede il montaggio immediato della base della torre di produzione alta 26 metri» e successivamente vi sarà una «sovrapposizione dei silos» che porterà la struttura imbullonata «a circa 39 metri». Per quanto riguarda l’occupazione, l’azienda ha affermato che «i posti di lavoro previsti per il primo step sono di sessanta nuove assunzioni» e che, a regime, «si potrebbero raggiungere i 240 posti di lavoro, più l’indotto». Al momento sono già stati assunti «tre laureati e due manutentori».

Infine, Cerere motiva il ricorso presentato contro il municipio sostenendo che «il Comune di Castagnole delle Lanze non ha rispettato il termine di novanta giorni previsto per la conclusione del procedimento autorizzativo» e che il TAR ha accolto il ricorso di alcuni cittadini «ravvisando una sola eventuale irregolarità, anch’essa commessa dal Comune, per carenza di motivazione nella stesura del permesso di costruire». Cerere ha presentato subito il ricorso per danni verso il Comune «poiché i termini amministrativi concessi erano brevissimi».

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