Dispari Teatro e la beffa del ministero: arriva la promozione, calano i contributi
Cuneo si racconta
Cara lettrice, caro lettore,
Mercoledì 18 febbraio alle ore 18 L’Unica organizza un evento dal vivo a Cuneo. Il programma prevede letture tratte dalle newsletter, dialogo con gli ospiti e un rinfresco.
Sul palco ci saranno Guido Tiberga (coordinatore editoriale L’Unica), Gimmi Basilotta (presidente Dispari teatro) e Mariano Laguzzi (presidente 1000miglia). Non mancare!
📍 Open Baladin Cuneo, piazza Foro Boario
🎟️ Ingresso gratuito – i posti sono limitati!
Prima l’entusiasmo, poi la delusione, infine la cautela e una prospettiva ridimensionata. La storia di Dispari Teatro si è mossa, nel corso degli ultimi sei mesi, su un’altalena di emozioni. Nell’estate 2025, il Ministero della Cultura ha riconosciuto la realtà cuneese – nata dalla fusione fra la compagnia Il Melarancio, con sede a Cuneo, e la torinese Onda Teatro – come “centro di produzione”. Il primo in Piemonte fuori da Torino. Si è trattata di una vera e propria “promozione” dal precedente status di “impresa di produzione”.
In ambito teatrale, questo significa due cose: maggiori obiettivi da raggiungere e quindi più vincoli, più finanziamenti per sostenere la crescita. L’entusiasmo per questo risultato aveva tuttavia lasciato rapidamente spazio alla delusione, perché la seconda condizione, cioè l’aumento dei finanziamenti, non si è verificata. Anzi, maggiori vincoli e meno soldi significava crisi, tagli e possibili licenziamenti. Un vero paradosso.
La macchina dei contributi
Come è stato possibile? Nel triennio precedente (le assegnazioni dell’ex FUS-Fondo unico per lo spettacolo, oggi FNSV-Fondo nazionale per lo spettacolo dal vivo, sono triennali), Dispari Teatro aveva ottenuto circa 200 mila euro all’anno di contributo ministeriale. Da sempre, quando si otteneva la “promozione”, i vecchi stanziamenti venivano confermati e a essi veniva aggiunto un ulteriore stanziamento che, di conseguenza, generava una dotazione più elevata. Lo scorso anno, per il cambiamento delle modalità di assegnazione, questa prassi non è stata preservata. I “vecchi” 200 mila di Dispari Teatro sono stati quindi azzerati per partire con una nuova assegnazione, quantificata in poco meno di 99 mila euro. Non solo si tratta della metà di quanto aveva ottenuto con lo status inferiore, ma addirittura un terzo rispetto al previsto.
Il presidente di Dispari Teatro, Gimmi Basilotta (anche presidente di AGIS Piemonte e Valle d’Aosta, l’associazione che rappresenta le imprese di spettacolo), aveva denunciato pubblicamente la situazione, che riguardava anche altre tre realtà in Italia: Teatrino dei Fondi di San Miniato (Pisa), Teatro dell’Argine di San Lazzaro di Savena (Bologna) e Factory Compagnia Transadriatica di Nardò (Lecce). «È il tradimento di un patto tra lo Stato e un soggetto privato a funzione pubblica», aveva detto Basilotta in quell’occasione. Dispari Teatro, come tante realtà affini, promuove infatti molte attività non strettamente connesse a spettacoli, ma rivolte a bambini e famiglie come laboratori e percorsi di formazione. C’è una funzione di servizio pubblico condotta da una realtà privata.
I vincoli ministeriali per un centro di produzione sono decisamente più pesanti rispetto a quelli di un’impresa di produzione, riguardando principalmente il numero di rappresentazioni, quelle che in gergo si chiamano “alzate di sipario”, e il numero di giornate lavorative degli artisti. Per rispettare quei criteri, naturalmente, occorrono più soldi. Il risultato è stato che, nell’immediato, Dispari ha dovuto concentrare le attività su Cuneo, cancellando una parte di stagione che si sarebbe dovuta svolgere allo Spazio BAC di Torino, seconda sede dell’associazione, dove si sono svolti comunque gli ultimi spettacoli previsti nel 2025. Il rischio, tuttavia, era anche quello di dover licenziare dei dipendenti.
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L’intervento ministeriale (ma mancano ancora 150 mila euro)
Dispari, così come le altre realtà beffate, ha chiesto un’integrazione ai fondi direttamente al Ministero della Cultura, fondi che sono arrivati nelle ultime settimane ma che riguardano solo il 2026. «Abbiamo avuto un incremento di 70 mila euro», ha spiegato a L’Unica Gimmi Basilotta. «Questo ci consente di vedere una strada meno in salita. Ora abbiamo un totale di 170 mila euro ma ne mancano altri 150 mila rispetto alle previsioni, diversamente avremmo chiuso il bilancio in passivo». Resta, però, il cambio di strategia. La stagione teatrale si concentrerà sull’Officina santa Chiara di Cuneo, spazio che ha 250 posti e, con un calendario di 110 spettacoli, consentirà di rispettare i vincoli del ministero (che riguardano anche il numero di spettatori per stagione). «Lo Spazio BAC di Torino – ha aggiunto Basilotta – rimane un luogo di ricerca, formazione e sperimentazione. Si faranno degli spettacoli anche lì ma non saranno inseriti nella programmazione del centro di produzione».
La ricerca della sostenibilità economica passa poi per la riduzione di orario e di giornate di lavoro per il personale, quindi di stipendio, che ha consentito di non licenziare nessuno. «La parte più pesante del lavoro è stata fatta su di noi», ha ammesso Basilotta. La richiesta al Ministero della Cultura non si è esaurita con l’ultima integrazione, perché l’obiettivo è ottenere altri contributi per coprire il triennio, in maniera tale da presentarsi al prossimo bando triennale con i conti in ordine e l’attività in salute.
Si è aggiunta una congiuntura sfavorevole sul piano regionale, perché con l’ultimo bando per i finanziamenti in ambito culturale la Regione Piemonte ha aumentato la platea di soggetti ammessi ma senza calibrare di conseguenza i fondi a disposizione. Dopo alcuni confronti con le realtà interessate, l’assessorato alla cultura della Regione intende procedere con una integrazione, ma il provvedimento è ancora da deliberare. Risultato: diverse realtà sono risultate “finanziabili” ma non hanno ottenuto un euro per “esaurimento delle risorse disponibili”. Altra partita tutta piemontese che sta agitando non poco il settore. A Dispari tutto sommato è andata bene, perché ha ottenuto 85 mila euro, tuttavia inferiori alle vecchie assegnazioni ricevute in passato dalle due realtà che la compongono: Il Melarancio riceveva 75 mila euro, Onda Teatro altri 35 mila, ci si aspettava di arrivare al tetto massimo di 100 mila euro e invece non è accaduto.
Che cosa succede al ministero?
Più soggetti finanziati e fondi non adeguati a sostenere tutti. In Regione si è ripetuto ciò che, su scala ben più ampia, si è verificato al Ministero della Cultura. È emblematico il caso del Teatro Stabile di Torino: primo fra i teatri nazionali, ha subìto un taglio. L’ente teatrale torinese ha ottenuto 3 milioni e 385 mila euro, perdendo 90 mila euro rispetto al passato. Tanti altri si sono trovati nella situazione di Dispari Teatro e, inoltre, si sono verificate situazioni poco piacevoli nelle commissioni del Ministero della Cultura. Dopo la decisione di declassare il Teatro della Pergola di Firenze diretto da Stefano Massini – al quale è stata revocata la qualifica di “teatro nazionale” – dalla commissione prosa si erano dimessi tre membri su sette: Alberto Cassani, Carmelo Grassi e il piemontese Angelo Pastore. Non se la passano meglio i circhi, dove si sono verificate assegnazioni ridotte a realtà con punteggi alti e alcuni soggetti – come la torinese Fondazione Cirko Vertigo, che lavora anche su Mondovì – hanno presentato esposti in procura accusando due membri della commissione circhi (tra cui il presidente) di conflitto d’interesse. Un tema, tuttora aperto, che qualche mese fa è finito al centro di una puntata di Report.
Il triennio 2025-2027 è il primo a subire gli effetti della riforma voluta dal ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che ha inteso aprire i finanziamenti a più soggetti, in modo da creare nuove realtà sul territorio, rafforzando quelle già esistenti, almeno nelle intenzioni. È il motivo per cui le “promozioni” come quella di Dispari Teatro da impresa a centro di produzione sono state numerose. Di contro, i fondi messi a disposizione dal governo sono rimasti gli stessi, così si è arrivati a finanziamenti molto esigui, come per l’associazione BurattinArte di Alba, sostenuta con appena 6.500 euro. Tuttavia, eventuali integrazioni possono arrivare solo dal Ministero della Cultura e non da altre pubbliche amministrazioni. All’inizio, infatti, si ipotizzava un intervento della Regione Piemonte, formalmente impossibile.
Chiamata ai privati per la sede di Cuneo
Nonostante l’ammanco sulle previsioni, coperto solo parzialmente, Dispari Teatro ha avviato un altro importante progetto nella propria sede cuneese dell’Officina santa Chiara, in pieno centro storico: la ristrutturazione dello spazio per una spesa complessiva prevista di 1,6 milioni. Alla presentazione della stagione, è stato lanciato anche l’art bonus per i lavori, dedicato in particolare al sistema energetico, perché è prevista l’installazione dei pannelli solari. L’art bonus – lo strumento che dà a un credito d’imposta del 65 per cento ai privati che effettuano una donazione ai soggetti per cui il dispositivo è attivato – servirà a coprire una parte della ristrutturazione, per la quale si aggiungono alcuni fondi regionali e si attende di poter accedere all’8 per mille.
«La campagna art Bonus – ha concluso Basilotta – è un’importante occasione per coinvolgere tutta la comunità. È un investimento concreto per la cultura e la crescita di Cuneo. L’invito è aperto a cittadini e imprese: partecipare vuol dire essere parte della rinascita di un luogo simbolo della città e del suo territorio». Ed è un’iniziativa sostenuta da Confindustria Cuneo, fra le prime realtà a muoversi per aiutare Dispari Teatro a superare le difficoltà economiche. A intervenire sull’Officina santa Chiara, realtà riqualificata per volere del Comune di Cuneo, è stata anche Fondazione CRC.
Questa puntata di L’Unica Cuneo termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.
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