Il mare ha la febbre alta
Crescono le temperature e si alza il livello dell’acqua. Il progetto: una diga sommersa per sfruttare le onde
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La “febbre” è sempre più alta. E il suo livello è in crescita costante, tanto da avere conseguenze persino sul calcolo dell’altitudine delle vette alpine (che se il livello del mare si alza, inevitabilmente si abbassano) e per una serie inimmaginabile di delicatissime misurazioni che condizionano attività umane non irrilevanti, come la navigazione in mare e nei cieli. Ebbene questi calcoli cominciano, anche se non più esclusivamente, dai rilevamenti del mareografo dell’Istituto idrografico della Marina a ponte Morosini, nel porto di Genova.
Tutto questo accade perché il mar Ligure non sfugge ovviamente a una serie di fenomeni, mai registrati prima, che riguardano tutto il bacino del Mediterraneo e che continuano, come abbiamo dovuto nuovamente constatare a metà febbraio, a provocare disastri sempre più gravi un po’ ovunque. Genova e Liguria comprese.
Tutti ricordano il drammatico crollo in mare di una porzione del cimitero di Camogli, che è stato soltanto l’episodio più eclatante di una lunga serie di cedimenti della falesia costiera a levante del capoluogo ligure che ha colpito Bogliasco, Pieve Ligure, Sori, Recco e che sono frutto inequivocabile di un aumento dell’azione di erosione che il mare compie con sempre maggiore potenza.
Ma al di là della constatazione che qualcosa è cambiato, i dati confermano che si tratta di un trend, non di eccezioni.
Se si consultano, ad esempio, i rilevamenti del mareografo di ponte Morosini, considerati tra i più affidabili al mondo per gli studi sul livello medio del mare locale, si scopre che l’incremento è stato di circa 20 centimetri tra il 1884 (quando cominciarono le misurazioni) e i primi anni del nuovo millennio; che la tendenza di crescita media in tempi più recenti, tra il 1928 e il 2006, è stata di circa 1,1 millimetri all’anno; che il trend nel periodo tra il 1999 e il 2015 è aumentato ancora: circa 3,2 millimetri in più all’anno. E secondo l’ultima autorevole previsione, che porta il marchio della NASA, nel 2100 a Genova il livello del mare sarà più alto di 61 centimetri.

L’aumento delle temperature
In linea con l’aumento del livello delle acque sono i dati che riguardano le temperature superficiali del mar Ligure. Lo rivelano le misurazioni dell’ARPAL, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente ligure, che segnalano proprio nell’estate dello scorso anno un surriscaldamento di sei gradi superiore alla media stagionale tra giugno e luglio e valori sotto costa vicini a 29-30 gradi. Come ha spiegato a L’Unica Antonio Iengo, meteorologo di ARPAL Liguria: «Secondo i dati da noi elaborati, l’andamento della temperatura superficiale del mare (SST) dal 2008 al 2025, confrontata con la climatologia di riferimento 1985-2005, è molto chiaro: il bacino ligure si sta progressivamente riscaldando».
Nel primo grafico, ha aggiunto Iengo, «si osserva la temperatura superficiale media annuale confrontata con la linea climatologica (circa 17,9 gradi). Ebbene, tutti gli anni dal 2008 in poi risultano al di sopra della media di riferimento (17,9 gradi). Dal 2014 si nota un salto verso valori più elevati, con una nuova “fascia” termica mediamente più calda. Il 2022 rappresenta il picco assoluto della serie, con valori prossimi ai 19,6 gradi. Anche il 2024 e il 2025 si collocano su livelli molto elevati segno che non si tratta di un episodio isolato. In meno di vent’anni si osserva un incremento di circa 1-1,5 gradi rispetto alla climatologia storica. In termini climatici marini si tratta di una variazione estremamente significativa».

«Il secondo grafico mostra invece le anomalie annuali della temperatura superficiale del mare, cioè lo scarto rispetto alla media 1985-2005. Qui le variazioni risultano ancora più evidenti: dopo il 2014 le anomalie superano spesso 0,8 gradi», ha spiegato ancora Iengo. «Nel 2018 e soprattutto nel 2022 si raggiungono valori eccezionali, superiori a 1,4 gradi e fino a circa 1,7. Un’anomalia annuale di 1,5 gradi su scala di bacino non è un semplice episodio stagionale, ma un chiaro segnale di riscaldamento strutturale». E si deve poi tener contro che si tratta delle misurazioni eseguite dalla boa ARPAL di Capo Mele, che si trova a tre chilometri al largo di Andora. Pertanto, i valori registrati sotto costa, magari sulla battigia, possono essere superiori anche di diversi gradi.

Con conseguenze spesso molto evidenti. «Il mar Ligure – ha detto Iengo – è una delle aree più dinamiche del Mediterraneo occidentale. Un aumento persistente della temperatura superficiale del mare può comportare l’intensificazione delle precipitazioni convettive, maggiore energia per cicloni mediterranei, eventi temporaleschi più intensi in autunno. Con effetti altrettanto noti sugli ecosistemi: stress termico per le specie bentoniche [granchi, coralli, spugne, crostacei, ndr], espansione di specie che abitualmente vivono in acque calde e maggior frequenza di fenomeni di mucillagine o fioriture anomale».
Le impressioni dei frequentatori più assidui
Se non possono di certo gioire quelle categorie imprenditoriali che hanno subìto danni dal mare ribelle, va meglio per chi l’onda la cavalca per passione, ossia il popolo del surf. Sono circa novemila i praticanti, di cui duemila liguri, che frequentano gli “spot” delle due Riviere: Lerici, Levanto, Recco, Bogliasco e Varazze, cui si è aggiunta più di recente la spiaggia di Voltri, alla foce del torrente Cerusa, che per gli amanti delle curiosità è il punto più a Nord del mar Ligure.
Stefano Bellotti, architetto quarantunenne, dal 2011 è il presidente fondatore della “Blackwave Surf School” di Recco, una delle scuole più attive d’Italia. Sul cui sito internet si trova traccia della sua linea didattica: «Guardare le webcam troppo a lungo dall’ufficio può causare gravi danni alla salute. Chiudi il pc e vivi outdoor».
Bellotti è istruttore dall’età di sedici anni, pertanto onde ne ha viste parecchie. E spiega a L’Unica: «Negli ultimi anni abbiamo assistito a un aumento dell’intensità delle perturbazioni e di conseguenza le mareggiate sono più potenti, le onde più alte. È aumentata pure la frequenza degli eventi atmosferici estremi, come è sotto gli occhi di tutti, con conseguenze drammatiche: stabilimenti balneari spazzati via, passeggiate a mare danneggiate. Dal nostro particolare punto di vista possiamo aggiungere, per esempio, che questo è un anno “super ondoso”. Ci sono stati anni in cui c’erano meno mareggiate e magari più alluvioni, ma con questo non si può affermare che il clima cambi da un anno all’altro. È vero invece che con il trascorrere del tempo ci sono picchi di onde sempre più grosse».

Poi c’è il non trascurabile punto di vista di chi il mare lo vive letteralmente sulla propria pelle quasi ogni giorno, come Franco Manzitti, ultimo direttore de Il Lavoro e primo capo della redazione genovese de la Repubblica, ora editorialista de Il Secolo XIX e autore di programmi tv per Primocanale. Il giornalista da una quindicina d’anni si tuffa quasi ogni giorno, quando il mare lo consente, nelle acque del Lido o della sua amata Laigueglia per una nuotata che può durare da mezz’ora fino a due ore: dipende soprattutto dalla temperatura dell’acqua. Che è sempre più calda.
Ha raccontato Manzitti a L’Unica: «La variazione delle temperature è stata rapida ed eclatante. Una quindicina di anni fa l’acqua scendeva fino a circa 10 gradi. Lo ricordo perché avevo preso nota del mio record: 10,5 gradi. Più di recente invece la temperatura del mare non è mai scesa sotto i 14 gradi, con una sola eccezione lo scorso anno quando ha raggiunto i 13,5 gradi. D’estate è anche peggio: fino a sei o sette anni fa non saliva mai sopra i 29 gradi. Poi nel 2024 è salita di colpo a 32». Certo, stiamo parlando di temperatura superficiale e di misurazioni locali che vengono eseguite con strumentazione amatoriale dai componenti di un’associazione dal nome romantico – “I nuotatori del tempo avverso” – di cui Manzitti fa parte. Si tratta di un gruppo di sportivi, e non è l’unico in Liguria, che nuotano in ogni condizione climatica, senza muta, ma solo con il costume, gli occhialini e una cuffia un po’ più spessa del normale. I loro rilevamenti, per quanto empirici, sono eseguiti quotidianamente, per garantire un tam tam affidabile a tutti gli associati, e confermano la tendenza indicata dalle statistiche ufficiali: il mar Ligure è sempre più caldo.
«Nuotare nell’acqua a 32 gradi è come correre d’estate sotto il sole, a volte percorrevo dei tratti sott’acqua alla ricerca di un po’ di frescura», ha spiegato Manzitti a L’Unica. «Un altro aspetto sorprendente riguarda la fauna ittica. Anche nel mare di Genova. Io nuoto a una distanza da riva di circa 200-300 metri e a volte capita persino di finire in mezzo ai banchi di acciughe. Esperienza straordinaria. Così come a Laigueglia, quando mi è successo di imbattermi in alcune specie di pesci mai viste prima, tipo i pesci serra. Che fanno pure una certa impressione: sono lunghi, nuotano velocissimi con la pinna dorsale fuori dall’acqua e hanno una bocca grande piena di denti aguzzi. Sono pesci tipici delle acque calde, un altro segnale del cambiamento insomma», ha aggiunto Manzitti. «Come le meduse. Ci sono tutto l’anno, sono sempre più numerose e da qualche tempo è comparsa una varietà molto più grande, con l’ombrello bianco dal bordo frastagliato di un blu intenso. Si spostano in ordine sparso, più distanziate rispetto alle altre specie: evitarle pertanto è più difficile, bisogna fare attenzione. Una volta, tra Alassio e Laigueglia, mi è capitato di trovarmi circondato da un branco di queste grandi meduse e di non sapere come fare a uscirne. Brutta sensazione».
È aumentata anche la frequenza delle mareggiate, che ormai si verificano in tutti i periodi dell’anno, anche a maggio, a giugno, piuttosto che in pieno agosto. Così come è cambiata la direzione dei venti, che prima erano prevalentemente provenienti da Nord mentre ora sempre più spesso soffiano dai quadranti meridionali: venti di libeccio, da Sud e di scirocco.
«Ed è un vero peccato, dal mio punto vista – ha raccontato ancora Manzitti –. Perché è molto bello dondolare sulle onde quando c’è scirocco, ma con il maestrale, soprattutto a ponente, la superficie del mare si spiana e si nuota a una velocità pazzesca sospinti dal vento. Per esempio, da Laigueglia ad Alassio senza vento impiego di solito un’ora e quarantacinque minuti, mentre col maestrale basta meno di un’ora. L’unica controindicazione è che poi bisogna rientrare a piedi, perché nuotare controvento col maestrale è praticamente impossibile».
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Difesa della costa: un progetto non convenzionale
Anche se non si volesse credere all’evidenza, è quantomai necessario correre ai ripari dalle bizze di un mare sempre più minaccioso. La Regione lo fa da oltre un ventennio, attraverso il Piano di difesa delle coste varato nel 2003 e periodicamente aggiornato, ma anche grazie a iniziative non convenzionali che provengono dal basso. Come nel caso della spiaggia di Sturla, dove l’ambizioso obiettivo di un gruppo di volontari è quello di trasformare la minaccia del mare in una risorsa. Il progetto piace al Comune e si spera che potrà avvalersi presto di cospicui finanziamenti – 8 milioni di euro – della Regione.
Che cosa prevede il progetto? Immaginate una duna subacquea, una scogliera sommersa di forma trapezoidale al largo della costa, lunga 250 metri e larga cento che abbia la funzione di far frangere le onde lontano dalla spiaggia. Il principio è lo stesso del reef corallino, con il risultato di creare condizioni ideali per tutta una svariata serie di attività marittime, dalla pesca sportiva al surf.
L’idea nasce da un gruppo di frequentatori abituali della spiaggia, soprattutto atleti anche di altissimo livello (sub, canottieri, nuotatori, surfisti...) che dopo la disastrosa mareggiata del 2018 aveva deciso di non restare più a guardare. «La furia del mare aveva provocato uno stravolgimento non soltanto fisico del luogo, ma anche nella percezione di chi lo frequentava», ha spiegato a L’Unica Nicolò Di Tullio, campione mondiale ed europeo di salvamento (Surf Lifesaving Sport), nonché tedoforo delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026, scelto direttamente dalla presidente del Cio Kirsty Coventry.
Di Tullio è il presidente del consorzio “Genoa Ocean Agorà” (GOA) che ha dato gambe all’iniziativa. «L’idea era nata sulla scia di un progetto analogo promosso dal Coni a Savona. L’intenzione era quella di ripristinare la spiaggia, di proteggerla e di creare uno spazio sportivo aperto a tutti in mare. E nel 2020, quando il Comune ha lanciato un hackathon per il Genova Blue District, abbiamo partecipato e abbiamo vinto il premio della giuria degli stakeholders. Il successo ci ha dato nuovo slancio per intraprendere relazioni solide con la comunità locale e per affrontare un percorso complesso con l’amministrazione pubblica». Così, per avere più peso nel rapporto con Comune e Regione, l’associazione si è trasformata in consorzio, costituito inizialmente da nove enti e associazioni poi diventati trentasei, con adesioni anche a Milano e persino in Corsica. Tanto che ora si sta pensando di togliere Genova dal nome del consorzio.
«Poi c’è un terzo livello, quello tecnico scientifico», ha spiegato ancora Di Tullio. «E i tecnici, soprattutto quelli del Comune, hanno riconosciuto il carattere innovativo della nostra idea. Così abbiamo potuto sottoscrivere un protocollo d’intesa con l’Università di Genova e il progetto è diventato oggetto di studio per quattro tesisti e otto tirocinanti. Presto arriverà uno studente cinese del Politecnico di Torino e siamo riusciti a coinvolgere anche l’Università di Maastricht».
La scogliera artificiale sommersa è infatti una di quelle soluzioni naturali che piacciono molto a livello europeo e che sono considerate la nuova frontiera della resilienza climatica e ambientale. «Nato soprattutto come una protezione per la costa – ha detto Di Tullio – il nostro progetto è una grande opportunità per diversi sport di mare: onde perfette per il surf, ma anche un bacino nel quale praticare in sicurezza attività come la subacquea o la pesca sportiva. I pescatori sono stati i primi a prendere contato con noi perché hanno capito che la realizzazione di una barriera artificiale sott’acqua può creare l’habitat ideale per molte specie di pesci e flora sottomarina».
La svolta nel 2023, quando il GOA ottiene dal Comune il finanziamento per il progetto di fattibilità. «Settantamila euro», ha spiegato Di Tullio «dati dall’amministrazione comunale a una spin off dell’Università di Genova. Il progetto ha così superato subito la Valutazione di impatto ambientale e la Conferenza dei servizi».
La Regione ora è pronta a finanziare l’opera, ma aspetta di sapere se è anche nelle priorità del Comune. «Ho fatto qualche ricerca», ha concluso Di Tullio «e ho accertato che il nostro progetto è l'unico pronto per essere messo in cantiere e spero davvero che non ci saranno altri ostacoli».
Anche perché la difesa delle coste, in attesa che il mondo si ravveda, è una misura di prevenzione dalla quale non si può più prescindere. Tantomeno nella città di uno dei mareografi più preziosi al mondo.
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