Troppi progetti finiti nel libro dei sogni, resta soltanto il polo logistico
Vieni a conoscerci al nostro prossimo evento
Cara lettrice, caro lettore,
L’Unica è presente in diverse province del Piemonte e, tra queste, c’è anche Cuneo. Proprio lì mercoledì 18 febbraio alle ore 18 L’Unica organizza un evento dal vivo. Ti va di incontrarci? Il programma prevede letture tratte dalle newsletter, dialogo con gli ospiti e un rinfresco.
Sul palco ci saranno Guido Tiberga (coordinatore editoriale L’Unica), Gimmi Basilotta (presidente Dispari teatro) e Mariano Laguzzi (presidente 1000miglia). Non mancare!
📍 Open Baladin Cuneo, piazza Foro Boario
🎟️ Ingresso gratuito – i posti sono limitati!
Metropolitane leggere. Cittadelle per la cultura, per lo studio o per l’energia. Progetti per trasformare aree dismesse un una hydrogen valley per produrre idrogeno “verde”. Parcheggi “scambiatori” collegati con i mezzi pubblici. Bus navetta. Turisti a frotte in una città bella e sicura. «Voragini e strappi di sogni infranti: respiri interrotti, ultime stelle di disperati amanti», scrive Roberto Vecchioni nella ballata Ho conosciuto il dolore. È l’immagine che meglio racconta i progetti pensati per cambiare Asti e rimasti tali: nessuno ha messo radici, nessuno si è trasformato in realtà, mentre il tessuto sociale ed economico della città si sgretolava come un castello di sabbia.
Tutto comincia con il nuovo millennio e la crisi dell’industria. Nel 1995 il manifatturiero astigiano garantiva lavoro a oltre tremila famiglie, oggi a meno di cinquecento. Un processo lungo e purtroppo costante. Già nel 2016, i sindacati parlavano di «desertificazione» industriale. «Si continuano a gestire fenomeni di ristrutturazione, riorganizzazione, crisi aziendali e fallimenti, che hanno prodotto una vera desertificazione industriale nel tessuto produttivo astigiano, con la scomparsa di centinaia di aziende e decine di migliaia di lavoratori che hanno perso il posto», diceva dieci anni fa Mamadou Seck, all’epoca segretario generale della FIOM di Asti.
L’Unica ha chiesto ai tre sindacati FIM, FIOM e UILM i numeri attuali delle sei grandi aziende che hanno segnato la storia dell’industria pesante locale. Sono cifre che misurano la portata del declino: la Gate è passata da 900 addetti nel 1995 agli attuali 350 circa; la Ceset, che contava 400 operai, è fallita; la Morando è scesa da 300 dipendenti a una quarantina; l’Ibmei, che nel ’95 impiegava 245 lavoratori, ha chiuso i battenti. A queste si aggiunge la Way Assauto, presente in città dal 1908 e scissa nel 2010 in due realtà, una controllata dal gruppo cinese Cijan con una trentina di addetti che ha mantenuto il nome, l’altra, la MSA, in mano a imprenditori bresciani con 25 dipendenti, depositaria del know how e dei prodotti.
L’area storica della Way Assauto, che nel 1995 occupava 840 persone, è oggi un colosso dismesso di sette ettari, contaminato dal cromo. Asti ha perso anche importanti presìdi istituzionali e di servizio: due sedi INPS, una filiale della Banca d’Italia, la caserma Colli di Felizzano chiusa negli anni Novanta. In corso Alfieri sorgeva l’UPIM, primo grande magazzino cittadino, un edificio su tre piani che ha abbassato la serranda nel 2006. Poco distante si estendeva il vecchio ospedale, 13 mila metri quadrati e oltre 110 mila metri cubi, chiuso nel 2005 dopo il trasferimento al Cardinal Massaia. C’erano una maternità nella zona Ovest, tre mulini, una grande casa di riposo, il Maina, uno storico asilo come il Regina Margherita: oggi non resta più nulla di tutto questo.
Il trend sembra non finire mai e si estende al commercio: secondo i dati di Unioncamere, nel 2025 Asti divide con Biella la situazione peggiore di tutto il Piemonte. Il saldo tra nuove iscrizioni e cessazioni è stato negativo: - 0,37 per cento, a fronte di una crescita regionale dello 0,29 per cento. Le classifiche puniscono Asti anche per quanto riguarda la cassa integrazione: il dossier della CGIA di Mestre relativo al 2025 colloca Asti al terzo posto nella graduatoria nazionale che calcola l’aumento delle ore di cassa, con un’impressionante +289 per cento (un dato quasi cinque volte superiore al 61,4 di Torino).
Se questa newsletter ti è stata inoltrata, puoi iscriverti cliccando qui:
Il libro dei sogni sì è già chiuso
Restano i sogni. Durante la campagna elettorale del 2022 il candidato sindaco Salvatore Puglisi propose, tra le altre cose, di prolungare la ferrovia fino all’ex Way Assauto e poi verso Portacomaro, creando una metropolitana leggera per alleggerire il traffico. Puglisi non fu eletto e, probabilmente, anche se lo fosse stato, il progetto non sarebbe mai decollato. Su quell’area si è immaginato di tutto: una cittadella della scienza, una delle start up, una dell’energia. Ma finché le bonifiche non saranno completate, lì non passeranno treni né lavoratori. Sotto il suolo c’è cromo esavalente, lo stesso raccontato nel film Erin Brockovich, dove Julia Roberts vinceva la sua battaglia solitaria contro i veleni. Oggi, come ha raccontato L’Unica, il sottosuolo è sigillato da fanghi impermeabili e barriere idrauliche che bloccano il veleno accumulato in un secolo di industria, ma sopra non si potrà più costruire nulla.
Sul vecchio ospedale, invece, qualcosa si potrebbe fare. Il problema è lo stesso di chi comprasse un’auto nuova senza sapere che fare della vecchia: si ritroverebbe il garage occupato. L’immobile non interessa a nessuno, costa troppo e svalutarlo è impossibile. A bilancio dell’ASL vale 13 milioni di euro, una cifra che non può essere abbattuta senza l’intervento della Corte dei Conti. Così resta lì, mentre circolano idee tra il serio e il faceto, come quella di un gruppo di studenti del Politecnico di Torino che, sostenuti dall’ANCE, l’Associazione nazionale costruttori edili, proposero un grattacielo a forma di grappolo da 35 milioni di euro. In Consiglio comunale – nonostante il parere favorevole dell’assessore regionale Riboldi – il sindaco Maurizio Rasero la liquidò senza mezzi termini come «una stronzata».
Qualcosa, invece, si è fatto nell’ex caserma Colli di Felizzano, oggi sede del Comando provinciale della Guardia di finanza, della motorizzazione e del polo universitario ASTISS – Asti studi superiori. Proprio ASTISS aveva ipotizzato un’espansione negli edifici rimasti: uno student housing nella palazzina “Comando”, una foresteria nell’edificio ufficiali, il recupero del “Palafreezer”, l’ex pista di pattinaggio, come palestra universitaria. Nessun bando vinto, statuti non adeguati, problemi strutturali ignorati – persino un tetto che stava cedendo – e tutto si è fermato. Anche sull’UPIM, nel 2024, era circolata l’ipotesi di una cordata di imprenditori per farne un ristorante e un centro servizi, ma per ora tutto tace.
Investitori cinesi sono invece entrati nel Movicentro, tra piazza del Palio e la stazione, chiuso da tre anni per problemi di sicurezza. A ottobre hanno aperto un ristorante: l’idea era riportare ordine, ma da soli gli imprenditori non possono arginare microcriminalità e spaccio e la frequentazione dell’area è cambiata poco. Si parlava anche di una città più vivibile, con parcheggi scambiatori, navette e una percezione diffusa di sicurezza. Nulla di tutto questo si è concretizzato e il colpo più duro è arrivato a fine novembre, quando a Viatosto una banda ha messo a segno una ventina di furti in altrettante abitazioni, anche con i residenti in casa. L’illusione di aver messo in sicurezza il quartiere è durata poco.
Logistica, questo è l’anno decisivo
Resta l’ultimo sogno, la logistica: obiettivo storico del sindaco Rasero, che ne ha sempre parlato come di una partita che la sua amministrazione ha sostenuto con convinzione in ogni occasione e su tutti i tavoli istituzionali. Il Comune di Asti, in particolare, ha chiesto l’ingresso nella ZLS, la zona logistica semplificata del retroporto di Genova, mettendo a disposizione un’area nella zona Est. All’interno della zona dovrà essere individuata l’area gestita direttamente dall’autorità portuale, una sorta di banchina a distanza, dove le merci effettueranno dogana per poi essere trasferite direttamente a bordo delle navi cargo, con risparmio di tempi e costi. Aziende di autotrasporto e logistica – questa la speranza di Asti – faranno a gara per localizzarsi in prossimità del retroporto portando investimenti e posti di lavoro.
Il sindaco non nasconde il suo ottimismo. «Il timone è saldo nelle mie mani, difficilmente mi ci stacco e sappiamo dove stiamo portando la barca: non in mari burrascosi», ha detto in Consiglio comunale. «Nel 2026 faremo grandi passi in avanti. Questa non è più una città industriale, è cambiato il mondo. Sarà l’anno in cui arriveranno i primi insediamenti di logistica, dove andremo in controtendenza rispetto a quanto venuto dal 1998 in poi, periodo durante il quale quasi tutte le richieste di varianti urbanistiche erano finalizzate all’ottenimento di aree commerciali. Oggi si va in controtendenza e i proprietari di terreni commerciali verranno a chiederci di trasformarli in produttivi o altro».
Una sicurezza che non fa sparire tutti i dubbi. Molti temono che l’area individuata per il polo logistico – nella frazione Quarto a Est della città – possa competere con il vicino e imponente nodo ferroviario di Alessandria. Anche perché su quella stessa area, si è immaginato di tutto: prima l’hydrogen valley, mai partita anche perché manca ancora la normativa, poi il termovalorizzatore, finito altrove. Adesso tocca alla logistica, purché anche questa non finisca tra le pagine del libro dei sogni mai realizzati.
Questa puntata di L’Unica Asti termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.
Ti consigliamo anche:
😪 “Il carcere è solo uno zoo”: le lettere delle detenute delle Vallette (da L’Unica Torino)
🗳️ Perché il video di Barbero sul referendum è diventato un caso politico (da Pagella Politica)
⚠️ Sei un genitore? Abbiamo bisogno di te per un progetto europeo destinato alle famiglie! Compila questo breve questionario e lasciaci la tua e-mail, riceverai un regalo da parte nostra.