I reati diminuiscono, ma il senso di insicurezza resta
Secondo l’indice di criminalità la provincia di Cuneo è 98esima su 106. Ma i cittadini chiedono più telecamere per la sorveglianza delle strade
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In provincia di Cuneo sono sempre più rare le strade prive di videosorveglianza. Il senso di insicurezza incalza, i cittadini chiamano e i Comuni rispondono installando le telecamere, che solo nel capoluogo hanno raggiunto quota 851. Eppure si tratta della provincia più sicura del Piemonte: l’indice della criminalità 2025 de Il Sole 24 Ore ha piazzato Cuneo al 98esimo posto su 106. Se restringiamo il campo al capoluogo, i segnali rimangono incoraggianti: nei primi nove mesi del 2025, la prefettura di Cuneo ha registrato un calo dei reati del 17 per cento dall’anno precedente, i furti sono scesi del 28 per cento mentre le violenze sessuali e le rapine risultano dimezzate. Da dove nasce allora il clima di insicurezza percepita?
La ricetta della sorveglianza nel Cuneese
La corsa alle videocamere è solo uno dei tasselli delle politiche di sicurezza urbana adottate nel Cuneese. Sulla carta, le misure seguono un doppio binario: da una parte rafforzare la percezione di salvaguardia, dall’altra consolidare il tessuto sociale dei cittadini. In questa direzione si inserisce il nuovo protocollo sul controllo di vicinato promosso dal prefetto di Cuneo, già sottoscritto dal Comune di Santo Stefano Belbo e rinnovato da Mondovì, dove è attivo dal 2022. Si tratta di una rete di cittadini volontari collegati via telefono che, nelle vesti di sentinelle, monitorano il quartiere e segnalano alle autorità criticità e sospetti. Nel caso di Mondovì, il passo successivo è stato annunciato dal sindaco Luca Robaldo a fine gennaio: un tavolo ad hoc per la sicurezza partecipata, con il coinvolgimento di istituzioni e cittadini. Strumenti simili sono stati attivati anche ad Alba e Cuneo, per fornire un’alternativa alla giustizia fai-da-te andata in scena a fine anno tra Valgrana e Caraglio: dopo una serie di furti e rapine, i residenti avevano organizzato delle ronde notturne per autotutelarsi. La risposta del prefetto Mariano Savastano non si era fatta attendere: «Sono pericolose e vietate per legge». Oltre a queste misure, la lotta alla microcriminalità passa anche per la stretta sulle stazioni ferroviarie, con controlli straordinari della polizia di Stato nelle aree adiacenti. Infine, le telecamere: sempre più numerose anche grazie ai fondi periodici del Ministero dell’Interno, suscitando polemiche per la tutela della privacy dei cittadini.
Il caso di Cuneo merita un’attenzione particolare, non solo per la sensibile riduzione dei reati. «Il tema della sicurezza è sempre stato una mia priorità», ha detto a L’Unica Patrizia Manassero (Partito democratico), sindaca di Cuneo. «Il mio mandato è iniziato nel 2022, dopo anni complessi: nell’area della stazione arrivavano ogni anno circa duecento braccianti agricoli senza fissa dimora, con la speranza di inserirsi senza contratto nel settore frutticolo durante i picchi della raccolta. La loro presenza ha generato tensioni molto forti, così come il fenomeno dei vuoti commerciali e dello spaccio di droga». Dopo l’istituzione, nel 2020, di un punto di polizia presso la stazione, la nuova giunta ha potenziato le misure di sicurezza: ha avviato un tavolo di confronto sulla sicurezza dedicato all’area a ridosso della stazione ferroviaria di Cuneo (il cosiddetto “Quadrilatero”), inasprito i DASPO urbani e introdotto il divieto di consumo di alcolici in alcune zone della città.
Il contrasto passa anche attraverso la videosorveglianza. «La città è fortemente presidiata da telecamere: abbiamo utilizzato tutte le risorse possibili per queste installazioni – ha aggiunto la sindaca –. Oltre a questo grande impianto, abbiamo firmato un protocollo con la questura e i carabinieri, per garantire loro la visione in tempo reale e l’accesso alle registrazioni per indagini preventive». La misura più controversa rimane, tuttavia, la “videosorveglianza partecipata”: a Cuneo anche soggetti privati come gli amministratori di condominio, se soddisfano determinati criteri, possono integrare i propri dispositivi nel circuito di videosorveglianza comunale. Dunque, quasi a costo zero, la polizia locale può beneficiare di occhi elettronici aggiuntivi rivolti verso lo spazio pubblico. Come le ciliegie, una telecamera tira l’altra: «I cittadini le richiedono ovunque – ha detto Manassero – ma non sono l’occhio del Grande fratello sulla città. Non sono sempre attive e vengono usate per verificare le dinamiche quando qualcosa è già accaduto».
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Dalla “paura liquida” alla sicurezza integrata
Il nodo rimane: se la sicurezza oggettiva aumenta, perché ogni quartiere pretende la sua videocamera? «Viviamo in comunità impaurite. Ed è una paura priva di una vera causa, una paura liquida, come la chiamava il sociologo Zygmunt Bauman, che spinge i cittadini a richiedere maggiore protezione», ha spiegato a L’Unica Michele Miravalle, giurista e professore di Filosofia del diritto all’Università di Torino. Un sentimento sfaccettato che, come ha detto a L’Unica Giulia Marro, consigliera regionale di Alleanza Verdi-Sinistra e a lungo protagonista del comitato di quartiere Cuneo Centro, «va sempre preso sul serio, altrimenti si crea un muro».
Tra i motori della percezione di insicurezza Marro indica l’aumento della povertà assoluta in Piemonte e nel Cuneese, dove la Caritas Cuneo-Fossano ha registrato un incremento del 55 per cento delle persone accolte tra il 2021 e il 2024. Ma soprattutto, la trasformazione demografica: «I giovani sono in fuga e la popolazione è più anziana. In più, c’è poca abitudine a interagire con le persone che arrivano da fuori e negli ultimi anni sono arrivati tanti richiedenti asilo». In altre parole, lo spazio pubblico cuneese sta cambiando volto e il passaggio non è indolore, anche se i dati fotografano una provincia tutt’altro che insicura.
«Il problema di chi deve gestire politiche di sicurezza è legato a tempo ed emotività», ha aggiunto Miravalle. «Oggi i cittadini hanno bisogno di soluzioni veloci, qui e ora, senza la pazienza di aspettare risposte nel medio periodo. Ma la costruzione del legame sociale non avviene dalla mattina alla sera, mentre si può montare una telecamera in poche ore. La paura liquida ci espone di più alle emozioni e dipende anche molto dall’enfasi mediatica posta su alcuni casi di cronaca». Secondo il docente, le politiche di sicurezza più “spendibili” rischiano così di essere a corto raggio e di generare più disuguaglianza. Ma un’alternativa esiste: «La famosa sicurezza integrata, che tiene insieme politiche sociali, politiche per la salute e politiche di controllo, ovvero i tre tasselli che indicano una città più o meno sicura. Per esempio, il controllo di vicinato ha senso se diventa anche ricostruzione di vicinato, che porta a un innalzamento dei livelli di sicurezza. È l’idea di una comunità di quartiere che torna a condividere idee, problemi e soluzioni: non solo il gruppo Whatsapp dove segnalare l’auto sospetta, ma anche feste di vicinato, micronidi di quartiere, sport e altre attività».
Giulia Marro, prima dell’elezione in Regione, era impegnata in prima fila nel disegno di un’alternativa per gestire le tensioni nelle strade del Quadrilatero: «Oltre al controllo repressivo, occorre anche l’azione di ascolto educativo ma è un processo più lento e forse meno di impatto, quindi gli enti locali finiscono per puntare più sul primo e meno sul secondo, che è più difficile da comunicare e spesso non così visibile», ha detto Marro. «Il mio comitato di quartiere ha sempre chiesto più risorse per gli educatori di strada: spesso queste persone sono dipendenti da alcol o da sostanze come il crack, quindi servono interventi educativi e sanitari. Bisognerebbe che a livello nazionale e regionale arrivassero più fondi e avere dei professionisti che stiano in strada in modo regolare e riconosciuto».
La sicurezza che non fa notizia
Meno visibili, ma non meno rilevanti, le politiche socio-sanitarie della sicurezza integrata sono arrivate anche a Cuneo, nonostante il mantra della sorveglianza abbia tenuto le redini della narrazione cittadina. «Il clima è migliorato, ma so bene che alle volte è sufficiente un piccolo evento, come una mini rissa, a riaprire la preoccupazione», ha spiegato la sindaca Manassero. «Il tema della sicurezza è uno dei più fragili, perché di facile strumentalizzazione: ma questa visione è controbilanciata da tutte le altre attività messe in campo al servizio della fragilità e degli stranieri».
In effetti, dal 2022 gli interventi sul tessuto sociale non sono mancati. Grazie ai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) è prevista l’apertura di un centro servizi per persone con fragilità, che sorgerà a fianco del dormitorio cittadino gestito dalla Croce Rossa, «un luogo dove chi non ha mezzi di sostentamento potrà avere risposte ai propri bisogni, ma anche farsi una doccia e usare servizi come il deposito bagagli o la casella postale». La sindaca ricorda inoltre il rafforzamento delle équipe di strada, nonostante le tempistiche «non chirurgiche», l’inaugurazione a settembre di Casa extra, che ospita dodici persone con disabilità inserite in percorsi di autonomia sociale e abitativa, l’adesione al progetto Common ground, promosso dal Ministero del Lavoro per contrastare il caporalato e lo sfruttamento lavorativo, e l’avvio di un’indagine sulla tossicodipendenza nel territorio, coordinata dall’ASL Cuneo 1.
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La rigenerazione urbana ha interessato in particolare l’area del Quadrilatero. Dal progetto “Scuole al centro” per riqualificare lo spazio esterno all’asilo “I girasoli”, alla pedonalizzazione di via Pellico, fino alle attività comunitarie promosse dal Comitato di quartiere Cuneo Centro, dai servizi sociali e da associazioni come Zaratan che nel 2023, attraverso il percorso “Ritessere fiducia”, ha permesso di re-immaginare il futuro del Quadrilatero. «Vicino alla stazione le persone hanno iniziato a conoscersi e a fare gruppo, avendo in comune un sentimento di paura e insicurezza – ha spiegato Marro –. E così sono nate le cene tra vicini, gli eventi, le occasioni per stare insieme. Quando lo spazio pubblico è abitato e ci si conosce, il bisogno costante delle forze dell’ordine viene meno. Con i residenti a presidiare, il soggetto problematico tenderà a spostarsi o magari lo si vedrà diversamente, senza più paura».
Le misure esistono, i reati diminuiscono e i risultati si vedono, ma non fanno abbastanza breccia. La sfida è riprendere in mano la narrazione sulla sicurezza, oltre la paura liquida: «È più facile raccontare la telecamera o la pattuglia che controlla le strade, ma forse gli strumenti più utili sul lungo periodo sono anche i più fragili nella narrazione», ha detto ancora la sindaca Manassero. «Se dico al cittadino preoccupato che ho un servizio di accompagnamento, manco mi ascolta, ma nel contempo questo servizio c’è, lavora e l’insieme di tutte queste politiche ci porterà ad avere dei risultati».
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