Tifare Samp a Barcellona: storia di un club fuori dal comune

Fondato da un gruppo di expat: partite in tv e viaggi in Italia per vedere la squadra dal vivo. Tra i soci c’è il padre del centrocampista Gerard Yepes

Tifare Samp a Barcellona: storia di un club fuori dal comune

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I tempi della finale di Coppa dei campioni contro il Barcellona, al Wembley Stadium con Mancini e Vialli in campo, sono ormai lontanissimi, ma ora proprio all’ombra del Camp Nou sono tornate a sventolare le bandiere con i colori blucerchiati. Sì, proprio a Barcellona, dove un gruppo di genovesi, anche per alleviare la nostalgia formato “Ma se ghe pensu” hanno creato un caldissimo e ambizioso club di tifosi in trasferta permanente che si chiama Sampdoria club España. Spagna, certo, perché lo scopo dei fondatori in origine era proprio quello: raccogliere adesioni in tutto il Paese. E così è stato. Lo zoccolo duro del Club è a Barcellona, ma sono arrivate rapidamente iscrizioni anche da Madrid, Siviglia, Alicante, Ibiza. E i soci non sono soltanto liguri, ma pure autoctoni, primo fra tutti il padre del giovane centrocampista Gerard Yepes. Il quale, nonostante il trasferimento all’Empoli – l’estate scorsa dopo quattro stagioni a Genova – è rimasto molto legato alla maglietta blucerchiata e così i suoi tifosi in terra iberica, riconoscenti, gli sono rimasti affezionati.

Com’è nata l’idea

Il presidente del club è sampdoriano persino nel cognome: si chiama Luca Lombardo. Lombardo – come Attilio, pilastro della Samp scudettata e attuale allenatore della squadra – è un quarantenne originario di Quezzi, psicoterapeuta familiare, con esperienze professionali anche nelle scuole, tra cui proprio la scuola italiana di Barcellona.

«Prima di trasferirmi qui vivevo a Londra, dove avevo partecipato a qualche attività organizzata dal Sampdoria club of England. E ho pensato che una delle prime cose che mi sarebbe piaciuto fare una volta arrivato a Barcellona sarebbe stato mettermi in contatto con il club blucerchiato spagnolo. Però ho scoperto che non esisteva ancora», ha spiegato Lombardo a L’Unica. «Pertanto, ho cominciato a guardarmi intorno per cercare qualche tifoso che, come me, avesse voluto vedere qualche partita in compagnia e magari ragionare sull’ipotesi di creare un luogo di ritrovo in cui coltivare la nostra comune passione. E l’ho scritto in un post su un gruppo Facebook di italiani a Barcellona. È così che ho conosciuto Riccardo, che era arrivato qui nello stesso periodo, dopo aver vissuto pure lui a Londra».

Riccardo Teso, trentaseienne di Montoggio, cofondatore e vicepresidente del club, è un tecnico installatore di sistemi di sicurezza nei villaggi turistici di tutta Europa. Ha lasciato l’Italia più di quattordici anni fa. «Per un po’ ho fatto l’idraulico – ha spiegato a L’Unica – poi manutenzioni di vario genere e ora sono un tecnico trasfertista con base a Barcellona. Ho conosciuto Luca su Facebook poco dopo la fine del lockdown per il Covid. E abbiamo cominciato quasi subito a seguire insieme le partite della Samp in tv, nel bar di un nostro amico, un ragazzo del Gambia. Abbiamo continuato a scrivere su Facebook di questi nostri appuntamenti e pian piano altri tifosi si sono uniti a noi. Grazie alla passione per la Samp, ho trovato nuovi amici veri ed è questo l’aspetto forse più importante di questa storia».

Un club ufficiale

Tra gli amici della primissima ora c’è Davide Bottaro, 39 anni, nato e cresciuto a Sestri Ponente, laureato in Economia e imprenditore della ristorazione. Lui nella Samp addirittura ha giocato fino alla categoria Allievi, prima di essere ingaggiato dal Savona. Bottaro è l’iscritto numero 9 ed è stato a lungo il tesoriere del Sampdoria club España, una figura chiave necessaria, insieme con l’osservanza di altre regole statutarie, per poter aderire ufficialmente alla Federclubs, l’associazione che riunisce i club di tifosi blucerchiati.

«Gli iscritti sono trentanove», ha spiegato Bottaro a L’Unica. «Poi ci sono i simpatizzanti. All’inizio eravamo in pochi a vedere le partite nel locale del nostro amico gambiano. Ora ci ospita un barista originario di Milano che mette a disposizione una sala più grande per seguire le dirette. Ma abbiamo anche altri luoghi di ritrovo e organizziamo periodicamente iniziative per poter stare tutti insieme e parlare della nostra passione comune: cene, grigliate, ribotte sociali, prevalentemente occasioni per poter soffrire».

Il collante della sofferenza 

Perché in effetti, al polo opposto della gioia c’è la sofferenza tra i collanti più tenaci. «Ricordo che dopo aver costituito il club ci siamo ritrovati a vedere almeno una decina di partite di seguito senza mai poter esultare, non dico per una vittoria, ma nemmeno per un gol segnato dalla nostra squadra», ha raccontato Lombardo a L’Unica. «Eppure, per paradosso, quello è stato il momento in cui si è cementato il gruppo».

Con l’aumentare delle iscrizioni, si sono moltiplicate anche le iniziative: «Abbiamo cominciato a fare striscioni, bandieroni, organizzare viaggi a Genova, ma non solo, per andare a sostenere la Samp allo stadio», ha spiegato Bottaro. Tra le trasferte più importanti della stagione c’è stata senza dubbio quella di Pasquetta a Empoli, per la partita “contro” l’ex Yepes, appunto.

«Di sicuro Gerard ha sempre dimostrato di battersi senza risparmio per la Samp. E suo padre è uno di noi, è iscritto al club», ha proseguito Teso. «Entrambi sono molto dispiaciuti per il trasferimento in Toscana, ma si sa, il calcio va così. Loro, comunque, saranno sempre parte della nostra grande famiglia».  

Una famiglia peraltro decisamente allargata, perché al Sampdoria club España sono iscritti ragazzi che vivono in Spagna, ma provengono dalla Sicilia, dal Veneto, dal Piemonte e che hanno, chissà perché, un cuore blucerchiato. O che magari pensano che per un gruppo di giovani italiani all’estero uno degli strumenti più efficaci per fare comunità sia la passione per il calcio. Ipotesi che spiegherebbe anche i solidi rapporti con un altro club di tifosi in trasferta permanente, quello dell’Atalanta: la Penya Atalantina Barcelona.

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I progetti in cantiere

Poi ci sono i progetti di là da venire, come la realizzazione di una sorta di Lonely Planet per tifosi sampdoriani in visita in Spagna.

«Sì, anche se per ora è soltanto poco più di un’idea», ha confermato a L’Unica Lombardo. «Avevo creato qualcosa del genere a Londra, una sorta di guida sui miei luoghi preferiti nella capitale britannica, un libretto amatoriale che avevo autoprodotto. E ho pensato che si potrebbe replicare qui a favore dei blucerchiati in viaggio tra le località turistiche spagnole. La guida vorrebbe indicare posti di fiducia dove andare a mangiare, come il ristorante di Davide, o dove fare acquisti di vario genere: qui a Barcellona c’è un’enoteca “blucerchiata”, sappiamo di un giovane pizzaiolo sampdoriano che ha un locale vicino al confine con la Francia, un altro è a Madrid, una cucina per piatti da asporto si trova a Valencia e così via».

«Una guida utile pure per i nostri soci», ha aggiunto Teso, «le cui iscrizioni, nonostante l’andamento non proprio brillante della squadra, continuano ad affluire con regolarità».

Il problema della Samp 

Il tema delle prestazioni deludenti della Samp è un refrain durante la chiacchierata con il cronista de L’Unica, anche se poi in realtà la fede nei colori della squadra resta incrollabile: anzi, probabilmente si è fortificata lungo questo percorso così amaro. Luca, Riccardo e Davide, sia pure dalla lontana Barcellona, interpretano sentimenti comuni a tutta la tifoseria.

«Il problema è la società, ormai lo vedono anche i bambini dell’asilo», si è sfogato Bottaro. «Secondo me, se prendi Cristiano Ronaldo e lo metti a giocare nella Samp non farebbe meglio di La Gumina. L’ambiente è marcio ed è cominciato tutto dopo Pirlo», allenatore da giugno 2023 ad agosto 2024. Riccardo Teso non la pensa diversamente: «La squadra ha una rosa che sulla carta è competitiva per la Serie B, ma il problema è che ogni giocatore che arriva, fa male. Non è possibile: c’è sicuramente un clima tossico che non fa bene alla squadra». 

«E poi come si può pretendere di tornare in Serie A se si continua a cambiare allenatore con questa frequenza [dieci allenatori, in cinque anni, ndr]? Infatti, stiamo lottando per non retrocedere dalla B», ha detto Bottaro. «Il caso Yepes è emblematico», ha aggiunto Luca Lombardo. «Lui ha un attaccamento alla maglia davvero incredibile, ha sempre dimostrato una gran voglia di partecipare al progetto Samp e non certo per i soldi. Eppure, la società ha ritenuto di doverlo cedere. Ma se non tiene uno così, vuol dire che ha altri interessi. Quindi finché non ci sarà un cambiamento saremo destinati a soffrire».

«Noi come tifosi abbiamo una sola possibilità: dobbiamo stare vicini alla squadra, continuare a sostenerla con tutte le nostre forze», ha sottolineato Teso. «Però va fatto notare che in un momento calcistico pessimo, la Sampdoria anche fuori dal campo non smette di creare», ha concluso Bottaro. «Il nostro è un caso emblematico. Grazie alla passione per la Samp, abbiamo organizzato un gruppo, innanzitutto di amici, con un’ambizione importante: quella di creare, proprio qui a Barcellona, sia pure nel chiuso di una sala, una piccola Gradinata Sud dove poter stare bene insieme e magari sì, farci un po’ di sangue marcio, ma sempre con la speranza di tempi migliori».

Il derby mancato 

E i rapporti con i cugini del Genoa? Non ci sarà per caso anche un club di tifosi rossoblù a Barcellona? 

«In effetti sì, c’è benché molto meno attivo del nostro – ha spiegato Lombardo –. Qualche tempo fa avevamo anche preso contatto per organizzare una partitella con loro, ma poi non se ne è fatto nulla». 

In attesa di un derby iberico tra tifosi di Samp e Genova, il club blucerchiato di Barcellona sta mettendo in cantiere una festa per celebrare l’anniversario della fondazione. D’accordo, il club è nato il 5 luglio e non il fatidico 4 a stelle e strisce, ma qui tra i tifosi di Barcellona la speranza non morirà mai: arriveranno nuovi giorni di gloria da celebrare.

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