Il Cuneese prova a fare rete contro lo sfruttamento nei campi

Il Cuneese prova a fare rete contro lo sfruttamento nei campi
Foto: Weco Impresa Sociale

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Luglio 2024. La Procura di Asti, competente per il territorio di Alba, emette tre ordinanze di custodia cautelare nei confronti di tre cittadini stranieri accusati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro e di violazioni alla norma di soggiorno degli stranieri sul territorio nazionale. I magistrati raccontano di essersi mossi con fatica per il «muro di omertà» alzato dai lavoratori: quella che si è scoperta, dice il procuratore Biagio Mazzeo, è soltanto «la punta dell’iceberg». Siti e giornali parlano di “caporalato nelle Langhe”. Esplode un caso mediatico.

Estate 2025. Arrivano le prime risposte istituzionali: i Comuni si impegnano per risolvere i problemi legati alle abitazioni e al trasporto dei lavoratori stranieri assunti per la vendemmia, emergono esempi virtuosi del terzo settore. Ma il sommerso di questo fenomeno, probabilmente, è ancora consistente: nei giorni scorsi, un’indagine dei Carabinieri su dieci aziende agricole del Cuneese, ha rilevato irregolarità nel 50 per cento dei casi.

Facciamo un nuovo salto indietro. Le indagini sugli abusi nell’occupazione stagionale nell’Albese partono nella primavera del 2023: il risultato disegna un quadro di sfruttamento di circa cinquanta giovani stranieri, di origine africana o provenienti dall’Europa dell’Est. Si tratta di ragazzi costretti a lavorare per una paga di 6-7 euro l’ora – a cui spesso vengono detratte le spese di vitto e alloggio – con un arco di impegno che tocca le 12 ore al giorno e le 60 ore settimanali. Il tutto in scarse condizioni di igiene e sicurezza e in un clima violento e intimidatorio: i lavoratori sono sorvegliati, minacciati e picchiati se protestano o si lamentano.

Il caso genera una forte indignazione. Ad Alba, l’estate scorsa, si mobilitano Comune, diocesi e sindacati e le persone scendono in piazza. Le prime soluzioni si trovano anche grazie ai volontari: in agosto, la palestra della scuola media Macrino diventa un dormitorio temporaneo per gli ospiti del CPAA, il Centro di prima accoglienza albese, gestito dalla Caritas diocesana e temporaneamente chiuso per lavori. «Una soluzione temporanea, emergenziale, ma decorosa per chi non aveva alternative alla strada», dice il sindaco Alberto Gatto.

Il ruolo delle amministrazioni

Qualche mese prima, in aprile, era stato firmato un protocollo contro lo sfruttamento lavorativo tra la Prefettura di Cuneo, i Comuni, i sindacati, la diocesi, i consorzi e altri enti. Il documento è scaduto nell’aprile 2025 e «la prefettura non ha ancora emesso il rinnovo», dice a L’Unica Donatella Croce, assessora ai Servizi sociali e assistenziali di Alba. «Ma in realtà il protocollo dell’anno scorso ha fatto partire una serie di interventi che ora si stanno portando avanti». Ci sono stati infatti alcuni incontri tra i Comuni di Alta Langa, Langa del Barolo, Langa del Barbaresco, del Moscato, Roero e Braidese che – sulla scia del PLN, il Piano locale multisettoriale stilato per il territorio Saluzzese – hanno cominciato a lavorare su un piano che si vorrebbe definire tra ottobre e novembre.

In concreto ci sono stati due incontri con i Comuni dell’area, prima con venti e poi con quaranta sindaci partecipanti. Spiega ancora l’assessora: «Il primo passo è stato costruire un questionario per la mappatura del territorio da parte dei sindaci. L’obiettivo è che si faccia rete per affrontare gli aspetti principali del problema: l’abitazione e il trasporto, che poi sono gli elementi di cui si approfitta chi sfrutta la manodopera».

Qualcosa, però, si era mosso anche prima: le realtà del sociale che si occupano di caporalato, infatti, sono attive da almeno un triennio. A cavallo tra il 2022 e il 2023 era partito il progetto “Common Ground”: un’iniziativa della Regione Piemonte, coordinata dall’IRES – l’Istituto di ricerche socio economiche del Piemonte – e rivolta prima al Saluzzese e poi all’area di Langhe e Roero. Da questa esperienza è nato un tavolo di lavoro con Caritas, frati minori, sindacati, servizi sociali e centro per l’impiego che nell’anno appena trascorso si è incontrato mensilmente, con l’obiettivo di scambiarsi informazioni e di costruire una rete aperta anche agli altri Comuni.

Il modello Saluzzo

Quando si parla di caporalato nella provincia di Cuneo si fa riferimento soprattutto al “modello Saluzzo”. Nell’ultimo decennio, infatti, nel Saluzzese si sono messi in campo interventi per contrastare il caporalato e per accogliere le persone migranti stagionali che arrivano sempre più numerose per la raccolta della frutta. La Caritas ha cominciato per prima a cercare risposte offrendo soluzioni abitative temporanee, oltre a un infopoint che desse ai lavoratori una prima consulenza per problemi amministrativi, legali e sanitari. Lo sportello, insieme a un ambulatorio medico, uno odontoiatrico, a un centro di distribuzione di indumenti e a una mensa, oggi costituisce il complesso di servizi che ha preso il nome di “Saluzzo migrante”.

Dopo alcuni anni, racconta a L’Unica il direttore della Caritas diocesana Carlo Rubiolo, «alcuni Comuni del comparto frutticolo hanno accettato di mettersi in rete per allestire le accoglienze a favore dei migranti che hanno un contratto di lavoro. I numeri sono ancora insufficienti rispetto alle esigenze, però è stato un segnale di disponibilità. Attualmente le accoglienze nei comuni sono circa 250. Altre centinaia di persone vengono inserite nelle aziende che hanno ormai da qualche anno fidelizzato i loro braccianti. Noi, come Caritas, quest’anno siamo arrivati ad accoglierne 45». Nelle scorse settimane c’è stato un nuovo incontro in prefettura per capire come affrontare la mancanza di posti per le persone che ancora dormono all’aperto.

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L’esperienza del progetto “Common Ground”

A Saluzzo, nel 2022, è partito il primo filone cuneese del progetto regionale “Common Ground”, poi esteso a cavallo di 2022 e 2023 anche ad Alba e Bra. Nella zona si erano già sviluppati alcuni progetti, e l’iniziativa della Regione ha portato una sistematizzazione della struttura. «Prima di tutto c’è un’azione di emersione, di accoglienza e di accompagnamento sociale alle persone vittime di sfruttamento», spiega a L’Unica Valentina Ambu, referente dell’area migrazioni della cooperativa sociale Alice, che svolge un ruolo di coordinamento per il progetto sul territorio. «Il piano comprende l’assistenza socio-legale e la regolarizzazione dei documenti che è svolta in modo congiunto da Alice e CGIL – continua –. Poi c’è una parte di accompagnamento e formazione al lavoro che è curata dal centro per l’impiego e dal CIS, il Consorzio di iniziative sociali».

Parallelamente a questi interventi, continua Ambu, è partita una serie di iniziative. «Da un lato la protezione di vittime o potenziali vittime di sfruttamento lavorativo per cui abbiamo attivato dei posti provvisori sul territorio o abbiamo affittato delle stanze o degli appartamenti. Dall’altro lato, lo scorso anno, abbiamo gestito l’accoglienza per gli stagionali in agricoltura, con venti posti letto in una struttura». Quest’ultima esperienza ha però evidenziato la criticità del trasporto dei lavoratori verso le campagne: rispetto al Saluzzese, il territorio delle Langhe e del Roero è più collinare e quindi ha bisogno di soluzioni più complesse.

L’azione del terzo settore

Esperienze virtuose arrivano anche dal terzo settore. Un esempio è il progetto “Accademia della vigna”, fondato da Weco impresa sociale e co-promosso dal Consorzio di tutela Barolo, Barbaresco, Alba, Langhe e Dogliani. Giunto alla sua terza edizione, “Accademia della vigna”, è un esempio di collaborazione con le imprese per rispondere alle necessità dei lavoratori migranti stagionali e dei privati. Se le aziende cercano manodopera formata, «il principale bisogno dei lavoratori è avere una regolarità in termini di contratto, di retribuzione e di contribuzione. Molti vorrebbero anche trovare una continuità nel rapporto di lavoro», dice a L’Unica Maria Cristina Galeasso, responsabile del progetto. Inoltre, c’è un bisogno da parte della comunità in generale di affrontare un’emergenza sociale, lavorativa e abitativa.

Per rispondere a queste necessità, “Accademia della vigna” contatta imprese in cerca di personale, «disponibili ad accettare delle clausole sociali previste a monte dal progetto». Per esempio, si chiede che «il contratto duri dodici mesi e che siano fatte e poi registrate in busta paga almeno 160 giornate in agricoltura», dice ancora Galeasso. Si selezionano quindi lavoratori interessati, che vanno a colloquio con le aziende e firmano direttamente i loro contratti. Il lavoro è accompagnato da una fase di formazione – sul lavoro nelle vigne, sulla sicurezza, sui diritti e su molto altro – che deve necessariamente avvenire in parallelo visto che i lavoratori non hanno tempo per formarsi senza lavorare. Nel frattempo, il progetto supporta le due parti e cerca di rendere autonomo il lavoratore, nella gestione del denaro e a livello abitativo. Questo anche grazie al progetto “Homefull”, promosso da Weco insieme a diverse realtà dell’accoglienza albese, che fornisce garanzie perché i lavoratori possano trovare appartamenti in affitto.

Attraverso queste attività, “Accademia della vigna” punta a raggiungere una responsabilità sociale delle aziende nei confronti del territorio e delle persone, per «testimoniare che le cose si possono fare in maniera anche positiva» dice ancora Galeasso. Per questo, inoltre, Weco sta lavorando da mesi su uno studio di fattibilità – commissionato dal consorzio e da altri enti – di un modello strutturale basato su questi princìpi, in cui collaborino pubblico e privato. A settembre ci sarà un evento di restituzione pubblica del progetto, mentre è in corso la fase di presentazione agli enti e ai soggetti privati coinvolti. Se ne parla quindi per la vendemmia del 2026, ma qualcosa potrebbe già essere in movimento. I Carabinieri, intanto, continuano i controlli e ogni volta qualcuno cade nella rete.

Questa puntata di L’Unica Cuneo termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.

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