Lo stadio è troppo caro: si complica la cessione a Cairo
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L’Unica è presente in diverse province del Piemonte e, tra queste, c'è anche Cuneo. Proprio lì mercoledì 18 febbraio alle ore 18 L’Unica organizza un evento dal vivo. Ti va di incontrarci? Il programma prevede letture tratte dalle newsletter, dialogo con gli ospiti e un rinfresco.
Sul palco ci saranno Guido Tiberga (coordinatore editoriale L’Unica), Gimmi Basilotta (presidente Dispari teatro) e Mariano Laguzzi (presidente 1000miglia). Non mancare!
📍 Open Baladin Cuneo, piazza Foro Boario
🎟️ Ingresso gratuito – i posti sono limitati!
La notizia non è ancora ufficiale, ma potrebbe fare parecchio rumore. Secondo indiscrezioni riportate dalla pagina social d’informazione Toro Zone – e confermate a L’Unica da una fonte affidabile – Praxi, la società a cui è stato affidato nei mesi scorsi il compito di determinare il valore dello stadio “Grande Torino”, avrebbe stimato il valore dell’immobile tra i 20 e i 25 milioni di euro, una cifra di gran lunga superiore rispetto alle attese. Una valutazione che potrebbe rappresentare un ostacolo alle trattative per la cessione dello stadio e una potenziale patata bollente nelle mani del sindaco Stefano Lo Russo, anche in vista delle elezioni amministrative previste tra poco più di un anno.
La perizia, seppure non vincolante, nelle intenzioni del Comune dovrebbe rappresentare la base sulla quale articolare ogni possibile discorso attorno allo stadio con il Torino FC o con altri soggetti eventualmente interessati. Un prezzo giudicato troppo alto può quindi diventare un problema per i potenziali acquirenti, ma anche (e forse, soprattutto) per il Comune. È risaputa infatti l’intenzione di valorizzare l’asset “Grande Torino” – che il municipio ritiene “non strategico” – attraverso la vendita dell’impianto, la cessione del diritto di superficie o una partnership pubblico-privata.
Allo stato attuale non si conoscono i particolari della perizia, che è stata consegnata al Comune ma non ancora resa pubblica. «I procedimenti peritali si sono svolti e gli esiti, che sono stati comunicati, costituiranno la base per le valutazioni necessarie ai bandi che potranno essere pubblicati», si è limitato a dire l’assessore allo Sport Domenico Carretta.
Il nodo dei costi
Tuttavia, una valutazione superiore ai 20 milioni appare ai più elevata per diversi motivi. In Italia, il precedente più recente e con maggiori similarità è quello dello stadio di Bergamo, che oggi si chiama New Balance Arena. L’impianto, di proprietà del Comune di Bergamo, è stato acquisito dalla squadra di calcio dell’Atalanta attraverso un bando di alienazione nel 2017 per 8,6 milioni di euro, circa il 10 per cento in più della base d’asta fissata in 7,8 milioni. L’impianto disponeva di circa 21 mila posti a sedere, saliti fino a 24 mila grazie alla ristrutturazione avvenuta tra il 2019 e il 2024 a spese del nuovo proprietario. Qualche anno prima, nel 2013, l’Udinese aveva ottenuto il diritto di superficie dello stadio di Udine (circa 25 mila posti) per soli 4,55 milioni di euro pagabili in mini rate annuali da 50 mila euro.
A Torino, la pietra di paragone è quella dell’area “Stadio delle Alpi”, che il Comune di Torino nel 2003 ha concesso alla Juventus in diritto di superficie per 99 anni al costo di 25 milioni di euro dilazionati su scala pluriennale. Si tratta di un’area di grande dimensione (circa 355 mila metri quadri), situata in periferia, che all’epoca comprendeva lo Stadio delle Alpi, costruito nel 1990 e successivamente abbattuto dalla Juventus per erigere il nuovo Juventus Stadium.
Rapportando il valore del diritto di superficie alle dimensioni, si evince che la Juventus si è assicurata l’area della Continassa pagandola circa 70 euro al metro quadro. Condizioni molto favorevoli che il presidente del Torino, Urbano Cairo, ha dichiarato di aspettarsi anche per il “Grande Torino”.
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Il progetto di Urbano Cairo
Qual è quindi il prezzo giusto per l’impianto di corso Sebastopoli che vent’anni fa ospitò la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali? Non esiste una risposta univoca. L’area di pertinenza dello stadio è di circa 60 mila metri quadri; volendo applicare gli stessi parametri del caso “Delle Alpi”, si otterrebbe un valore complessivo di circa 4 milioni di euro, che non a caso è una cifra non lontana dai 3 milioni 770 mila euro in per la quale, nel lontano 2003, il Comune di Torino si era impegnato a cedere il diritto della superficie al Torino Calcio. Impegno che si sarebbe dovuto concretizzare dopo le Olimpiadi del 2006 e la conseguente ristrutturazione dello stadio (di cui avrebbe dovuto farsi carico la società), ma che rimase lettera morta a causa del fallimento del club, avvenuto nell’estate 2005, che comportò l’iscrizione di ipoteche sullo stadio per un valore di circa 38,6 milioni di euro.
Nel 2005 Urbano Cairo rilevò il club granata dai “lodisti”, la pattuglia di imprenditori e appassionati locali che ne avevano salvato il titolo sportivo dopo il fallimento aderendo al cosiddetto Lodo Petrucci, che consentì alla squadra di ripartire dalla serie B. Già allora l’editore alessandrino si era dichiarato interessato all’acquisto dello stadio, ma l’intenzione non si è mai concretizzata, anche per via del nodo ipoteche. Nodo che sì è sciolto l’estate scorsa quando, grazie alla pressione dell’amministrazione comunale, l’Agenzia delle entrate decise di non rinnovare i vincoli ipotecari alla loro naturale scadenza. Negli ultimi vent’anni l’impianto è rimasto di proprietà comunale, che lo ha concesso in affitto al Torino FC, non senza qualche malumore. Infatti il canone annuo di circa 500 mila euro che la società calcistica versa nelle casse comunali è considerato modesto e non sufficiente a coprire i costi di manutenzione straordinaria, che restano in capo a Palazzo civico, sede del Comune.
Le condizioni dell’impianto
Anche in conseguenza di questa impasse, lo stadio “Grande Torino”, costruito nel 1933 e ammodernato per i Giochi olimpici invernali del 2006, versa oggi in condizioni tutt’altro che buone. Da un lato c’è un tema di manutenzione carente, che emerge per esempio nelle giornate di pioggia intensa, quando l’acqua passa attraverso i fori che costellano la parte in plexiglass della copertura e raggiunge diversi settori dello stadio. C’è poi l’obsolescenza degli impianti, responsabile di quanto avvenuto domenica 8 febbraio quando, durante la partita di campionato Torino-Lecce, la rottura di una tubatura ha causato il parziale allagamento degli spogliatoi, risolto solo grazie all’intervento delle idrovore dei Vigili del fuoco.
A causa dell’acqua, un blackout ha messo fuori uso i pannelli luminosi degli sponsor, i megaschermi e l’impianto audio. Infine, va considerato il nodo dell’inadeguatezza strutturale. L’impianto ha quasi un secolo di vita e la ristrutturazione di vent’anni fa, che peraltro mostra già i segni del tempo, non ha risolto molti problemi. Anzi, gli interventi per adeguarsi alla cosiddetta “legge Pisanu” e alle successive norme sulla sicurezza negli stadi hanno comportato soluzioni raffazzonate, come le antiestetiche barricate che cingono lo stadio lungo corso Agnelli e via Filadelfia. A ciò si aggiungono altri problemi, come l’impianto di illuminazione datato, i bagni vecchio stile e sottodimensionati, la scarsità di aree ristoro e di tutti quei servizi giudicati ormai indispensabili per un moderno stadio di calcio.
Insomma, chi acquisterà il “Grande Torino” deve mettere in conto importanti lavori di adeguamento, anche senza la velleità di mettere mano alla struttura, com’è invece accaduto a Bergamo e in altre parti d’Italia. In quest’ultimo caso, infatti, bisognerebbe considerare anche i vincoli della soprintendenza che riguardano certe parti dello stadio e persino il terreno di gioco, sotto il quale esiste ancora un sistema di fascine di legno, coevo alla costruzione dell’impianto, un tempo usato come ingegnoso quanto rudimentale sistema di drenaggio.
Un altro fattore, infine, sarebbe la scarsa disponibilità di aree dove sviluppare attività commerciali e predisporre adeguati parcheggi a cui farebbe da contraltare, in positivo, la location privilegiata dello stadio Grande Torino che, a differenza dello Juventus Stadium, si trova in un quartiere semi centrale, facilmente raggiungibile da tutta la città, e contiguo ad altri impianti sportivi come le piscine e l’Inalpi Arena, sede negli ultimi anni delle seguitissime ATP Finals di tennis.
Il tempo stringe
Di certo il nodo stadio andrà sciolto al più presto, presumibilmente entro l’estate. Il contratto d’affitto tra Comune e Torino FC scade a fine 2026, dopo la proroga di 18 mesi concessa a giugno dello scorso anno. Ma il Torino ha necessità di sapere con certezza dove giocherà la prossima stagione, sia per effettuare le comunicazioni di rito alla FIGC per l’iscrizione al campionato di Serie A 2026-27, sia per programmare la campagna abbonamenti. Anche il Comune vuole fare presto, come hanno dichiarato nelle scorse settimane Lo Russo e Carretta.
Sulla carta, le strade restano le solite tre: cessione del diritto di superficie per 99 anni, partenariato pubblico-privato (coinvolgendo il Torino FC o un altro soggetto), rinnovo del contratto d’affitto a canone più elevato dell’attuale. Sullo sfondo la possibilità di un’eventuale ulteriore proroga dell’attuale contratto di locazione, se le trattative dovessero andare per le lunghe e quella, molto più remota, di un Torino costretto a cercarsi un’altra “casa” fuori città nel caso di fumata nera, prospettiva che nessuno si augura, soprattutto nell’anno che conduce alle prossime elezioni cittadine.
Il Comune spinge per capitalizzare lo stadio e portare a casa un accordo soddisfacente per l’amministrazione, il presidente del Torino Cairo, che non ha finora mai dimostrato grande interesse nelle infrastrutture legate al calcio, potrebbe cambiare idea a fronte di un’offerta vantaggiosa e in linea con le condizioni concesse alla Juventus ormai più di venti anni fa.
La partita è ancora aperta e il suo esito potrebbe essere determinante per le casse del Comune, per il futuro di un pezzo di città e del Torino. La proprietà dello stadio accrescerebbe certamente il valore del club anche in vista di una possibile cessione – auspicata da una buona parte dei tifosi – della quale si è molto vociferato nei mesi scorsi ma che non ha finora trovato conferme.
Questa puntata di L’Unica Torino termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.
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