Continuano le liti sulla tangenziale che non c’è
La Regione promette: la bretella Sud-Ovest si farà. Gli ambientalisti protestano. Da sessant’anni la storia si ripete
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Alla faccia dell’Asti-Cuneo, la cui apertura definitiva sull’intero tratto a doppia corsia – dopo trent’anni di gestazione – è prevista per il 19 aprile. La tangenziale Sud-Ovest di Asti è ancora più longeva: l’idea di collegare il casello Asti Ovest con la parte Sud della città risale infatti agli anni Sessanta, anche se la sua nascita ufficiale può essere fatta risalire al Piano regolatore del 1974, oltre cinquant’anni fa.
Da allora generazioni di astigiani ne discutono e ogni volta che il tema torna d’attualità il confronto si accende tra chi la considera strategica per migliorare la viabilità cittadina e chi – come la consigliera regionale di Alleanza Verdi-Sinistra Alice Ravinale – la considera «un enorme spreco di risorse pubbliche». La questione si è riaccesa proprio in questi giorni, dopo quasi un anno di silenzio.
Nell’aprile del 2023 il presidente della Regione Alberto Cirio aveva presentato al Teatro Alfieri i cinque tracciati elaborati da ANAS; nel 2024 il Comune di Asti ne aveva indicato uno come il più probabile, tra le proteste dei residenti e dei comitati ambientalisti. Poi il silenzio, fino a pochi giorni fa, quando l’assessore regionale ai Trasporti Marco Gabusi ha annunciato a La Stampa possibili sviluppi già a marzo.
Il no degli ambientalisti
Secondo Gabusi, sul tavolo ci sono due proposte per la tangenziale Sud-Ovest: una elaborata da ANAS e l’altra presentata a fine gennaio al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti da ITP Spa (Ivrea Torino Piacenza), la concessionaria delle tratte autostradali Torino-Piacenza e Torino-Quincinetto. «I progetti si equivalgono e così manteniamo aperte due strade per portare a compimento l’opera: a marzo ci confronteremo con il ministero per capire quale percorso sia più opportuno», ha spiegato l’assessore, che non ha dubbi: «La tangenziale si farà».
Una certezza che ha fatto ripartire le vecchie contrarietà nel mondo ambientalista. «Più strade non significano meno traffico. Significano più traffico», si legge in un comunicato del circolo SEQUS (Sostenibilità equità sensibilità) di Asti. «Più asfalto non significa più qualità della vita. Significa più emissioni, più rumore, più consumo di suolo. Asti oggi è attraversata gratuitamente da flussi che nulla hanno a che fare con la vita cittadina. Chi percorre l’autostrada tra Asti Est e Asti Ovest paga un pedaggio; chi attraversa la città no. È un paradosso che ricade sulla salute dei cittadini. Noi proponiamo un principio diverso: non “chi ha i soldi può inquinare”, ma un sistema regolamentato che disincentivi l’attraversamento e finanzi un trasporto pubblico gratuito ed efficiente per i cittadini di Asti, soprattutto per le famiglie meno abbienti. Il pedaggio urbano non sarebbe una tassa punitiva, ma uno strumento per restituire mobilità gratuita ai residenti».
«La tangenziale si farà», insiste Gabusi, ricordando che il concessionario autostradale, in base agli obblighi contrattuali, deve realizzare 39 opere accessorie lungo la tratta di competenza, tra cui anche il collegamento astigiano sull’asse Ovest-Sud. «Al ministero porteremo tutti questi progetti come sistema Regione».
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La lunga storia di un’opera mai costruita
In origine la tangenziale era stata pensata come una strada esterna alla città che ne seguiva il perimetro collegandosi alle principali arterie. Così era stata prevista dal Piano regolatore del 1974: un tracciato a livello del terreno, con tre ponti su Tanaro, Borbore e ferrovia e collegamenti con corso Alba e strada per Revignano. Doveva essere un tratto dell’anello tangenziale cittadino, ma l’espansione urbanistica cambiò progressivamente i piani. Sui terreni agricoli sorse il quartiere residenziale di corso Alba-Case Nuove e la strada venne spostata prima ai piedi della collina di Val San Pietro, poi a mezza costa e infine in galleria.
Nel frattempo nacquero anche le villette di San Carlo e i vivai Botto: il risultato fu un tracciato sempre più complesso, tra tunnel sotto la collina e passaggi sopra serre e cascine.
A complicare ulteriormente il quadro arrivò l’alluvione del 1994, che portò alla scelta di attraversare la valle del Tanaro con un lungo viadotto. Dopo vent’anni di modifiche progettuali, tra il 1975 e il 1995, l’opera appariva sempre più costosa e per un periodo finì nel cassetto.
L’idea tornò alla ribalta con l’autostrada Asti-Cuneo: il presidente della Provincia Roberto Marmo propose di far realizzare la TSO-Tangenziale Sud Ovest dall’ANAS come collegamento tra l’Asti-Cuneo e la Torino-Piacenza, al casello Asti Ovest. Nel 2000 venne presentato un primo progetto preliminare: sei chilometri tra ponti, gallerie e svincoli, con sei corsie. Nel 2002 però il Comune sollevò dubbi sull’utilità di un collegamento autostradale in quel punto e suggerì di realizzarlo ad Asti Est, dove la viabilità esisteva già.
Ne nacque uno scontro istituzionale che si concluse con un compromesso: il collegamento principale sarebbe stato ad Asti Est, ma la tangenziale si sarebbe comunque costruita, ridotta a due corsie.
Il secondo progetto preliminare del 2004 mantenne gran parte del tracciato con due modifiche principali: niente più collegamento diretto con corso Alba, sostituito da una nuova strada parallela al Tanaro, e passaggio in galleria sotto i vivai Botto e corso Alba.
Nel frattempo era stato realizzato anche il nuovo ospedale, con problemi di accessibilità, e alla TSO venne affidato anche il compito di migliorare la viabilità dell’area.
Gli anni del sindaco Rasero
Il tempo passa e si arriva ai giorni nostri. L’attuale sindaco Maurizio Rasero vinse le elezioni amministrative nel 2017 e nel 2022 inserendo la costruzione dell’opera tra i punti principali del suo programma. Già nel 2018 scrisse una lettera all’allora presidente della Regione Sergio Chiamparino, per ribadire che «l’importanza strategica dell’autostrada Asti-Cuneo per il territorio astigiano non può prescindere dalla presenza di un collegamento Sud-Ovest che preveda un secondo ponte che attraversi il fiume Tanaro».
Oggi il tracciato considerato più probabile è lungo circa 4,9 chilometri, di cui 1,52 chilometri in galleria e 2,1 chilometri su viadotto. Non si parla più di autostrada a più corsie, ma di una semplice strada a doppio senso larga complessivamente 10,5 metri. Il percorso partirebbe davanti all’OBI di corso Torino, proseguirebbe verso il Borbore – attraversato con un viadotto lungo 160 metri – e supererebbe una prima zona collinare per sbucare in un’area pianeggiante vicino alla ferrovia e al campo volo. Da qui partirebbe un viadotto di circa 430 metri fino al Vallarone, dove inizierebbe il tunnel di circa un chilometro e mezzo sotto Valle San Pietro e Borgomale, fino a una rotonda sulla provinciale 8 di corso Alba. Tra Asti e Variglie è prevista un’altra rotatoria di collegamento con la viabilità cittadina. Il tracciato continuerebbe a Sud del golf club e attraverserebbe il Tanaro con un nuovo ponte di circa un chilometro e mezzo, proseguendo poi fino a Rocca Schiavino, a poche centinaia di metri dalla tangenziale esistente e dall’inizio dell’Asti-Cuneo.
Il costo dei lavori
I lavori durerebbero poco più di tre anni, circa 39 mesi, con un costo complessivo stimato in 190 milioni di euro: 40 milioni dal CIPESS (il Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile), 104 milioni dal contratto di programma tra il Ministero dei Trasporti e ANAS 2024 e la restante parte ancora da definire tra ministero, ANAS e Regione.
Una cifra che continua a far discutere. «Parliamo di circa 38 milioni di euro al chilometro per una strada a due corsie che introdurrebbe nuovo traffico in città», ha osservato Ravinale. Critiche arrivano anche dal territorio. «Il quartiere di corso Alba è una delle poche zone rurali periferiche rimaste in città, con scuola, negozi e impianti sportivi: l’introduzione di mezzi pesanti distruggerebbe tutto» ha fatto notare Vittoria Briccarello, consigliera comunale di Alleanza Verdi-Sinistra e da sempre contraria al progetto. «È la stessa ANAS a dire che la tangenziale non serve per un alleggerimento del traffico cittadino» ha aggiunto, citando i dati sui flussi: «Si parla di circa trecento veicoli all’ora», numeri molto bassi.
In quell’area molti residenti hanno investito acquistando case o avviando attività agricole, bed and breakfast e ristoranti. «Il valore immobiliare potrebbe dimezzarsi: una casa da 100 mila euro rischierebbe di valerne appena 50 mila», ha detto ancora la consigliera Briccarello. Camion, cantieri e infrastrutture pesanti difficilmente favoriscono il mercato immobiliare. Un grido d’allarme arriva anche dalle aziende agricole della zona. La tangenziale, in particolare, passerebbe nel mezzo di Cascina Boba, allevamento biologico di mucche di razza fassona. «Se fosse realizzata quest’opera sarò obbligato a chiudere l’attività, proprio quando i politici regionali predicano bene sull’importanza della razza bovina piemontese – ha detto il titolare Domenico Viarengo –. Per allevare questa razza ci vanno delle aziende; invece loro che fanno? Le distruggono».
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