Vannacci corteggia i no-vax piemontesi

Il 7 marzo Pietro Luigi Garavelli parteciperà a un convegno con l’ex generale: «Racconterò la verità sulla pandemia»

Vannacci corteggia i no-vax piemontesi
Foto: profilo Facebook di Roberto Vannacci

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Garavelli e Vannacci? Ma che cosa c’entra l’infettivologo apprezzato dall’ex-assessore leghista Luigi Icardi con il generale che ha mollato Salvini? Cosa c’entra il cantore della Decima Mas e profeta della remigration con il professore censurato per un intervento pubblico contro il green pass? Se lo chiedono in molti ad Alessandria, dove la Lega è dominata dal capogruppo alla Camera Riccardo Molinari e dove il professor Pietro Luigi Garavelli e la sua famiglia sono nomi noti da anni, a partire dal padre Giovanni, medico, e soprattutto dalla madre, Angela Notte, per anni in politica con PSDI e PSI.

Eppure, qualche affinità elettiva tra i due deve esserci: il prossimo 7 marzo il 64enne ex-primario di Malattie infettive all’Ospedale maggiore di Novara, ora in pensione anticipata, sarà tra i relatori di un convegno organizzato a Roma dal fondatore di “Futuro Nazionale”, il partito che Roberto Vannacci ha fondato dopo aver lasciato la Lega. Titolo dell’incontro, in programma a due passi da piazza Venezia, “Il Generale Roberto Vannacci incontra l’avanguardia del dissenso”. Dopo il dibattito, recita la locandina, si andrà a «cena solo su prenotazione al ristorante Angelino». Per avviare l’attività della sua creatura, par di capire, il Vannacci anti-establishment non sembra disdegnare la vecchia strategia delle cene elettorali: per sedersi accanto alla guest star e ricevere le sue attenzioni – e magari una candidatura – bisogna essere disposti ad aprire il portafoglio.

 Il professore e la politica

“Dissenso”, dunque: sembrerebbe questo il fil rouge. D’altra parte Garavelli è un uomo che da sempre va contromano: con L’Unica, il professore non nega l’attrazione per il generale ma mette le mani avanti: «Sono vent’anni che non voto, non so neppure dov’è finita la mia tessera elettorale», ha detto. «In ogni caso nella notte dei tempi votavo socialista. Però Vannacci è un politico emergente, ne parlano tutti, e io sono un gran curioso, la politica la seguo, non ho avuto modo di leggere il suo libro e quindi vado di persona. Ma in primo luogo sarò al suo convegno perché mi ha invitato una cara amica a cui non posso dire di no, la giornalista Angela Camuso che al tempo del Covid ha seguito il mio lavoro su La Verità».

«Vuole sapere una cosa? Mia mamma, politica di spicco, una donna di temperamento forte che si è dimessa al primo avviso di garanzia, mi ha insegnato che per conoscere davvero qualcuno bisogna guardarlo negli occhi. Mi portava a tutti gli eventi politici. Avevo cinque anni quando al Teatro di Alessandria arrivò Giuseppe Saragat: il presidente era socialdemocratico come lei, mi ha preso sulle sue ginocchia e ho potuto osservarlo da vicino, i suoi erano occhi buoni. Ecco, il generale vorrei guardarlo negli occhi per capire chi è, le persone bisogna incontrarle dal vivo», ha aggiunto Garavelli. «L’ho fatto spesso negli anni:  ho visto gli occhi scuri e neri di Pietro Longo che sprizzavano una grandissima intelligenza, quelli simpatici da venditore di pentole di Silvio Berlusconi, quelli algidi di Gianfranco Fini che mi hanno inquietato, quelli sornioni e furbi di Giulio Andreotti». Quanto all’avviso di garanzia alla mamma, all’epoca nel comitato di gestione dell’ospedale di Alessandria, «era per l’acquisto di un broncoscopio. Naturalmente era tutto regolare, ma lei non ne ha voluto più saperne e ha lasciato la politica per sempre». 

Personaggio controverso, Garavelli. Il mondo politico alessandrino gli ha attribuito più di un innamoramento, dai Cinque stelle alla Lega. Lui nega tutto: «Non è vero niente, ma è vero che di grillini ne ho curati tanti. Io sono amico di tutti», ha aggiunto. Quanto alla Lega, il discorso è più complesso: considerato il padre delle cure domiciliari precoci con idrossiclorochina – appoggiate dalla prima giunta di Alberto Cirio ma poi sospese dall’Agenzia italiana del farmaco (AIFA) – Garavelli spiega che il sostegno dell’assessore Icardi era nato non da una vicinanza politica, ma dall’opera di convincimento di Paola Varese, oncologa, direttrice della Medicina di Ovada e candidata nella lista di Cirio alle elezioni regionali del 2024. 

«È stata Paola a presentare i risultati eccellenti dello studio-pilota all’assessore, che si era convinto delle loro efficacia», ha raccontato. Durante la pandemia, Varese aveva elaborato, insieme ad altri clinici e in sinergia con i medici di famiglia del distretto Acqui-Ovada, un piano per la gestione domiciliare dei pazienti e «di cui l’idrossiclorichina era solo un elemento poi eliminato dopo la decisione dell’AIFA», ha precisato a L’Unica. Il progetto, denominato Covi a Casa, sarebbe poi diventato regionale e proseguito fino all’arrivo di vaccini. «Covi, non Covid – spiegò Varese a suo tempo – per richiamare il concetto di cura e presa in carico globale, come la chioccia con i pulcini».

Il generale e i vaccini

Con il generale, Garavelli vuole parlare soprattutto di Covid. «Gli racconterò la verità sulla pandemia, in attesa che chi governa lo faccia ufficialmente. Lo deve a migliaia di italiani morti o sofferenti per la malattia o per il vaccino», ha scritto su Facebook domenica 1° febbraio. «Anche Vannacci deve sapere», ha ribadito lunedì 2. «Il suo attuale interesse per quanto è accaduto potrebbe svegliare dal torpore la politica», ha aggiunto mercoledì 3.

«Quello che non si è compreso subito – ha spiegato a L’Unica – è che il virus doveva essere bloccato con gli antinfiammatori prima che si sviluppasse la cascata citochinica [una reazione immunitaria potenzialmente fatale, ndr]. Le casistiche americane hanno demolito inizialmente la cura con l’idrossiclorochina perché invece di trattare i pazienti immediatamente, come è stata fatto nelle divisioni infettivologiche piemontesi, hanno utilizzato quei farmaci in fase più avanzata».

«Non si dice nulla di sconvolgente a chiarire che i vaccini hanno una efficacia limitata nel tempo, perché il Covid è un virus che muta rapidamente e sarebbe necessario un aggiornamento continuo», ha aggiunto. «Chiariamo un ultimo punto: io non sono stato né sospeso né radiato, solo censurato per quella manifestazione. Resta però l’amarezza, mi sarei aspettato almeno delle scuse. Una delusione, per uno come me che ha lavorato in ospedale per quarant’anni». 

A Garavelli, inoltre, non spiacerebbe cogliere l’occasione dell’incontro con il leader di Futuro Nazionale per riuscire a raggiungere la commissione d’inchiesta sul Covid: «Se mi chiamano vado – ha confermato a L’Unica – vorrei parlare delle cure precoci. Ho fatto parte a lungo dell’International Covid Summit. In quel periodo ci sentivamo con frequenza regolare e c’erano i più grandi infettivologi ed  epidemiologi, molti dei quali adesso sono i consiglieri di Robert Kennedy, il segretario alla Salute di Trump. E alcuni di loro erano Democratici». 

Il professore alessandrino non sarà il solo a toccare l’argomento vaccini: quel giorno parlerà anche Andrea Stramezzi, candidato alle ultime elezioni politiche con Italexit, sospeso nel 2022 dall’Ordine dei medici per aver somministrato ai suoi pazienti terapie ritenute prive di basi scientifiche e promotore delle terapie domiciliari. A Roma ci sarà pure Riccardo Szumski, medico di base, sindaco di Santa Lucia di Piave, provincia di Treviso, un passato leghista, oggi consigliere regionale in Veneto. Nei mesi della pandemia si era detto contrario all’obbligo vaccinale. Lo radiarono dall’albo nel 2021 per il rilascio di «certificati di esenzione dalla vaccinazione a pazienti» e per aver effettuato «cure domiciliari, non previste in alcun protocollo anti Covid».

Troppi per essere un caso. All’elenco dei bersagli (aborto, eutanasia, mondo LGBT) e dei temi cari al generale (nazionalismo, difesa della famiglia tradizionale), si può quindi aggiungere l’attenzione alla galassia Free Vax-No Vax, che in termini di voti può avere un peso non irrilevante.

Vannacci e il Piemonte, il quadro politico

Per Riccardo Molinari, capogruppo alla Camera e segretario della Lega in Piemonte, non sarà di certo Alessandria il terreno di conquista del generale. «Garavelli a parte, da queste parti le tentazioni di seguire Vannacci sono praticamente ridotte a zero», ha detto a L’Unica. «Anzi, la sua uscita dal partito ci ha fatto benissimo: da quando l’ha annunciata abbiamo avuto un boom di iscrizioni. D’altronde da sempre noi siamo lontani dalla destra e antifascisti convinti: Futuro Nazionale non ci preoccupa».

Tuttavia, nel mondo della politica locale si dice che il quartier generale dei seguaci dell’ex parà possa essere proprio nell’Alessandrino: il Castello Sforzini di Castellar Ponzano, proprietà dell’imprenditore pavese Luca Sforzini, un maniero medievale dell’anno Mille che sorge sul sito di un antico acquedotto romano, oggi sede del Centro studi Rinascimento nazionale. Federico Matta, il gemmologo e perito del tribunale che i vannacciani torinesi hanno eletto presidente del “Team La Mole”, ha confermato a L’Unica: «Sì, ci troveremo lì. Luca Sforzini è un mio amico ed è un ammiratore del generale. In ogni caso ho anche io un castello nell’Astigiano, a Piea e le riunioni possiamo farle anche da me».

Dissidenti, delusi, insoddisfatti, espulsi da altri partiti: l’organizzazione dell’armata Brancaleone di Vannacci è in costruzione; sono 18 i team di Vannacci in Piemonte, 5 a Torino. C’è un po’ di tutto nel gruppo che si sta delineando a supporto del generale in Piemonte. I due nomi piemontesi più famosi reclutati sin dalla prima ora sono il vercellese Emanuele Pozzolo – silurato da Fratelli d’Italia dopo la condanna per lo sparo di Capodanno 2024 alla pro loco di Rosazza – e l’ex-europarlamentare vetero-leghista Mario Borghezio, fra i fondatori della Lega con Umberto Bossi. 

Proprio Pozzolo è ora fra i registi del reclutamento in Piemonte. A Vercelli Gian Carlo Locarni, vice segretario provinciale della Lega ha annunciato di voler lasciare il partito. «Credo che il nostro Paese abbia bisogno di una destra più radicale sui principi», ha scritto su Facebook. Altri due nomi sono Margherita Candeli, già consigliera comunale eletta nel 2019 con la Lega e poi passata a Fratelli d’Italia, e Galliano Zenti, candidato nel 2024 nella lista civica a sostegno dell’allora sindaco Andrea Corsaro. E poi c’è Michelino Altamura, espulso dalla Lega per aver dato vita in città a un team del movimento “Mondo al contrario”. Da Trecate  Alessandro Pasca e Giorgio Ingold. Da Cuneo un nome autorevole di Forza Italia,  Francesco Toselli, figlio di Luigi, fondatore di TeleCupole. Nel Verbano Davide Titoli, ex segretario provinciale di Fratelli d’Italia nel Verbano-Cusio-Ossola, considerato un fedelissimo del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro. 

Borghezio è ottimista e polemizza con Molinari: «Il segretario regionale farebbe bene a captare cosa sta facendo la Lega, che in tutto il Nord si sta sgretolando: userei la metafora delle termiti che divorano il legno», ha detto a L’Unica. Spiega di non avere ruoli ufficiali nella nuova organizzazione: «Direi che sono un’antenna e mi pare proprio che i segnali siano importanti. Due domeniche fa siamo stati nel Vercellese, al mercato dell’antiquariato di Borgo D’Ale e se avessimo avuto le tessere avremmo iscritto almeno quaranta persone. E non è che quel mercato sia frequentato solo da leghisti, nostalgici o persone che votano a destra». 

Gli ultimi sondaggi danno Vannacci intorno al 4 per cento. Borghezio se la ride:  «Più che ai sondaggi credo a quello che sento e vedo in questi giorni». 

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