Conservare per non dimenticare. L’archivio ritrovato della lotta contro i veleni
Cuneo si racconta
Cara lettrice, caro lettore,
Mercoledì 18 febbraio alle ore 18 L’Unica organizza un evento dal vivo a Cuneo. Il programma prevede letture tratte dalle newsletter, dialogo con gli ospiti e un rinfresco.
Sul palco ci saranno Guido Tiberga (coordinatore editoriale L’Unica), Gimmi Basilotta (presidente Dispari teatro) e Mariano Laguzzi (presidente 1000miglia). Non mancare!
📍 Open Baladin Cuneo, piazza Foro Boario
🎟️ Ingresso gratuito – i posti sono limitati!
«Registrazioni, foto, film, ricordi, disegni, canzoni. Ci sono in valle Bormida custodi della memoria. Il mito porta quaggiù i nomi di tutti gli anonimi che fanno la storia. Ci sono, in valle, i custodi di oltre 3.500 pagine del giornale “Valle Bormida Pulita”, il cui direttore fu Renzo Fontana. I custodi di registrazioni, foto, film, ricordi, disegni, canzoni. Non si muore come nei film, per il resto è come nei film». Patricia Dao, storica attivista e scrittrice italo-francese scomparsa nel 2020 a sessantadue anni, lo scrisse nel suo romanzo “Bormida”, pubblicato nel 2012.
Un piccolo giornale per una grande storia
Insieme a moltissimi altri, Dao visse negli anni Ottanta-Novanta in valle Bormida la fase più intensa – l’ultima – della lotta popolare contro l’inquinamento prodotto dagli stabilimenti per le lavorazioni di chimica pesante dell’ACNA di Cengio. La scrittrice si riferiva a un rilevante e straordinario archivio, raccolto durante il corso del tempo da varie persone e associazioni, relativo a una stagione ricca di proteste e partecipazione civile. Una stagione epica quanto rischiosa, traumatica e dura, che portò questa terra e la sua gente a riprendersi una vita dignitosa. Pagando direttamente e a caro prezzo una frattura lacerante tra due regioni, Piemonte e Liguria, oltre a un ricatto occupazionale – sempre inaccettabile – che costringeva da parecchi decenni a scegliere tra salute e lavoro.
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La documentazione conservata in quell’archivio è patrimonio collettivo: di valore storico, locale, ma anche universale. Racconta come si svolse la lotta, le energie e le competenze che si resero necessarie per provare a capire la dimensione di un problema più grande di chiunque, l’emergenza di una situazione ambientale non più sostenibile e la passione di un senso civico risvegliato. Giorno dopo giorno, unendo le forze e le idee e riscoprendo la democrazia, quasi senza nemmeno rendersene conto. Le persone che conoscevano la chimica raccoglievano le analisi e i dati scientifici, chi seguiva la politica fotocopiava i verbali istituzionali, qualcuno leggeva i giornali e creava la rassegna stampa ritagliandone gli articoli di maggiore interesse. I più creativi scrivevano canzoni e rappresentazioni teatrali, i bambini delle scuole disegnavano il fiume nero. La presenza fra i leader del movimento di un giovane giornalista professionista, Renzo Fontana, regalò a quegli anni la testimonianza più alta in presa diretta: il quindicinale Valle Bormida Pulita ebbe il merito di riunire una valle che si allungava per oltre centocinquanta chilometri attraverso due regioni, quattro province e qualche decina di comuni, diventando ben presto la voce più autorevole sul tema.
Nessuno rinunciava a impegnarsi per essere utile. Le analisi realizzate di nascosto dagli esperti di chimica sostenevano i contenuti delle pagine più pregnanti, una piccola redazione improvvisata si occupava delle notizie di attualità e di cronaca dei paesi, giovani illustratori pubblicavano anche uno spazio dedicato alla satira, un’ampia sezione ospitava le lettere di tutti coloro che volevano esprimersi, per un necessario e prezioso scambio di opinioni e riflessioni.
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Chi contribuiva con le fotografie, chi per la contabilità e la segreteria, chi cercava la pubblicità e vendeva gli abbonamenti, chi partecipava per consegnare i materiali alla tipografia e preparava la distribuzione, inserendo recapiti nell’indirizzario e attaccando le etichette dopo la stampa. Qualcuno portava una pentola di penne o spaghetti a tarda sera, per sostenere il gruppo di lavoro nelle lunghe notti di chiusura davanti ai primi computer. Un ragazzo che studiava grafica ideò il logo che venne registrato per la testata e che veniva riprodotto su tutti i manifesti, le locandine e gli striscioni, per invitare la cittadinanza alle manifestazioni di piazza. Una semplice scritta, con un tratto fresco e pieno di ottimismo: Valle Bormida Pulita, con una margherita al posto del puntino sulla “i” e uno strato di erba verde come base.
È stato un vero giornale. Glorioso e dimenticato. Con una linea editoriale chiara, che non aveva paura di informare e di prendere posizione. In un’epoca in cui Internet ancora non esisteva, è riuscito a legare centinaia di persone che non si erano mai incontrate prima e a esprimere un senso di appartenenza dentro e fuori la valle Bormida. Estendere l’esperienza di lotta agli altri gruppi e comitati che, in Italia, erano impegnati sulle tematiche ambientali è stata l’evoluzione più evidente e significativa: furono creati contatti con diversi luoghi, tra cui Manfredonia e Marghera. Con approfondimenti di livello internazionale e l’attenzione alle ingiustizie del mondo, come le violenze contro gli Yanomami, popolo della foresta amazzonica minacciato di estinzione da cercatori d’oro illegali, malattie e inquinamenti a elevato impatto. E poi la copertura degli eventi più tragici di quegli anni, legati al traffico dei rifiuti tossici: le navi dei veleni, come la Zanoobia. E le inchieste: nel 1990, Valle Bormida Pulita diretto da Renzo Fontana rivelò che i rifiuti dell’ACNA – la fabbrica dei veleni – erano finiti nella discarica di Pianura, in Campania, in quella Terra dei Fuochi che sarebbe diventata uno scandalo italiano molto tempo dopo. E lo fece ben prima che se ne accorgessero i grandi giornali nazionali.
Conservare per non dimenticare
Gli archivi di cui parliamo oggi sono composti da quel genere di materiale: tutto ciò che era contenuto nella sede del giornale, ma anche custodito dai diversi gruppi locali dell’Associazione per la Rinascita della valle Bormida, che in quegli anni aveva esponenti e referenti in ogni paese. A questi si aggiunge la ricca documentazione già ordinata a cura dell’associazione “Valbormida Viva”, che è stata la fonte per le tesi di laurea di non pochi studenti. E poi ci sono gli innumerevoli ricordi personali, conservati gelosamente da molti protagonisti di quegli eventi. Il 6 luglio 2023, a Cortemilia, una violentissima grandinata si abbatté sulla zona: danneggiando gravemente i tetti della gran parte degli edifici. Compreso quello della vecchia redazione, in piazza della Chiesa 2. «Fu il sindaco a contattare qualcuno di noi e a informarci», hanno spiegato a L’Unica dall’Associazione Rinascita, che nel frattempo si è ricostituita formalmente come organizzazione di volontariato. «Così programmammo nei fine settimana il trasferimento provvisorio del materiale, negli spazi che il Comune aveva messo a disposizione: quei documenti erano abbandonati da più di trent’anni e li abbiamo salvati dalla pioggia e dal degrado, giusto per un soffio». Decine di anonimi scatoloni con dentro una grande storia, che al momento sono accatastati alla rinfusa in attesa di un progetto e di un futuro.

Già c’è la visione: recuperare, digitalizzare e rendere fruibile. Nella convinzione che quell’agire collettivo, in un tempo lontano, possa parlare ancora – e molto – ai giovani e agli adulti di oggi. Nuove generazioni erediteranno quella storia e sarà fondamentale tramandare loro la consapevolezza che è la storia di tutti. Così come di tutti è la responsabilità di gestirla. «Stiamo contattando i sindaci di ciascun Comune della Valle Bormida – hanno aggiunto i volontari dell’Associazione Rinascita – a cui presentiamo il progetto di un centro di documentazione e ricerca, dedicato alla conservazione e alla valorizzazione di tutti gli archivi riuniti: c’è bisogno di aiuto da parte degli enti locali e di chiunque desideri contribuire, perché si tratta di un grande e imponente lavoro. Gli osservatori che verranno potranno ritrovarvi la genesi di quello che da molti fu definito il primo movimento ecologista italiano».
Una lettura che si potrà elaborare e discutere: su uno degli striscioni che solcarono le vie e le piazze in innumerevoli manifestazioni di protesta, fu scritto «non siamo ambientalisti, ma gente della valle Bormida». Gli abitanti. Che avevano deciso di mettere fine a più di cent’anni di veleni della fabbrica chimica, prendendo in mano la loro vita. Come avevano già provato a fare i loro avi, prima di loro. Con un dissenso ragionato, lucido, fermo e pacifico, ma non per questo meno tenace. Davide contro Golia, alla fine riuscendoci.
Questa puntata di L’Unica Cuneo termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.
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