Rasero punta alla Banca. E la guerra continua

Quello di “mamma cassa” è il primo di diversi appuntamenti che nel 2027 potrebbero cambiare il volto politico della città

Rasero punta alla Banca. E la guerra continua
Foto: L’Unica

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È scontro su tutta la linea, un duello fatto di interviste e dichiarazioni contrapposte, un faccia a faccia virtuale che non risparmia colpi. I protagonisti sono sempre loro: da una parte l’amministratore delegato di Banca di Asti Carlo Demartini, dall’altra il presidente della Fondazione CRAsti Livio Negro. Sul tappeto ci sono il presente e il futuro della Banca, legato a doppio filo con il futuro della città, attesa nel 2027 da una serie di appuntamenti che potrebbero cambiarne il volto politico e amministrativo. I due divergono su tutto: dal pre-consuntivo e dal bilancio 2025 dell’Istituto alla crescita della clientela, fino al ruolo stesso di Banca e Fondazione. Entrambi invocano un’analisi fondata sui numeri e non sugli slogan, ma poi interpretano le cifre in modo opposto.

La prima partita in programma, quella di aprile per il rinnovo del Consiglio di amministrazione della Banca d’Asti, entra così nel vivo. Tra i curricula consegnati alla Stuart Spencer, colosso internazionale dell’head hunting incaricato dalla Fondazione di individuare i nuovi consiglieri, emergono nomi di peso che aprono scenari inediti, come quello del sindaco Maurizio Rasero o di Lodovico Mazzolin, attualmente commissario straordinario di Banca progetto, incarico appena prorogato per un anno dal governo.

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Un duello di parole

Il clima è teso, e il duello si combatte soprattutto sui giornali, dove le interviste ormai non si contano più. Demartini, su La Stampa del 13 febbraio, ha commentato così il bilancio pre-consuntivo per il 2025: «Abbiamo chiuso l’anno con numeri importanti e in crescita, che confermano la capacità di raggiungere gli obiettivi del piano strategico triennale. La Banca è sempre più patrimonializzata, con un’indice di solidità tra i migliori del settore».

Negro ha replicato a stretto giro di posta: «È un passo avanti rispetto al 2024 ma un passo indietro rispetto al 2023, quando l’utile era di 79 milioni contro i 65 del 2025. Lo stesso vale per la redditività: meglio del 2024, ma inferiore al 2023, quando era al 7,7 per cento, mentre nel 2025 si attesta al 5,8 per cento. Soprattutto, siamo lontani dai migliori istituti, che viaggiano tra il 12 e il 13 per cento, con punte oltre il 15 per cento. Se analizziamo la “crescita” in questa prospettiva, i numeri non appaiono così brillanti».

Qualche giorno prima, il 10 febbraio, in un’intervista al settimanale astigiano La Nuova Provincia, Negro aveva attaccato frontalmente la gestione Demartini sostenendo che la Banca avrebbe perso diecimila clienti; l’ad aveva risposto sul quotidiano economico Milano Finanza, spiegando che si tratta di rapporti chiusi dall’istituto perché non conformi alla normativa anti-riciclaggio o ad altri requisiti e che, nonostante ciò, il saldo resta positivo per seimila nuovi correntisti.

La guerra dei numeri ne cela un’altra: quella per il controllo della Banca, che continua non senza colpi di scena. In un recente convegno organizzato ad Asti dalla Fondazione Goria, da sempre favorevole alla cessione dell’Istituto a un grande gruppo, l’intervento dell’ex presidente del Consiglio Giuliano Amato – padre della legge che negli anni Novanta istituì le fondazioni bancarie – ha spiazzato la platea.

Amato ha osservato che qualcosa non ha funzionato nel risiko bancario, «con acquisizioni delle banche maggiori che hanno sradicato banche locali trasformandole in semplici filiali periferiche di gruppi nazionali». In molti casi, ha detto, «sostituire una dirigenza che è parte della comunità locale, la conosce e interagisce con essa con una dirigenza che viene da fuori, non conosce, è diffidente e applica le norme senza avere dentro di sé quella risorsa legata rapporti umani che è la fiducia» non ha avuto effetti positivi e «ha depotenziato le sedi locali».

Sondaggi contradditori

Intanto circolano i sondaggi, dai risultati non sempre univoci. Secondo IPSOS-Doxa, il 71,3 per cento degli astigiani sarebbe contrario all’acquisizione della Banca da parte di un grande gruppo. In particolare, nella rilevazione commissionata dalla rivista online Creatori di Futuro, alla domanda «Per la Banca di Asti quale sarebbe la migliore strategia per continuare a prosperare?» il 51,9 per cento degli intervistati ha risposto: «Rimanere autonoma, facendo entrare tra gli azionisti aziende locali ed altri enti interessati a partecipare al progetto di una grande banca territoriale». Il 19,4 per cento è andato oltre: «Diventare lei stessa sempre più capogruppo, crescendo tramite l’acquisizione di altre banche e realtà finanziare locali».

L’Unica ha avuto modo di visionare anche la sezione mai pubblicata di un’indagine su Asti commissionata da scenaripolitici.com a Winpoll. I risultati darebbero una maggioranza di contrari più risicata, a fronte però di una domanda decisamente meno “neutra”.

I sondaggisti hanno chiesto: «Negli ultimi tempi si sta parlando molto della vendita della Banca di Asti, che darebbe alla Fondazione CRAsti la possibilità di distribuire contributi sul territorio della nostra provincia, ma al tempo stesso [porterebbe a] perdere la centralità della sede del lavoro indiretto e dei posti di lavoro dipendente. Lei è a favore della vendita?». Gli intervistati hanno risposto così: 51 per cento “per nulla”, 10 per cento “poco”, 18 per cento “abbastanza”, 21 per cento “molto”.

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Le previsioni per il nuovo cda

In questo clima non propriamente tranquillo emergono i primi nomi ufficiosi per il futuro Consiglio d’amministrazione. Il più accreditato è Lodovico Mazzolin, laureato in Informatica, oltre undici anni al Monte dei Paschi fino a diventare capo della area Nord Ovest, poi alla guida dell’Istituto per il credito sportivo nel 2020 e, da marzo 2025, commissario straordinario di Banca progetto per il risanamento del debito. Il suo mandato, prorogato il 17 febbraio, potrebbe essere lasciato per subentrare a Demartini.

Nel Consiglio di indirizzo della Fondazione non mancano le resistenze: almeno quattro consiglieri avrebbero espresso perplessità e nei corridoi si mormora di una sua vicinanza ai Cinque stelle, ipotesi che non gioverebbe in un organismo composto in larga parte da esponenti vicini al sindaco, da sempre contro i grillini. Sul tavolo, poi, ci sarebbe anche il curriculum dello stesso Demartini, cresciuto in Banca dal ruolo di cassiere fino ai vertici negli ultimi dieci anni.

In Fondazione cresce il malumore e aumentano le preoccupazioni di chi teme di  aver speso oltre centomila euro per l’incarico ai cacciatori di teste della Stuart Spencer per ritrovarsi con un profilo meno solido di quello dell’attuale amministratore delegato. L’elefante, insomma, avrebbe partorito un topolino. In base al patto tra gli azionisti presenti nel cda, la Fondazione CrAsti potrà nominare otto consiglieri su tredici, di cui uno indicato dai piccoli azionisti. Gli altri spettano agli altri enti, che in misura diversa partecipano alla proprietà della Banca: Fondazione Biella (2 consiglieri), Banco BPM (1), Fondazione CRT (1) e Fondazione Vercelli (1). Dal lotto dei consiglieri usciranno poi il nuovo ad e il nuovo presidente.

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I piani di Rasero

E infatti è già partita anche la corsa alla presidenza: Giorgio Galvagno, classe 1943, non si ricandiderà e il più accreditato alla successione sembra essere Maurizio Rasero, che al termine del suo secondo mandato – nel 2027 – non sarà più ricandidabile al vertice del municipio. Il Consiglio di indirizzo della Fondazione è composto in larga parte da persone a lui vicine ed è difficile immaginare che il suo nome resti fuori dalla lista. Rasero rientrerebbe così dalla porta principale dopo essere uscito nel 2017, quando da vicepresidente della Banca fu eletto sindaco.

Le scadenze non coincidono, e il sindaco – per qualche mese – dovrebbe ricoprire entrambe le cariche. C’è incompatibilità? Formalmente no, come lo stesso Rasero ha sostenuto in Consiglio comunale nel novembre 2024. D’altra parte c’è un precedente: nel 2015 Fabrizio Brignolo, allora sindaco e presidente della Provincia per il centrosinistra, era anche consigliere della Banca. In quel caso l’incompatibilità riguardava la sola presidenza della Provincia, poiché l’istituto è tesoriere dell’ente. Brignolo si dimise dal cda.

Anche Rasero è presidente della Provincia, con mandato fino ad agosto 2026, pochi mesi dopo il rinnovo dei vertici della Banca previsto per aprile. Secondo le indiscrezioni, confermate a L’Unica da più di una fonte, Rasero sarebbe intenzionato a lasciare la poltrona in Provincia, per la quale peraltro ha rinunciato all’indennità di carica. Salvo improbabili sorprese, quindi non ci saranno elezioni anticipate per il Comune né passaggi di consegne alla vicesindaca Stefania Morra: Rasero resterà in municipio e da lì tenterà la scalata alla Banca.

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