Partite le grandi manovre sulla Banca
La maggioranza si ritrova in un ristorante (ma senza il sindaco) per parlare anche della successione al vertice. In pole position Lodovico Mazzolin, il liquidatore di Banca Progetto
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Il rinnovo delle cariche della Banca di Asti è ormai alle porte e le grandi manovre entrano nel vivo, tra indiscrezioni, incroci e strategie che rendono il clima sempre più vivace, anche troppo. La partita è tutt’altro che secondaria, perfino i partiti di centrodestra astigiani si sono dati appuntamento a una cena “riservata” in un noto ristorante cittadino, trasformando un convivio in una sorta di vertice parallelo.
I protagonisti dell’incontro sono i principali esponenti della maggioranza che governa la città, sotto la regia di Marco Galvagno, coordinatore provinciale di Forza Italia, e di Sergio Ebarnabo, consigliere regionale di Fratelli d’Italia, seppure con qualche assenza eccellente che non è passata inosservata. Tra gli esclusi il coordinatore cittadino di Forza Italia Maurizio Toscano, che non l’ha presa benissimo, e soprattutto il sindaco Maurizio Rasero, che ha liquidato la vicenda con parole tutt’altro che concilianti: «Se i partiti della mia maggioranza preferiscono riunirsi senza il sindaco, è un problema loro. Io ho il dovere di governare Asti, loro evidentemente altre priorità».
La “cena del delitto”
A quella che, con una punta di ironia, è stata ribattezzata “cena con delitto” sedevano, per Forza Italia, l’assessore regionale Marco Gabusi, la consigliera regionale Debora Biglia, lo stesso Galvagno e l’assessora al commercio Loretta Bologna, data in pole position per una possibile candidatura alla successione di Rasero tra un anno. Per Fratelli d’Italia presenti il deputato e coordinatore cittadino Marcello Coppo, Sergio Ebarnabo e il coordinatore provinciale Luigi Giacomini. La Lega ha risposto con Mauro Serena, il consigliere regionale Fabio Carosso e il deputato e referente provinciale Andrea Giaccone.
Viene da chiedersi di cosa abbiano discusso con i vertici astigiani (ma senza sindaco) due deputati, un assessore regionale e tre consiglieri regionali riuniti attorno allo stesso tavolo: la risposta arriva dallo stesso Ebarnabo, che a L’Unica sintetizza così l’ordine del giorno: «Esito del voto referendario, amministrative e politiche del 2027, ma anche Banca». Il consigliere regionale di Fratelli d’Italia entra quindi nel merito: «Non vogliamo che la Banca di Asti venga svenduta ma che rimanga con “Asti al centro” come è da sempre per tutelare posti di lavoro, occupazione e ricadute economiche sul territorio». Poi ha aggiunto una precisazione che suona quasi come una dichiarazione di principio: «La politica deve stare fuori dalla Banca anche perché è già ben presente nel Consiglio di indirizzo della Fondazione CrAsti, suo maggiore azionista, dove le nomine vengono fatte da enti pubblici e società civili».
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Voci, fughe in avanti e smentite
Sul fronte della Fondazione, ufficialmente, tutto tace, ma anche qui si respira un certo nervosismo: più di un consigliere appare perplesso per la totale assenza di notizie ufficiali sulla lista che sta predisponendo Spencer Stuart, la società che la stessa Fondazione ha incaricato – con un compenso superiore ai 100 mila euro – di individuare i nuovi componenti del consiglio di amministrazione dell’istituto.
A ben vedere, qualcosa era trapelato, ma con il sapore di una fuga di notizie costruita ad arte, forse per “bruciare” sul nascere eventuali seconde liste. Secondo quanto riportato dal quotidiano Milano Finanza il 23 marzo scorso, infatti, si era fatta strada l’ipotesi di una lista alternativa in vista del rinnovo del board, segnale di un possibile confronto interno tra diverse anime dell’azionariato. Alcuni soci si sarebbero messi al lavoro su una compagine concorrente, delineando uno scenario di competizione per la guida della banca. In questo quadro si inserisce anche il ruolo della Fondazione CrBiella, che avrebbe indicato Gabriele Mello Rella – commercialista e dirigente di Forza Italia – come candidato alla vicepresidenza nell’ambito delle dinamiche legate al riassetto del consiglio.
Tra i nomi circolati per l’eventuale successione di Carlo Demartini come AD di Banca di Asti, c’era stato quello di Giampiero Bergami, manager con una solida esperienza nel settore, già direttore generale della Banca popolare di Bari e, in precedenza, vice direttore generale di Monte dei paschi di Siena dopo una lunga carriera in UniCredit. Peccato che sia stato lo stesso Bergami a sostenere di non essere mai entrato «in nessun processo di selezione» con una lettera a Il Sole 24 Ore pubblicata il 21 marzo, una situazione che rafforza l’idea di una notizia diffusa per spegnere sul nascere eventuali “seconde liste”, lasciando così spazio a una squadra: quella – segretissima – in fase di elaborazione da parte di Spencer Stuart.
Lodovico Mazzolin, candidato al vertice
Nessuno ha invece mai smentito la possibile candidatura di Lodovico Mazzolin, attuale liquidatore di Banca Progetto, indicato come potenziale successore dell’amministratore delegato Carlo Mario Demartini. Di recente Mazzolin è stato accostato a Claudia Conte, protagonista del caso che coinvolge il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, e secondo quanto riportato dal sito di gossip Dagospia proprio il potenziale successore di Demartini sarebbe stato “sponsor” di Conte ai tempi in cui lui guidava l’Istituto per il credito sportivo. I due – secondo le ricerche effettuate da L’Unica – risultano essere stati soci (con quote del 30 per cento lui e del 70 per cento lei) nella Far from shallow SRL, società di mediazione culturale attiva da gennaio a settembre 2022, quando Mazzolin viene liquidato, per poi essere chiusa definitivamente nel febbraio 2024. Il profilo di Mazzolin è quello di un dirigente oggi commissario in Banca Progetto, con un percorso professionale che parte da una laurea in informatica, passa per una big five della consulenza e prosegue nel gruppo MPS, dove ha ricoperto incarichi dirigenziali di medio livello e ruoli da amministratore in diverse società del gruppo, seppur considerate marginali, per poi approdare al Credito sportivo, realtà pubblica, e infine all’attuale incarico.
Sul piano personale è separato, con due figli, e residente a Roma, a pochi passi da via Condotti, in un appartamento di circa cento metri quadrati preso in locazione con contratto intestato e un canone annuo di circa 25 mila euro, cifra che, vista la zona, suona quasi come un affare. Dal punto di vista imprenditoriale risulta titolare di una piccola società di consulenza e socio di un’altra realtà attiva nella promozione culturale e cinematografica, entrambe con ricavi limitati a poche migliaia di euro l’anno, verosimilmente utilizzate per attività occasionali. Siede inoltre nel consiglio di amministrazione di una società friulana del settore cosmetico con 16 dipendenti, incarico ottenuto dal consigliere delegato, suo fratello maggiore, residente a Lugano. Tra i beni immobili figurano un appartamento a Sestriere e una villetta situata all’interno di un golf club in provincia di Alessandria, entrambi intestati direttamente.
I compensi percepiti si collocano – sempre secondo quanto verificato da L’Unica – tra i 400 mila e i 500 mila euro annui, variabili in funzione di premi e incentivi. La consulenza fiscale è affidata a Maria Cristina Sergiacomi, con studio a Mondovì (CN), dettaglio che aggiunge un ulteriore curiosa nota piemontese a una carriera prevalentemente romana. Infine, Mazzolin risulta avere una segnalazione nel casellario giudiziario relativa a una denuncia presentata nel 2017 presso la procura di Salerno per usura, in concorso con altri, successivamente archiviata.
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