Nell’Astigiano ci sono democristiani dappertutto
Dal centrodestra al centrosinistra, la vecchia “balena bianca” sembra non essere mai davvero scomparsa
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“Moriremo tutti democristiani”, dice un vecchio adagio della politica italiana. Un’espressione che, a guardare gli ultimi sviluppi della vita pubblica astigiana, sembra conservare una certa attualità. Sciolta formalmente all’indomani di Tangentopoli, la vecchia “balena bianca”, in ossequio ai dettami del chimico Antoine Laurent De Lavoisier, non è mai davvero scomparsa: più semplicemente si è trasformata, sopravvivendo sotto altre sigle e in nuovi schieramenti.
Forza Italia, ad esempio, ha offerto rifugio e una seconda vita politica a diversi protagonisti della Prima Repubblica astigiana, da Mariangela Cotto ad Aldo Pia; sul fronte opposto qualcosa di simile è accaduto nel Partito democratico con figure come Francesco Porcellana, già consigliere regionale della DC tra il 1990 e il 1995. E non sono certo stati gli unici approdi.
E forse non è un caso che la storica sede cittadina della Democrazia cristiana in viale alla Vittoria oggi ospiti lo studio legale di Marcello Coppo, deputato di Fratelli d’Italia.
Gli anni d’oro della DC astigiana
Negli anni Ottanta Asti era saldamente nelle mani della Democrazia cristiana guidata da Giovanni Borello, figura centrale della politica locale: artigiano marmista, presidente prima di Confartigianato e poi della Camera di commercio oltre a numerosi altri incarichi, fu tra l’altro l’ideatore del Festival delle sagre nel 1974 e il principale sponsor politico di Giovanni Goria, l’unico presidente del Consiglio espresso dalla città.
Già allora, però, le divisioni interne non mancavano. Se i democristiani più ortodossi si ritrovavano nella sede ufficiale di viale alla Vittoria, i fedelissimi della corrente legata al pensiero di Giovanni Marcora – tra cui Goria, Pia e Cotto – preferivano incontrarsi in una sede “non ufficiale” di piazza Medici, soprannominata il “covo”.
Se i comunisti si chiamavano tra loro “compagni”, i democristiani erano invece “amici”. Che poi lo fossero davvero è tutto da dimostrare, ma avevano almeno il pregio – o il difetto – di consumare le loro battaglie lontano dai riflettori. Oggi, con i social e con qualche giornalista non legato a correnti o schieramenti, quasi nulla resta nascosto e, in un certo senso, la Democrazia cristiana “è viva e lotta insieme a noi” come recita una battuta spesso citata. Soprattutto lotta, e non sempre verso l’esterno.
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Il revival di oggi
L’ultimo congresso cittadino di Azione, il partito di Carlo Calenda, ne è stato un esempio quasi simbolico. Accanto a Mario Bovino, politico astigiano e genero di Aldo Pia – uno dei protagonisti della DC astigana degli anni d’oro – si è respirata un’aria da revival anni Ottanta. In platea sedevano Mauro Cuniberti, Armando Meschia, Giorgio Guasco e Ottavio Coffano, figure legate all’area di Pia che negli anni hanno ricoperto incarichi di rilievo tra Fondazione CRAsti e Confcommercio, mentre dal palco prendeva la parola Roberto Marmo, altro nome storico del cattolicesimo politico locale, già parlamentare e presidente della Provincia dal 1994.
Più che un intervento, il suo è sembrato una vera e propria filippica contro il sindaco Maurizio Rasero, definito «uno e trino» per il cumulo di ruoli tra Comune, Provincia e – secondo alcuni – anche qualche possibile influenza nella Banca di Asti. Va detto però che neppure Rasero è completamente estraneo alla tradizione democristiana. Non ha tessere di partito in tasca e la sua prima elezione in Consiglio comunale risale a oltre vent’anni fa con la Lega, ma nel tempo il suo percorso politico lo ha portato a Forza Italia e poi sempre più vicino all’area centrista, tanto che nel 2023, intervenendo a un convegno di Noi moderati – il partito guidato da Maurizio Lupi, in passato deputato del centrodestra e ministro nei governo di larghe intese guidato da Enrico Letta – dichiarò senza mezzi termini di “sentirsi a casa”.
Il coordinatore provinciale di Noi moderati, Luca Quaglia, è stato nominato proprio da Rasero – nella sua veste di presidente della Provincia – nel consiglio di SLALA, la fondazione che segue la logistica del Nord-Ovest, partita strategica con Asti candidata a diventare con Alessandria parte del retroporto di Genova. Anche l’attuale presidente del Consiglio comunale, Federico Garrone, oggi molto vicino al sindaco, in passato lo è stato ancor di più a Mariangela Cotto, una delle poche persone che, si racconta, riuscisse talvolta a stemperare i proverbiali scatti d’ira di Rasero. Se tre indizi fanno una prova, diventa quasi naturale collocare politicamente anche l’attuale primo cittadino.
Democristiani pure in Fratelli d’Italia
Spostandosi più a destra nello schieramento politico, lo schema non cambia molto. Renato Berzano è passato di recente dalla lista civica Rasero a Fratelli d’Italia. Suo padre, Guglielmo Berzano, fu sindaco democristiano di Asti tra il 1971 e il 1975 e lo stesso Renato si definisce un politico cattolico.
Non a caso, ad Asti, Fratelli d’Italia appare spesso più vicina al vecchio scudo crociato che alla fiamma tricolore, sia con il presidente provinciale Luigi Giacomini sia con il deputato Marcello Coppo. Anche a sinistra, tra le file del Partito democratico, si trovano legami con quella tradizione: i consiglieri comunali Maria Ferlisi e Luciano Sutera ne sono un esempio. Sutera è figlio di un esponente democristiano di primo piano negli anni della Prima Repubblica, mentre Ferlisi è molto vicina alla numerosa comunità di Milena, oltre tremila persone emigrate nel tempo dalla cittadina siciliana in provincia di Caltanissetta ad Asti e storicamente legate a Salvatore Ingrasci, figura di riferimento della DC locale.
Poi ci sono i tanti protagonisti che, pur senza incarichi elettivi, hanno occupato ruoli di grande peso nelle istituzioni economiche e sociali del territorio. È il caso di Mario Sacco, partito dalla “bianchissima” Coldiretti per approdare in Confcooperative e arrivare a guidare realtà come la Camera di commercio, la Fondazione CrAsti, Asti musei, il polo universitario ASTISSs e il GAL BMA, il Gruppo di azione locale del Basso Monferrato astigiano.
In questo quadro non stupisce che qualcuno continui a sostenere che Asti sia ancora, in fondo, una città democristiana. Lo stesso Giorgio Galvagno, presidente della Banca di Asti, ha origini politiche socialiste, ma non certo nel solco di Sandro Pertini: piuttosto in quello più pragmatico e rampante del socialismo craxiano del pentapartito.
La “guerra di Asti” tra Rasero e Pia per l’influenza su realtà come Fondazione CRAsti e Confcommercio, in fondo, non rappresenta una vera novità per la politica locale. È soltanto l’ennesima resa dei conti interna a quell’unico grande partito che, salvo brevi parentesi, ha segnato la storia della provincia: la Democrazia cristiana. Quarant’anni fa le correnti democristiane si combattevano tra loro per poi ricompattarsi al momento delle elezioni; oggi le correnti hanno case diverse – Partito democratico, Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia, Noi moderati – ma la logica sembra la stessa. Come si diceva in “Mediterraneo”, il film premio Oscar di Gabriele Salvatores: “Una faccia, una razza”.
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