Cuneo è davvero un’isola felice? Radiografia dei giovani cuneesi
Cuneo si racconta
Cara lettrice, caro lettore,
Mercoledì 18 febbraio alle ore 18 L’Unica organizza un evento dal vivo a Cuneo. Il programma prevede letture tratte dalle newsletter, dialogo con gli ospiti e un rinfresco.
Sul palco ci saranno Guido Tiberga (coordinatore editoriale L’Unica), Gimmi Basilotta (presidente Dispari teatro) e Mariano Laguzzi (presidente 1000miglia). Non mancare!
📍 Open Baladin Cuneo, piazza Foro Boario
🎟️ Ingresso gratuito – i posti sono limitati!
Non hanno voglia di far niente, stanno sempre al telefono e non si interessano a nulla. Gli stereotipi sui giovani sono frequenti e difficili da scalfire, ma proprio lo scorso anno la Fondazione CRC ha voluto andare a fondo di questi luoghi comuni, analizzando necessità e bisogni dei ragazzi della provincia di Cuneo a partire da un censimento della popolazione under 35 e delle associazioni presenti sul territorio, con interviste mirate per comprendere meglio la realtà dei fatti. Un lavoro preciso e approfondito, quello realizzato dall’Ufficio studi e ricerche nel Quaderno 48 dell’ente cuneese intitolato “Giovane a chi?”, che ha dimostrato come le forme di impegno civile siano diverse e variegate e, soprattutto, come la propensione dei ragazzi alla partecipazione sia tutt’altro che apatica o distaccata: emerge anzi una vitalità sorprendente, che va oltre ogni previsione, ma che spesso le iniziative presenti sul territorio faticano a intercettare.
Chi sono i giovani oggi?
Parlando di numeri, sui 581 mila abitanti della provincia di Cuneo, la fascia under 35 rappresenta il 21,6 per cento del totale e quella under 25 l’11 per cento circa: una minoranza, certo, ma tutt’altro che trascurabile, nonostante un’aspettativa demografica piuttosto negativa che prevede, nel 2040, quasi tre persone over 65 per ogni ragazzo sotto i 15 anni. Al di là di questo, però, non tutto è da buttare: mentre l’Italia combatte con tassi di disoccupazione giovanile preoccupanti, la provincia di Cuneo registra dati quasi da pieno impiego per i giovani adulti (solo il 2,1 per cento di disoccupazione nella fascia 25-34 anni). Inoltre, stando ai dati del SISREG Piemonte 2023, il 35,9 per cento dei piemontesi tra i 25 e i 34 anni vive ancora con almeno un genitore: un dato che riflette comunque le difficoltà di autonomia abitativa, ma che risulta inferiore alla media nazionale (45,2 per cento), indicando opportunità economiche migliori rispetto al resto dei coetanei.
Tuttavia, questo benessere economico non mette al riparo dalle fragilità emotive. I dati del Quaderno della Fondazione CRC restituiscono una fotografia in chiaroscuro: se da un lato i ragazzi godono di buone occasioni lavorative, dall’altro cresce il disagio psicosociale post-pandemia. L’uso di psicofarmaci tra i 15 e i 19 anni in Piemonte è salito all’11,4 per cento, con una prevalenza doppia tra le ragazze, mentre la media nazionale è del 10,8 per cento. Manca soprattutto un match pieno con le realtà che potrebbero aiutare ad affrontare queste fragilità: i giovani cuneesi non sono privi di valori, ma di tempo e di linguaggi comuni. «Viaggiano con l’agenda sul cellulare», compressi tra impegni che portano via molto tempo (studio o lavoro), eppure il 94,7 per cento degli intervistati dalla Fondazione CRC dichiara di essere pronto a mettersi in gioco per una causa in cui si riconosce. Il vero ostacolo? Un paradosso della comunicazione: l’offerta da parte delle associazioni è ampia, ma spesso i ragazzi non sanno come accedervi o non si riconoscono nei modelli tradizionali.
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Il panorama del terzo settore
Guardando al mondo del terzo settore, cioè all’insieme dei sodalizi no-profit presenti sul territorio, il panorama non è affatto desertico. La provincia di Cuneo – stando sempre ai dati pubblicati dalla Fondazione – conta 1.416 enti del terzo settore (ETS), pari al 14,2 per cento del totale piemontese. Comprendere l’identità di queste realtà è fondamentale per delineare il contesto in cui si colloca e si sviluppa la partecipazione giovanile. Gli ETS attivi nella Granda sono in prevalenza associazioni (83,1 per cento), seguite dalle società cooperative (10,5 per cento) e dalle fondazioni (3,7 per cento). Tutte le altre forme giuridiche – ad esempio società di mutuo soccorso ed enti religiosi – costituiscono meno del 3 per cento del totale. Tutte realtà che si muovono in uno scenario in cui i luoghi di socializzazione sono mutati: biblioteche, oratori e parrocchie stanno perdendo il ruolo di riferimento che avevano in passato.
I dati mostrano una forte concentrazione di impegno in ambito culturale e sociale: oltre la metà delle realtà (56,1 per cento) opera nell’organizzazione e gestione di attività culturali, artistiche o ricreative di interesse sociale. Seguono le attività educative e formative (31,3 per cento) e gli interventi e servizi sociali (21,2 per cento), che evidenziano un tessuto orientato alla cura delle persone e allo sviluppo della comunità. Anche la tutela del patrimonio culturale e l’attività di beneficenza occupano un ruolo significativo.
Interessante è notare anche la distribuzione territoriale degli enti iscritti al RUNTS, il Registro unico nazionale: il Cuneese ospita oltre un terzo degli enti attivi (31,6 per cento), seguito dall’Albese (21 per cento) e dal Monregalese (16,2 per cento). Queste tre aree accolgono quasi il 70 per cento del totale, mentre Saluzzese (11,4 per cento), Braidese (7,1 per cento), Saviglianese (6,5 per cento) e Fossanese (6,1 per cento) presentano una presenza più contenuta. Questa geografia riflette le zone più popolose della provincia e conferma un legame, tanto logico quanto curioso, tra partecipazione e densità demografica.
Dare una risposta: l’esempio di 1000miglia
In questo contesto si inserisce l’esperienza dell’associazione 1000miglia, realtà nata da diciotto studenti cuneesi che ha recentemente festeggiato dieci anni di attività e che cerca di dare risposta alla volontà di protagonismo giovanile. Due sono le tendenze che caratterizzano la provincia secondo il presidente neoeletto Mariano Laguzzi. «C’è molto desiderio da parte dei giovani di fare eventi e attività e allo stesso tempo ci sono tante iniziative a cui si può partecipare, ma sembra quasi che non si conoscano», ha spiegato il presidente a L’Unica. «C’è una forte offerta che in qualche modo non riesce a raggiungere le persone che vorrebbero essere coinvolte».
L’associazione affonda le sue radici in un progetto editoriale nato un decennio fa. «1000miglia è stata fondata come un giornale, inizialmente facevano proprio il giornalino fisico», ha aggiunto Laguzzi, ricordando come l’intento fosse «dare uno spazio ai giovani per esprimersi liberamente, essenzialmente per scrivere quello che volevano». L’associazione abita la città: dalle riunioni alla Casa del quartiere Donatello agli eventi presso l’ex Nuvolari, fino alla Fondazione casa Delfino. Un nomadismo che permette di intercettare persone diverse, molte delle quali restano stupite dalla vivacità del gruppo: «Spesso quello che sento dire è: “Ma che figo! Se solo l’avessi saputo prima!”. Gente interessata che avrebbe voluto scoprirlo prima per poter fare di più», ha detto ancora Laguzzi.
Oggi 1000miglia conta circa quaranta tesserati e una dozzina di membri operativi, ma ha saputo evolversi per andare incontro alle esigenze virtuali e fisiche dei nostri giorni: «La redazione è diventata un progetto online: siamo sbarcati su Substack, una piattaforma di scrittura molto popolare. Poi abbiamo cominciato a dilettarci in altri ambiti della cultura: presentazioni di libri, piccoli concerti, swap party [eventi i cui i partecipanti si scambiano oggetti, ndr], spettacoli teatrali, cineforum».
L’efficacia delle proposte di 1000miglia si misura nella risposta della città, come dimostrato dal festival “Trame urbane” organizzato per il decennale a metà dicembre dello scorso anno. Laguzzi osserva come il pubblico cambi in base all’offerta. Durante il festival, al mattino erano previsti yoga e world cafè, cioè tavoli di discussione a piccoli gruppi. «E lì c’è stato un pubblico di età più elevata: adulti. Alla sera, con cineforum, concerto e aperitivo, c’erano persone tutte le età», ha spiegato.
Per quanto riguarda il coinvolgimento dei ragazzi, il presidente ha ammesso che «di solito se c’è musica o cibo si raggiungono più facilmente», ma ha sottolineato come resti centrale l’interesse per l’attivismo e il pensiero critico: «Sicuramente c’è ancora tanta voglia di esprimersi, continuiamo a notarlo». Nonostante tratti temi caldi e promuova workshop (dalla scrittura alla fotografia, fino al teatro), 1000miglia mantiene una linea chiara: «Siamo assolutamente apartitici». Una prerogativa che permette al sodalizio di restare un contenitore fluido, i cui interessi cambiano «di anno in anno a seconda di chi entra nell’associazione, chi esce e quali sono i nostri interessi», confermandosi così come un osservatorio privilegiato sulla voglia di partecipazione dei giovani cuneesi.
1000miglia, insieme a Dispari Teatro, sarà con noi il 18 febbraio alle 18 all’Open Baladin per parlare di territorio, giovani e partecipazione civica. Vieni a conoscerci, l’evento è gratuito. È gradita l’iscrizione a questo link. A presto!
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