Il dramma del mesotelioma spinge la ricerca scientifica: Alessandria avrà il suo IRCSS

Il dramma del mesotelioma spinge la ricerca scientifica: Alessandria avrà il suo IRCSS
Foto: Unsplash

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C’è un filo che lega Casale Monferrato, l’amianto, la ricerca e oggi la più che probabile nascita del primo Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS) pubblico del Piemonte. È un filo che passa soprattutto da una figura: Antonio Maconi, medico e direttore del DAIRI, il Dipartimento attività integrate ricerca e innovazione, oggi commissario straordinario per il riconoscimento ad IRCCS dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Alessandria. Un percorso iniziato oltre quindici anni fa e che ora è arrivato a un passo dal traguardo decisivo.

«Il percorso di qualificazione scientifica dell’azienda ospedaliera di Alessandria nasce nel 2010», ha spiegato a L’Unica Maconi, che ha seguito il progetto fin dall’inizio «con un’attività che tendeva ad aggregare le attività di ricerca che già c’erano, mettendo insieme formazione, comunicazione, valutazione delle tecnologie». All’origine c’è la consapevolezza che la cura, per essere davvero efficace, deve restare strettamente connessa alla ricerca. E c’è anche una spinta precisa: quella che arriva dal territorio di Casale Monferrato, segnato dalle patologie correlate all’absesto.

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Un percorso lungo 15 anni

Da quelle esperienze di ricerca sul mesotelioma, tumore raro ma molto diffuso nel Casalese in conseguenza delle lavorazioni dell’amianto nello stabilimento Eternit, nasce l’idea di costruire un contenitore stabile, capace di dare forma a un progetto di lungo periodo. «La normativa italiana prevede centri destinati per mission a questo tipo di attività: gli IRCCS, appunto – ha ricordato Maconi –. L’idea è stata quella di trasformare il principale ospedale della provincia in un istituto di questo genere, con una missione scientifica precisa».

Diversamente da altre realtà italiane, però, il percorso alessandrino non è nato attorno a un singolo luminare o a una scuola clinica storica, ma da una piattaforma territoriale condivisa. «C’è stato un grande coinvolgimento delle amministrazioni locali», ha aggiunto il direttore del DAIRI. «L’ordine del giorno a sostegno della nascita dell’IRCCS è stato votato in decine di Comuni, dal consiglio provinciale e dal consiglio regionale». Un processo politico-istituzionale che ha dato solidità al progetto.

In Piemonte non esistono IRCCS pubblici

Negli anni successivi si sono consolidate tre direttrici: il rapporto con il Ministero della Salute, il rafforzamento dell’organizzazione interna e la costruzione delle strutture dedicate alla ricerca. Nel 2019 è arrivata la prima delibera regionale che ha formalizzato il percorso e portato alla nascita del Dipartimento attività integrate ricerca e innovazione, perimetro operativo del progetto. Poi la pandemia ha rallentato tutto, ma non lo ha fermato. Anzi, si è rafforzata l’integrazione con l’Università del Piemonte orientale e si sono sviluppate le attività di ricerca preclinica e clinica.

Il tema centrale resta quello delle patologie ambientali. Ma il cammino è reso più complesso dal fatto che in Piemonte non esiste una tradizione di IRCCS pubblici: ne esistono due, ma entrambi privati, a Candiolo (Torino) e Piancavallo (Verbania). «Non c’era mai stata una candidatura come la nostra – ha detto ancora Maconi –. Questo ha creato difficoltà sia a livello centrale sia a livello periferico, perché mancava una cultura su questi percorsi».

Nel 2022 è cambiata anche la legge nazionale e le patologie ambientali sono state escluse dall’elenco delle discipline curabili negli IRCSS. È stato un momento critico: il progetto ha dovuto reinventarsi senza tradire le sue origini. «Un passaggio tecnico, ma decisivo, che ha consentito di riallineare la candidatura ai criteri previsto dalla nuova normativa», ha commentato l’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi. «L’ambito originario, pur essendo fortemente connotato storicamente sul territorio casalese e alessandrino, non rientrava tra le categorie standardizzate: da qui la necessità di un adeguamento».

«Abbiamo dovuto trovare una disciplina adatta per mantenere i crismi iniziali, ma adeguandoci alla nuova norma», ha ricordato Maconi. La scelta è caduta sulle grandi aree delle patologie respiratorie e cardiovascolari, che includono anche le ricadute sanitarie dell’esposizione ambientale.

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La visita dei tecnici

Nel frattempo, nel 2024, l’ospedale di Alessandria era diventato formalmente un’Azienda ospedaliero-universitaria (AOU), un passaggio indispensabile per la candidatura. Nel settembre 2025 il Ministero della Salute ha istituito la commissione di valutazione e solo poche settimane fa, a gennaio 2026, si è svolta la tanto attesa site visit ad Alessandria. Manca ancora il parere finale, ma le previsioni sono ottimistiche: il percorso è entrato nella sua fase conclusiva, dopo la visita del Ministero, il lavoro istruttorio è sostanzialmente completato e si attende soltanto l’atto formale che ne certifichi l’esito.

«La visita del Ministero della Salute rappresenta un passaggio fondamentale di un percorso che il Piemonte ha scelto di costruire con serietà e visione, partendo dal territorio e dai suoi bisogni reali», ha commentato l’assessore Riboldi. «Il tema del “curare” è nato dalla presa in carico di un dramma profondo, quello delle patologie asbesto-correlate legate all’amianto, che ha segnato profondamente questo territorio e la comunità». Secondo l’assessore, «avere il primo IRCCS pubblico del Piemonte ad Alessandria significa riconoscere il valore di un lavoro lungo, condiviso e radicato, che nasce dal territorio e per il territorio, e che oggi può diventare patrimonio dell’intero sistema sanitario regionale e nazionale».

Il dramma di Casale motore del progetto

Il cuore simbolico del percorso resta Casale. «Per quanto in termini numerici il mesotelioma rappresenti meno dello 0,5 per cento dei nostri volumi, dal punto di vista della nostra storia è di una centralità assoluta», ha confermato Maconi. Negli anni sono nate una struttura clinica dedicata al mesotelioma e il Centro regionale amianto, potenziato sul piano epidemiologico e scientifico. «Io credo che il tema forte sia fare di Casale Monferrato il centro della ricerca nazionale su questa patologia. E che questo debba avere ricadute concrete per i cittadini di questa zona».

Il riconoscimento come IRCCS non è visto come un punto d’arrivo, ma come un moltiplicatore. «Uno dei primi passaggi sarà un rafforzamento di questo filone di ricerca», ha detto ancora Maconi. Ma il progetto guarda anche oltre: malattie infettive, patologie respiratorie, cardiologia, cardiochirurgia, chirurgia toracica, riabilitazione cardiorespiratoria. «Tutto questo percorso ha significato solo se riusciamo a migliorare le prestazioni per i pazienti. Altrimenti lo sforzo sarà stato inutile».

C’è poi la dimensione universitaria: «Essendo sede del corso di laurea e delle scuole di specializzazione, crediamo che l’IRCCS possa migliorare la formazione pre e post laurea». E quella pediatrica, con l’Ospedale infantile di Alessandria, uno dei pochi fuori da un capoluogo di Regione.

Il progetto IRCCS diventa così una traiettoria lunga, costruita nel tempo, senza strappi ma con continuità. Quando il riconoscimento sarà ufficiale, quello di Alessandria sarà il primo IRCCS pubblico del Piemonte. Ma soprattutto sarà il risultato positivo di una storia che parte dal dolore di un territorio e prova a trasformarlo in conoscenza, cura e futuro.

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