Staglieno, la città dei morti prova a rinascere

Viaggio nel più grande cimitero monumentale d’Europa alla scoperta dei progetti per valorizzare un “museo” a cielo aperto di 37 ettari

Staglieno, la città dei morti prova a rinascere
Anima che vola in cielo, di Antonio Rota. Una delle tombe restaurate – Foto: Roberto Orlando

L’Unica intervista la sindaca Silvia Salis

Cara lettrice, caro lettore,

Giovedì 16 aprile alle ore 18 ci vediamo al TiQu, a Genova.

Il coordinatore editoriale de L’Unica Guido Tiberga intervisterà la sindaca Silvia Salis.

📍 TiQu Teatro internazionale di quartiere, piazzetta Cambiaso 1, Genova
🎟️ Ingresso gratuito – i posti sono limitati!

iscriviti qui

Oggi L’Unica vi porta a fare 8.464 passi nel cimitero monumentale più grande d’Europa. Che è anche il più bello e il più amato, almeno dai liguri, ma è soprattutto quello che più di tutti gli altri ha bisogno di aiuto. Certo, la cosiddetta “città dei morti” rischia ancora di morire, ma da qualche tempo sta anche provando a rinascere.

Un tour di 5 chilometri e 950 metri è davvero poca cosa per descrivere virtù e disgrazie del cimitero di Staglieno che, nel suo insieme – tra gallerie inferiori e superiori, porticati di Ponente e di Levante, scaloni e viottoli, campi e viali – misura 37 ettari, ospita oltre diecimila tombe di famiglia, 2.500 cappelle e 1.800 opere sculture monumentali. Sei chilometri a piedi servono appena a gettare uno sguardo su tanta bellezza. Perché di questo si tratta, al di là degli stereotipi in cui si riflettono un paio di secoli di tendenze artistiche e di stili autoctoni, come il realismo borghese genovese, nato nel XIX secolo, così definito per la capacità dei suoi interpreti di rappresentare, fin nei minimi dettagli della quotidianità, la ricchissima borghesia cittadina che non paga dei successi terreni aveva deciso di celebrarsi in aeternum, per beneficio dei posteri e maggior gloria di che non è più da questa parte del mondo. Operazione peraltro riuscita, almeno finora.

La cappella della famiglia di Armando Raggio, ispirata al Duomo di Milano – Foto: Roberto Orlando

La storia e i problemi

Ma il fatto è che questo scrigno d’arte – immaginato nel 1835 da Carlo Barabino, l’architetto artefice della rivoluzione urbanistica del centro di Genova a metà Ottocento, poi modificato e infine realizzato e inaugurato nel 1851 dal suo allievo Giovanni Battista Resasco – sorge su una falda acquifera. Un terreno infido, all’epoca in aperta campagna, sul quale sarebbe stato meglio continuare a coltivare ortaggi e che invece era stato individuato per dare sepoltura a una quantità di morti con pochi precedenti, provocata da un’implacabile epidemia di colera. Di cui rimase vittima lo stesso Barabino, ben prima di veder nascere la sua ultima creatura.

Una falda con i quali si devono fare i conti oggi, con tutti i problemi di stabilità e di manutenzione e di disinfestazione dalle zanzare che ne derivano. E che richiedono attenzione senza distrazioni: ora infatti, per esempio, si sconta quel che è stato trascurato per un paio di decenni a partire dagli anni Settanta. Tanto che ogni intervento, ogni finanziamento, ogni progetto o proposito annunciato rischia sempre di inciampare in una metafora fin troppo scontata: qui si tratta di svuotare il mare con un secchiello.

Una delle zone transennate per ragioni di sicurezza – Foto: Roberto Orlando

Eppure, i segnali di rinascita ci sono, anche nelle valutazioni più prudenti, come quella della restauratrice Emilia Bruzzo, autrice del recupero di diverse sculture a Staglieno, che ha spiegato a L’Unica: «La valorizzazione del patrimonio artistico è senza dubbio migliorata, ma per quanto riguarda la manutenzione e il restauro delle tombe c’è ancora molto da fare. Soluzioni? Intanto, serve una presa di coscienza da parte dei proprietari delle tombe monumentali, che spesso hanno le risorse ma non le vogliono spendere. E poi serve la manutenzione delle strutture, di cui invece si deve occupare il Comune: in alcune zone sta cadendo tutto a pezzi». Come attesta, nella pagina del gruppo Facebook “Staglieno - L’arte la storia e il dolore espressi nel marmo”  il post di Sabina Ribatto, la blogger genovese nota con lo pseudonimo di Dear Miss Fletcher. La quale scrive nel suo post, corredato di fotografie: «Le scalinate che portano alle Gallerie Superiori sono ora chiuse, speriamo che vengano restaurate presto ritornando accessibili a tutti noi».  

Gli investimenti per la manutenzione

L’accessibilità, assicurano in Comune, dovrebbe essere ripristinata in tempi relativamente brevi, ben prima cioè della conclusione dei lavori per la manutenzione straordinaria della Galleria Frontale, prevista entro il 2027. 

Si tratta di opere per le quali, spiega in una nota la Direzione dei servizi cimiteriali del Comune, nell’ambito del Programma triennale dei lavori pubblici sono stati investiti un milione e 400 mila euro da sommare ai 165 mila euro spesi per l’impermeabilizzazione del terrazzo della stessa Galleria Frontale e ai 600 mila per il consolidamento di un muro nel viale Testero. Poi c’è il cosiddetto “Accordo quadro cimiteri”, che L’Unica ha potuto visionare e che prevede  interventi per 600 mila euro l’anno da ora fino al 2028. Infine ci sono i fondi per la piccola manutenzione: 50 mila euro l’anno da spartire con gli altri 34 cimiteri genovesi, come quei 300 mila euro annui previsti per le verifiche sullo stato di salute degli alberi ad alto fusto. Per dare un’idea della quantità di soldi necessari alla tutela di questo patrimonio, basta segnalare che per tenere lontani i piccioni dalla sola Galleria Veilino Basso nel 2023 sono stati spesi 10.248 euro.

Un pannelo chiude l’accesso a uno scalone accanto alla statua più popolare di Staglieno, quella della venditrice di noccioline – Foto: Roberto Orlando

La valorizzazione del patrimonio 

Da alcuni anni il Comune ha lanciato un progetto di “caccia allo sponsor” per la valorizzazione delle opere d’arte di Staglieno. Grazie alle donazioni di ASEF (l’Azienda per i servizi funebri partecipata dal Comune) e di DENI (Distribuzione elettrica Nord Italia, società specializzata nella illuminazione votiva), nel triennio 2023-2025 è stato possibile provvedere alla manutenzione dei restauri di trenta sculture, individuate dalla Soprintendenza archeologica, Belle Arti e Paesaggio. Nel 2026 gli interventi riguarderanno altre dieci opere.

Poi ci sono gli eventi: cento in tutto nel 2025, tra visite guidate, percorsi didattici e appuntamenti culturali, tra cui la partecipazione alla “Settimana alla scoperta dei cimiteri europei”. E poi “Staglieno 800”, nel contesto delle iniziative per “Genova 800”, progetto per la riscoperta del cosiddetto Secolo d’oro della città. Infine, ma non certo ultimi della lista, gli Staglieno days, due giorni di visite guidate alla scoperta delle meraviglie del cimitero – sull’esempio dei Rolli days, le giornate in cui una serie di dimore cinquecentesche dichiarate patrimonio Unesco vengono aperte al pubblico – con intermezzi di teatro e di musica e rappresentazioni in costume d’epoca: un successo straordinario, con oltre ottomila partecipanti, tra cui moltissimi genovesi che non avevano mai visto prima il “Museo Staglieno”.  

Tuttavia, la valorizzazione del patrimonio è ancora troppo affidata alla generosità degli sponsor. Non c’è infatti una voce del bilancio comunale dedicata a questo scopo e così diventa complicato, per esempio, programmare il calendario delle visite guidate, ed è un’incognita persino riuscire a far fronte alle spese per la stampa di mappe turistiche e dépliant.

Tomba Pienovi, di Giovanni Battista Villa – Foto: Roberto Orlando

Ma quantomeno, da qualche anno, è cambiato l’atteggiamento dell’amministrazione comunale, tanto che oggi parlare di rinascita è qualcosa più della semplice affermazione di un principio. Lo ha confermato a L’Unica l’assessore Emilio Robotti, che gestisce alcune tra le deleghe più complesse della giunta Salis, ossia mobilità sostenibile, trasporto pubblico, lavoro e rapporti sindacali, servizi civici e diritto di cittadinanza: «Staglieno è il più grande cimitero monumentale d’Europa, custodisce migliaia di opere d’arte, ospita sepolture illustri, da Mazzini a Costance Lloyd [moglie di Oscar Wilde, ndr], solo per citarne un paio. E a Genova non è l’unico cimitero: ce ne sono altri 34 che hanno bisogno di attenzioni. Inoltre, Staglieno è troppo giovane per essere considerato una necropoli soltanto da visitare, ma è abbastanza antico e ricco di opere d’arte e di cultura per poter essere definito un museo. Motivo per cui l’inclusione nel circuito museale cittadino era un fatto dovuto. Museo che tra l’altro già si avvale del digital twin, ossia della possibilità di compiere un tour virtuale da remoto tra viali e porticati. Un sistema nato in realtà per la manutenzione e poi trasformato come strumento per la valorizzazione culturale del cimitero».

Le idee non mancano. «Su questa linea, e ne abbiamo già discusso con l’assessore alla Cultura Giacomo Montanari, si sta facendo strada l’idea di far diventare Staglieno un sito di interesse nazionale. E poi vogliamo continuare a renderlo, per così dire, vivo: gli Staglieno days saranno replicati quest’anno e abbiamo intenzione di organizzare iniziative di largo interesse, magari non un concerto rock, ma per esempio rappresentazioni teatrali, come del resto avviene già da tempo. L’obiettivo vero, il più difficile e che va ben oltre il mandato amministrativo, è quello di far inserire Staglieno tra i siti del Patrimonio dell’umanità Unesco», ha aggiunto l’assessore, sostenendo che il luogo abbia la caratteristiche storiche, artistiche e monumentali necessarie. «Certo, si tratta di fare investimenti per affrontare enormi problematiche che non sono soltanto di natura idrogeologica, ma anche dovute all’estensione dell’area: 370 mila metri quadrati significano, per esempio, che pur investendo decine di milioni di euro ci sarebbe sempre qualche parte in manutenzione o in rifacimento. Già oggi si verificano situazioni curiose: nel momento in cui interveniamo per un crollo in un porticato riceviamo subito proteste perché magari i cantieri impediscono di raggiungere un certo numero di tombe. Oppure c’è chi protesta perché invece di intervenire per quel crollo non stiamo lavorando in un’altra zona colpita a sua volta da situazioni di degrado».

 [Questa è la prima di due puntate sul cimitero di Staglieno]

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