Il treno che non parte mai
Ogni giorno in media vengono cancellate tre corse sulla linea Torino-Chieri: un disservizio che rischia di convincere sempre più persone a usare l’auto privata
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Più di mille treni cancellati in un anno su una sola linea ferroviaria. È una statistica che vale di più di tante considerazioni quella che emerge dai dati ufficiali dell’Agenzia della mobilità piemontese a proposito della linea SFM1 (Servizio ferroviario metropolitano) Rivarolo-Torino-Chieri. Nel periodo compreso tra il mese di gennaio e quello di dicembre 2025 le soppressioni sono state 1.139, con una media di quasi 95 treni cancellati al mese. Un’enormità.
Sono numeri che fotografano una situazione sempre più difficile da sostenere per i pendolari e da giustificare per gli amministratori locali. «Altro che disagio, questa è una disfatta», ha commentato con L’Unica il consigliere regionale Alberto Avetta (Partito democratico), che recentemente ha presentato un’interrogazione per chiedere alla Regione Piemonte chiarimenti sulle cause delle cancellazioni e sulle possibili soluzioni.
La linea SFM1 è una ferrovia importante perché collega il Canavese al Chierese, attraversando Torino e servendo centri importanti come Settimo Torinese e Moncalieri. È utilizzata ogni giorno da migliaia di studenti e lavoratori che si spostano verso il capoluogo. Eppure i numeri delle soppressioni raccontano una fragilità del sistema che negli ultimi anni è diventata sempre più evidente.
I dati mese per mese restituiscono l’andamento di un anno difficile. Con 162 corse soppresse, aprile 2025 è stato il mese con il più alto numero di cancellazioni, mentre agosto 2025, con 43, è stato quello con il numero più basso. Nel complesso, nel 2025 le cancellazioni dovute agli scioperi sono state 324. Restano quindi 815 soppressioni che non dipendono da agitazioni sindacali. Ed è proprio su questo punto che si concentra l’interrogazione presentata da Avetta.

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Perché il treno non c’è?
«Se le soppressioni dovute agli scioperi sono chiare – ha affermato il consigliere regionale – è necessario capire in modo dettagliato le cause delle altre cancellazioni. Guasti tecnici? Problemi ai passaggi a livello? Maltempo? Oppure criticità strutturali della linea? E soprattutto perché la SFM1 risulta meno affidabile rispetto ad altre linee del servizio ferroviario metropolitano?».
Il problema, infatti, non riguarda soltanto il passato. Anche l’inizio del 2026 conferma lo stesso trend. Nel solo mese di gennaio le soppressioni sono state 89, di cui 27 per sciopero. E febbraio rischia di confermare un andamento simile.
Tra gli episodi più recenti citati dai pendolari ci sono la cancellazione del treno in partenza da Rivarolo alle 7:17 di sabato 21 febbraio, con i passeggeri fatti scendere a Trofarello, e quella del convoglio da Chieri delle 8:50 di lunedì 23 febbraio. Situazioni che per chi usa il treno ogni giorno non sono più eccezioni ma parte della routine quotidiana.
All’inizio i disagi erano stati in parte tollerati dai pendolari. Negli anni scorsi, infatti, sulla linea erano stati realizzati lavori di potenziamento infrastrutturale. I ritardi e le cancellazioni sono stati inizialmente accettati come il prezzo da pagare per migliorare il servizio. Ma oggi molti utenti si chiedono perché, una volta conclusi gli interventi, il sistema non abbia registrato un miglioramento significativo.
Secondo Avetta il problema potrebbe essere più profondo. «Evidentemente esiste una vulnerabilità strutturale e gestionale della linea – ha detto ancora a L’Unica – che richiede un atteggiamento diverso da parte della Regione Piemonte nei confronti di Trenitalia e RFI», la Rete rerroviaria italiana, cioè l’azienda che gestisce le infrastrutture.
La protesta dei sindaci
La questione riguarda direttamente anche il territorio del Chierese. Qui la linea ferroviaria rappresenta uno dei collegamenti principali con Torino, soprattutto per studenti e lavoratori che ogni giorno si muovono verso il capoluogo.
Per questo i dati sulle soppressioni hanno suscitato forte preoccupazione anche tra gli amministratori locali. L’assessore ai Trasporti del Comune di Chieri Andrea Limone, contattato da L’Unica, ha usato parole molto dirette: «I numeri sulle cancellazioni dei treni SFM1 si possono commentare con una sola parola: disastro».
All’inizio di febbraio Limone ha incontrato in Regione l’assessore ai Trasporti Marco Gabusi insieme ai rappresentanti di Trenitalia e RFI. «Hanno compreso le nostre preoccupazioni – ha raccontato – riconoscendo le criticità del servizio e dichiarandosi disponibili a lavorare per individuare soluzioni». Il Comune di Chieri, dice l’assessore, è pronto a collaborare. «Da parte nostra c’è la massima disponibilità per migliorare una situazione che è diventata insostenibile».
Il problema però non riguarda solo le cancellazioni. Negli ultimi anni i pendolari hanno denunciato anche convogli sovraffollati, ritardi frequenti e difficoltà nel salire a bordo nelle ore di punta. In alcune stazioni, come Trofarello, capita spesso che i passeggeri restino sulla banchina perché i treni arrivano già pieni. Le corse del mattino, utilizzate soprattutto da studenti e lavoratori, sono quelle più critiche.
La questione non è nata ieri, anzi. Il malcontento è cresciuto nel tempo fino a diventare un tema politico locale. Già nel 2019 i sindaci dei Comuni lungo il tracciato avevano deciso simbolicamente di salire sui treni insieme ai pendolari per verificare di persona le condizioni del servizio. Oggi la situazione non è cambiata, e il sindaco ha scritto una nuova lettera aperta a Regione e RFI: «Senza limitarsi a dare un invito ai miei concittadini ad avere pazienza o ad usare l’auto nei loro spostamenti: urge garantire un miglioramento tangibile del servizio in tempi ragionevoli».
“Studenti, scendete. Prima chi va a lavorare”
A peggiorare il clima di sfiducia sono stati anche episodi che hanno fatto discutere. Qualche mese fa, su un treno diretto a Torino particolarmente affollato, il capotreno ha chiesto agli studenti di scendere per lasciare posto ai lavoratori. «Ci hanno detto che avrebbero proseguito soltanto i pendolari perché non possono perdere il lavoro», avevano raccontato a La Stampa i ragazzi rimasti a terra. Alcuni studenti erano arrivati in ritardo a scuola, mentre una scolaresca aveva addirittura perso una gita programmata.
Secondo Limone il rischio più grande è che sempre più persone decidano di rinunciare al treno. «Chi andrebbe a mangiare in un ristorante non sapendo se il cuoco quel giorno cucina? Lo stesso vale per il treno. Se ogni volta c’è il rischio di rimanere a piedi, alla fine si smette di avere fiducia nel servizio. Ed è una cosa gravissima, soprattutto per un Comune come il nostro che si impegna molto per ecologia e rispetto dell’ambiente e vorremmo, ripeto vorremmo, poter promuovere il trasporto su rotaia. Ma in questo modo gli utenti sono scoraggiati».
Ed è proprio quello che sta accadendo a molti pendolari del Chierese. Siccome anche i pullman di GTT non se la passano bene (anche in questo caso per i ritardi, i guasti e il sovraffollamento nelle ore mattutine) sempre più persone scelgono di tornare all’auto privata, con conseguenze evidenti anche sul traffico e sull’ambiente. Oppure non utilizzano la stazione di Chieri ma vanno direttamente a Trofarello dove c’è almeno qualche possibilità in più di partire. «L’altro giorno – ha raccontato a L’Unica Elena, che lavora in banca a Torino – sono arrivata a Chieri e ho scoperto che il treno in partenza era stato soppresso. Ho chiamato mio marito che mi aveva accompagnata e ci siamo precipitati a Trofarello, giusto in tempo per prenderlo da lì».
Per i pendolari la richiesta è semplice: un servizio affidabile. Non necessariamente perfetto, ma almeno prevedibile. Sapere che il treno partirà davvero e arriverà in orario. Oggi invece la sensazione diffusa è quella di una continua incertezza. Non sapere se il treno sarà cancellato, se partirà in ritardo o se ci sarà posto per salire. Per una linea che dovrebbe essere uno dei pilastri della mobilità metropolitana torinese, i numeri delle soppressioni rappresentano un segnale che non può continuare a essere ignorato.
Questa puntata di L’Unica Torino termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.
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