Da Vignale alla California. La vita diventa un fumetto, e il fumetto diventa un film

Da Vignale alla California. La vita diventa un fumetto, e il fumetto diventa un film
Da "Una zanzara nell’orecchio. Storia di Sarvari", di Andrea Ferraris

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L'Unica è presente in diverse province del Piemonte e, tra queste, c'è anche Cuneo. Proprio lì mercoledì 18 febbraio alle ore 18 L’Unica organizza un evento dal vivo. Ti va di incontrarci? Il programma prevede letture tratte dalle newsletter, dialogo con gli ospiti e un rinfresco.

Sul palco ci saranno Guido Tiberga (coordinatore editoriale L’Unica), Gimmi Basilotta (presidente Dispari teatro) e Mariano Laguzzi (presidente 1000miglia).

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A volte i giorni di un artista sono come gli amori delle canzoni: fanno giri immensi e poi ritornano. La vita di Andrea Ferraris, fumettista, di giri ne ha fatti molti: Genova, Parigi, Barcellona, la Sardegna, Torino e infine Vignale, neppure mille abitanti nel cuore del Monferrato alessandrino. A questa complicata carta geografica (e biografica) di Ferraris bisogna aggiungere altre due città, lontanissime tra loro: Mumbai, megalopoli dell’India con dodici milioni di persone, e Santa Barbara, cittadina bagnata dall’oceano a duecento chilometri scarsi dalla grande Los Angeles. Il prossimo 4 febbraio, infatti, Andrea sarà in California per assistere alla prima di un film tratto da un suo graphic novel autobiografico, "Una zanzara nell’orecchio. Storia di Sarvari", che proprio dall’India muove i suoi primi passi. Un film americano, con attori internazionali, che tra qualche mese vedremo anche in Italia, distribuito da Fandango.

Dettaglio della copertina di "Una zanzara nell’orecchio. Storia di Sarvari", di Andrea Ferraris

Una vita da girovago. «E se pensate che da Torino alla campagna sia un bel salto, non immaginate che cosa voglia dire passare da Barcellona a Quartu Sant’Elena», ha raccontato a L’Unica al termine di un incontro con i suoi lettori in cui le storie, i disegni, la famiglia e le esperienze personali si sono intrecciate di continuo, come sempre accade quando un artista usa le sue opere per raccontare (anche) di sé.

«Vignale è il paese dei miei genitori – ha spiegato Andrea – Da qualche tempo, dopo lunghi peregrinazioni legate al mio lavoro di fumettista, sono tornato a vivere lì. È un posto che conosco bene: da bambino ci passavo tutte le estati. Sono tornato al bar che frequentavo in quei tempi e ci ho ritrovato gli amici di allora. Qualcuno non se n’era mai andato dal paese. Ci siamo ritrovati subito: qualcuno è diventato un personaggio del mio ultimo libro, Temporale».

Il Monferrato protagonista

Vignale, nel libro (pubblicato da Oblomov edizioni), non è mai citata direttamente. «compaiono, invece, i nomi delle vicine Cuccaro, Lu, Camagna e Conzano - ha fatto notare il settimanale Il Monferrato – Rispondono all’appello anche l’ex Cantina Sociale, il crocevia stradale in Regione Tronco, il laghetto sotto le cascine di San Lorenzo, il bosco e i suoi abitanti notturni, la nebbia».

Ci sono anche, e soprattutto, gli amici ritrovati, nascosti dai soprannomi: Vallo, Pongo, Keegan, Barba e molti altri. «Ma sono loro – ha raccontato l’autore a L’Unica – Qualcuno si è anche riconosciuto, qualcuno ha avuto dei dubbi ed è venuto a chiedermi: “Ma sono io quello lì?”. Credo che alla fine fossero soddisfatti di ritrovare sé stessi e il paese nelle pagine di un libro. Il paese di adesso è diverso da quello che ricordavo nelle mie estati da ragazzo: l’edificio della cantina sociale è vuoto, le stradine di campagna che portano ai campi dei contadini sono sempre più strette e invase dai rovi. Le ho disegnate come sono ora, senza cedere alla nostalgia».

La storia professionale di Ferraris è particolare. Genovese di nascita, ha iniziato come scenografo lavorando con Emanuele Luzzati al Teatro della Tosse. In seguito ha frequentato una scuola di fumetti a Bologna, poi è finito all’Accademia Disney di Milano, che lo ha portato a esordire sulle pagine di “Topolino”. «Il primo anno fu durissimo – ha ricordato – Disegnavo dalla mattina alla sera e non andava mai bene niente. Confesso che, se vado a vedere quello che ho fatto all’inizio, inorridisco. Poi feci il salto». Era il 1993, Andrea aveva 27 anni. «Adesso sarebbe molto più difficile. Allora, in un certo senso, ti aspettavano, potevano permettersi di lasciarti maturare. Adesso, se non hai un talento straordinario che viene fuori presto, è dura».

Dalle storie lontane all’autobiografia

Da Topolinia al Monferrato la strada è persino più di quella tra Vignale e la California. Le tappe sono legate ai libri da “autore completo” (testi e disegni) che Ferraris ha realizzato parallelamente alla sua attività sulle storie dei topi e dei paperi più famosi del mondo e che continua ancora oggi, per l’editore danese Egmont.

«A un certo punto della mia vita mi è venuta voglia di riprendere i progetti personali che avevo lasciato indietro», ha detto Ferraris a L’Unica. Progetti dall’orizzonte vastissimo: il primo libro fu una biografia del ciclista del primo dopoguerra Ottavio Bottecchia, sui testi dello sceneggiatore Giacomo Revelli. Bottecchia, primo italiano a vincere il Tour de France, morì in circostanze misteriose a 32 anni: «Erano i primi anni del fascismo, lui vinceva e il regime voleva farne un suo eroe, ma lui non era troppo dell’idea. Lo trovarono agonizzante lungo una strada: la verità non venne mai fuori, ma probabilmente era stata qualche squadraccia».

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Il secondo libro, Churubusco (Coconino Press) raccontava del Battaglione San Patrizio durante la guerra di metà Ottocento tra il Messico e gli Stati Uniti: un gruppo di immigrati irlandesi, arruolati nell’esercito statunitense, diserta in blocco per unirsi ai messicani, sentendosi più vicini ai nemici, cattolici oppressi come loro. Approfittando di un invito a Los Angeles per presentare il volume, Ferraris viaggiò sul confine con il documentarista Renato Chiocca per realizzare La cicatrice (Oblomov), un romanzo grafico dedicato alla storia vera di un giovane colpito da un proiettile vagante mentre rientrava a casa.

Storie affascinanti, di epoche e luoghi lontani, che si presterebbero benissimo a una trasposizione cinematografica, come peraltro quella raccontata ne La lingua del diavolo (Oblomov), un volume che Ferraris ha dedicato a Ferdinandea, una piccola isola emersa nel 1831 di fronte a Sciacca, in Sicilia, dopo un’eruzione vulcanica. Uno scoglio di pochi metri, sul quale però si è scatenò una contesa durissima tra gli inglesi, i francesi, i Borboni e persino un pescatore che sosteneva di essere stato il primo a sbarcare sull’isolotto. «Nel 2000 – ha raccontato Ferraris – in seguito a un articolo del Times, la disputa si è riaccesa e sono partite nuove spedizioni a mettere bandiere o targhe sott’acqua. Questa storia mi sembrava davvero esemplare del desiderio di possesso umano, che va addirittura a cercare di possedere qualcosa che neppure esiste».

Invece, tra tutte le tante “grandi” storie raccontate da Andrea Ferraris, a finire sul grande schermo è stata la più intima, la più personale, l’unica strettamente e dichiaratamente autobiografica.

Sarvari, storia di un’adozione internazionale

Il fumetto di Ferraris diventato film è "Una zanzara nell’orecchio. Storia di Sarvari", pubblicato da Einaudi, dove l’autore racconta con sincerità, ma anche con ironia, l’adozione di sua figlia Sarvari, nata in India e cresciuta per i primi quattro anni e mezzo della sua vita in un orfanotrofio indiano.

«Il film – ha raccontato Andrea a L’Unica – comincia con l’aereo che atterra all’aeroporto di Mumbai. Il fumetto parte prima, da quando da giovane non avevo neppure l’idea di poter diventare padre a quando con mia moglie Daniela (Mastrorilli, pure lei artista: i colori del graphic novel sono suoi, n.d.r.) decidemmo di adottare un bambino. Sei anni prima di quel momento».

Da "Una zanzara nell’orecchio. Storia di Sarvari", di Andrea Ferraris

Sei anni di attesa sono molti, moltissimi. «Un tempo nel quale avrebbero potuto succedere molte cose – conferma Ferraris – Al limite avremmo anche potuto lasciarci. Invece siamo stati tenaci: una delle condizione della normativa per le adozioni e che la coppia di potenziali genitori sia sposata da almeno tre anni. E noi non eravamo sposati…». Il libro racconta il matrimonio, la burocrazia, gli incontri con psicologi e gli assistenti sociali, gli otto mesi d’attesa dal giorno in cui Andrea e Daniela hanno saputo che sarebbero diventati genitori di una bambina indiana a quello in cui l’hanno potuta incontrare per la prima volta. Nel romanzo c’è persino – con divertente ironia – la paura di volare dell’autore-protagonista, problema non da poco quando l’attesa infinita deve concludersi con un volo per l’India.

«Quello che poteva sembrare un traguardo era soltanto una partenza: Sarvari (questo il nome di mia figlia, significa “notte” o anche ragan, una successione di note tipica delle melodie indiane) non era più piccolissima, nell’istituto dov’era cresciuta aveva sviluppato una serie di relazioni, una in particolare: con sister Teresina, l’istitutrice che si prendeva cura di lei. Lasciare tutto, all’improvviso, per lei era una specie di secondo abbandono. Ha cominciato a piangere e praticamente non ha più smesso fino a quando siamo atterrati a Parigi, due settimane dopo».

Poi, lentamente, le cose hanno cominciato ad andare meglio. «In pochi mesi Sarvari ha imparato l’italiano – ha raccontato Ferraris – ma il processo è stato lungo. Ricordo che per un anno io e Daniela abbiano dovuto dormire a turno, perché Sarvari ogni notte si svegliava. È stato durissimo». Il romanzo, nelle ultime pagine, racconta i passi sempre più veloci della storia verso il lieto fine: Sarvari, su un autobus di linea, che parlando con un’estranea indica Andrea e Daniela chiamandoli per la prima volta “Mamì e Papì”». È successo davvero o è una finzione narrativa? «No, no – risponde l’autore – È andata proprio così, ed è stato bellissimo».

Dalla realtà alla carta, dalla carta allo schermo

Ma come è arrivata, questa storia, sul grande schermo? «Un regista americano di origine italiano, Nicola Rinciari ha letto il libro e ha deciso di farne un film – ha spiegato Ferraris – Ha tralasciato tutta la parte iniziale e ha deciso di partire dal momento in cui Daniela ed io arriviamo a Mumbai, ma nel complesso ha rispettato la mia storia. Fa un certo effetto vedersi sullo schermo con la faccia di un altro, anche perché Jake Lacy, l’attore, non mi assomiglia per niente. Devo dire che è stato emozionante: quando ho visto il film per la prima volta, sul mio computer, davanti ad alcune scene non ho resistito e ho dovuto alzarmi e andare in un’altra stanza». E Sarvari, che oggi ha 24 anni e fa l’attrice , come l’ha presa? «All’inizio non era d’accordo sul fatto che raccontassi la sua storia con un fumetto – ha ricordato Ferraris – e io, naturalmente, ho messo il progetto in un cassetto e l’ho lasciato lì. Poi un giorno ha cambiato idea e siamo partiti: ha seguito il lavoro passo a passo. Ora verrà con noi in California, alla prima del film».

"A mosquito in the ear" (il film ha mantenuto il titolo del fumetto, tratto da una frase che la piccola Sarvari dice alla sua istitutrice, prima di lasciare Mumbai) sarà il film d’apertura del Santa Barbara International Film Festival, classica manifestazione californiana che in una settimana di proiezioni offre oltre 200 film a un pubblico di circa 90 mila persone. Quando lo vedremo in Italia? «Non lo so ancora – risponde Ferraris – Spero presto».

Questa puntata di L’Unica Alessandria termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.

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