Verso il voto: grandi manovre nel centrodestra
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Nella politica alessandrina (e non solo lì) il concetto di “lealtà” appare sempre più fluido, come si dice adesso. E anche l’idea di “unità” sembra avere ormai una declinazione tutta sua. D’altra parte le elezioni del 2027 sono più vicine di quello che sembrano, e il centrodestra cittadino vuole giocare le sue carte – nel capoluogo e in provincia – senza preoccuparsi troppo di questioni semantiche legate al significato delle parole.
Prendiamo il caso di Ezio Castelli, che la settimana scorsa si è presentato in grande spolvero nella sala consiliare di Palazzo Rosso – sede del municipio – circondato dai principali esponenti locali di Fratelli d’Italia. C’era Federico Riboldi, l’ex sindaco di Casale promosso assessore alla Sanità nella giunta regionale guidata da Alberto Cirio, qui nelle vesti di vicesegretario del partito in Piemonte. C’era Fabrizio Priano, che ha seguito Riboldi a Torino con il ruolo di capo di gabinetto. C’era il presidente della Provincia Luigi Benzi. C’era il segretario cittadino Alessandro Traverso. C’era il capogruppo in consiglio provinciale Maurizio Sciaudone. E naturalmente a condurre le danze c’era Emanuele Locci, capogruppo di Fratelli d’Italia in Comune.
Insomma c’erano tutti. L’occasione, d’altra parte, non era da poco, Castelli infatti celebrava l’ultima tappa del suo personale giro politico nelle istituzioni alessandrine, che lo aveva visto candidarsi in una lista di centro, rientrare in consiglio comunale nei banchi della maggioranza di sinistra, transitare nel gruppo misto e infine passare dall’altra parte della barricata.
Riavvolgiamo il nastro e torniamo indietro di qualche mese. Alle elezioni del 12 giugno 2022, Castelli si era presentato nelle file di SiAmo Alessandria, la lista civica vicina a Carlo Calenda che aveva come candidato sindaco Giovanni Barosini, l’ex assessore di centrodestra nella giunta di Gianfranco Cuttica (Lega) diventato vicesindaco di centrosinistra nella giunta di Giorgio Abonante (Partito Democratico).
Castelli non era tra i consiglieri eletti: il voto lo aveva relegato a primo degli esclusi. Sui banchi di Palazzo Rosso è entrato soltanto a luglio 2024, proprio al posto di Barosini che aveva lasciato il consiglio in seguito al rimpasto che lo aveva promosso vicesindaco. Un seggio a sinistra piuttosto insolito per Castelli, che ai tempi di Alleanza Nazionale – la progenitrice politica di Fratelli d’Italia – era stato addirittura tra i membri del direttivo provinciale del partito.
La lealtà a tempo
Imbarazzo? Nessuno. In un paio di mesi, però è arrivato il passaggio al gruppo misto. «Sono onorato di essere rientrato in consiglio comunale», aveva detto in aula. «Lavorerò con tutto me stesso per la città. Sarò leale con il sindaco Abonante e con il mio amico Giovanni Barosini».
Era il 26 settembre 2024. La lealtà di Castelli è durata poco più di un anno. «A me interessano le persone, altri hanno interessi diversi», ha detto dagli scranni della giunta prestati alla conferenza stampa di presentazione, dove L’Unica era presente. «Sono stato escluso da tutte le decisioni perché io sono dalla parte dei cittadini, mentre altri no». Il punto di rottura – ha spiegato – è stato quando è stato invitato a lasciare una riunione dei capigruppo di centrosinistra. «Poi però mi hanno chiesto di votare il bilancio e il Documento unico di programmazione. Ma io non sono un burattino, sono una persona seria e i cittadini lo sanno».
Il convitato di pietra nell’invettiva di Castelli, non è difficile immaginarlo, era proprio Barosini. Il quale peraltro dovrebbe essere abituato a “fughe” come quella di Castelli: quando SiAmo Alessandria era dall’altra parte dell’aula, ai tempi della giunta di Cuttica, era stata la consigliera Elisabetta Onetti a uscire dal partito in polemica diretta con lui. «Ho lavorato con ideali e coerenza – aveva detto Onetti prima di andarsene pure lei nel gruppo misto –. Ma non ho riscontrato l’armonia con cui ho operato con la maggioranza anche con il leader del gruppo SiAmo Alessandria, soffocato sul nascere in funzione di una personalizzazione totale dell’azione politica». Insomma, che stia a destra o a sinistra, l’attuale vicesindaco perde regolarmente i pezzi in corso d’opera.
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Le manovre verso il voto
Se il peso politico del nome di Castelli potrebbe anche sembrare lieve – ed è di fatto un ritorno agli amori politici di gioventù – potrebbe rappresentare uno dei primi passi verso i nuovi o vecchi equilibri per le elezioni del 2027. Con il suo ingresso, Fratelli d’Italia diventa la forza di opposizione con più rappresentanti in consiglio (quattro, contro i tre di Lega e Forza Italia) ed è pronta a serrare i ranghi e a comporre la scacchiera dei candidati. E Castelli, ha commentato Locci, «è uno di quegli amministratori a cui la gente vuole bene». Quindi sempre meglio averlo in squadra.
Ma quale sarà la scelta del centrodestra nella corsa a Palazzo Rosso? Chi sarà il candidato sindaco? Federico Riboldi in conferenza stampa ha parlato chiaro: «Noi abbiamo persone valide che possono rappresentare la coalizione». Però non ha fatto nomi, pur avendo proprio di fronte a sé Emanuele Locci, il capogruppo che aspira alla fascia tricolore praticamente da sempre. E come sempre in politica se non si fanno i nomi le cose possono essere due: o non si vuole bruciare un possibile candidato, oppure il prescelto è un altro.
Tra i maggiorenti di Fratelli d’Italia c’è chi dice che tutto si risolverà dopo le elezioni di Valenza. Qui il problema da risolvere è il turbolento sindaco uscente, il leghista Maurizio Oddone, che da qualche mese è in rotta con la sua stessa maggioranza. Su di lui Riboldi, pur ribadendo la necessità di presentare un candidato unitario, ha messo un veto formale: il suo partito, ha detto, «non potrà certo appoggiare la candidatura di Oddone a sindaco, dopo che ha escluso Fratelli d’Italia dalla sua giunta».
Oddone ha avuto un mandato che definire travagliato è un eufemismo, ed è rimasto con tre assessori avendo esautorato sia i leghisti sia i fratelli d’Italia, senza mai fare altre nomine. «Ma non ho mai detto di non volere un esponente di Fratelli d’Italia in giunta, anzi ho sempre ribadito che il centrodestra vince se si presenta unito, indipendentemente da chi si presenta come candidato sindaco credibile», ha spiegato a Radio Gold. «Da metà agosto aspetto che Fratelli d’Italia mi comunichi un nome, come era già stato chiesto alla segreteria cittadina nei mesi precedenti. Le deleghe dell’ex assessore Merlino sono rimaste vacanti».
Quindi il sindaco vorrebbe ricandidarsi, ma chi ha sentito Riccardo Molinari – l’alessandrino capogruppo alla Camera che tutto muove nella Lega cittadina e provinciale – sa che un secondo mandato di Oddone non è proponibile. In realtà, Fratelli d’Italia la persona giusta ce l’avrebbe già: sul nome le bocche sono cucite, ma i rumors più accreditati parlano di una donna vicina al partito (a cui è stata iscritta in passato) e responsabile di una piccola azienda orafa. «Un’esponente fidata della società civile», commenta chi la conosce bene all’interno di Fratelli d’Italia: una scelta che al centrodestra sembrerebbe essere azzeccata, nella città dell’oro dove i grandi marchi dell’oreficeria soffocano le piccole imprese. Quindi sembrerebbero evaporare le possibili candidature di Forza Italia: il vicesindaco ed ex consigliere regionale Luca Rossi e l’ex assessora agli eventi Alessia Zaio.
L’effetto domino
Deciso un candidato in un territorio, gli altri arrivano di conseguenza, come le tessere di un domino. Ad Acqui il centrodestra sembra intenzionato a schierare il leghista Marco Protopapa, ex assessore regionale all’Agricoltura. E proprio dalla Regione potrebbero cadere altre tessere del domino: se Cirio dovesse candidarsi alle politiche del 2027, o ottenere un posto nel prossimo governo, il numero delle poltrone da conquistare si allargherebbe.
Anche per questo i tre partiti del centrodestra attendono ancora prima di comporre la scacchiera dei candidati e comunicare i nomi, ma i rapporti di forza e gli equilibri andranno definiti nei prossimi mesi. Per il gioco dei pesi e dei contrappesi, tra l’altro, Fratelli d’Italia potrebbe anche rinunciare a un candidato ad Alessandria in favore di Forza Italia. Dipenderà anche dalle scelte nella vicina Asti, dove Forza Italia pare abbastanza sicura di poter confermare un proprio esponente dopo il doppio mandato di Maurizio Rasero. Non a caso, nei corridoi della politica alessandrina, gira un nome che è qualcosa di più che una suggestione: Davide Buzzi Langhi, ex assessore e per qualche tempo vicesindaco della giunta leghista di Cuttica. Un nome che parrebbe non sgradito alla Lega perché porta in dote il fatto di essere il figlio di Francesca Calvo, storica sindaca leghista ai tempi della tragica alluvione del ’94, l’unica nella storia amministrativa di Alessandria ad aver raddoppiato il mandato, restando in carica dal 1993 al 2002.
A dire il vero, Buzzi Langhi aveva debuttato in politica nel partito che era stato della madre, morta per un tumore nel 2004. Ma dalla Lega era stato addirittura espulso, in seguito a un drammatico consiglio comunale di fine 2011. In quella seduta, decisiva per le sorti del sindaco Fabbio (Popolo della libertà) travolto dal buco di bilancio che di lì a pochi mesi avrebbe portato al fallimento della città, la Lega – in rotta con la maggioranza – era uscita dall’aula insieme all’opposizione per far cadere il numero legale. Buzzi Langhi era rimasto al suo posto e, dopo l’uscita della Lega dalla maggioranza, era stato nominato assessore al Commercio e al Turismo. Acqua passata? Sembrerebbe di sì: da queste parti il rancore è “fluido” almeno quanto la lealtà.
Questa puntata di L’Unica Alessandria termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.
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