Bergolo, il piccolo borgo che si è aperto al mondo
Negli anni Settanta sembrava destinato a scomparire, oggi accoglie persone da ogni parte del mondo. Così uno dei Comuni più piccoli d’Italia ha trasformato lo spopolamento in un laboratorio di comunità
Claudia Patrone
7 min read
L’Unica è una newsletter gratuita che ogni settimana ti manda via mail una storia dal tuo territorio. Abbiamo altre quattro edizioni: Alessandria, Asti, Torino e Genova.
E dall’8 ottobre saremo anche a Milano.
Per riceverla,
clicca qui
«Tutto è partito da una macchina fotografica: me l’aveva procurata un collega della FIAT, più o meno era il 1970. Il prezzo era ragionevole, mi decisi a comprarla. La prima volta che ritorno a Bergolo, pensai, salgo sul campanile e fotografo il mio paese».
Il motivo che spinse Romano Vola – dal 1973 al 2001 sindaco di Bergolo, in Alta Langa, uno dei Comuni più piccoli d’Italia – a impegnarsi in prima persona è legato precisamente a quelle lontane fotografie: un rullino in bianco e nero con dodici scatti, che rese manifesta una realtà non semplice da mettere a fuoco. «Ne venne fuori l’immagine di un paese disastrato», ha ricordato Vola a L’Unica. «Già si intuiva passando in piazza, ma a vederlo dall’alto, con le ortiche davanti alla Chiesa, fu un’impressione forte: era come sbattere contro un muro».

Era un’emozione che non poteva essere trattenuta. Tanto più che il giovane Vola, nonostante il forte legame con i propri natali, a 11 anni era stato mandato a studiare in seminario ad Alba e in seguito, tra il matrimonio e il lavoro a Torino, non era mai tornato a vivere stabilmente a Bergolo. Quell’emozione, non certo positiva, venne espressa nei pensieri che Vola allegò a quelle sue 12 foto, quando decise di mandarle alla redazione di Cuneo Provincia Granda.