Ricordate il calciobalilla? È nato ad Alessandria
Negli anni Cinquanta due aziende locali iniziarono la produzione dei primi modelli italiani. Un successo che dura ancora oggi, anche se per pochi
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Dalla lungimiranza di alcuni artigiani in provincia di Alessandria è nato e si è sviluppato un settore industriale particolare: la costruzione del calciobalilla e dei tavoli da gioco. È successo alla metà del Novecento e, per anni, la produzione alessandrina ha contribuito a segnare il tempo libero di molti italiani nei tempi del boom economico, quando tutto sembrava possibile. Non solo: il cosiddetto calcetto – che qualcuno chiama biliardino – è diventato il testimone silenzioso di quello che siamo stati, ma anche di quello che siamo diventati oggi, dopo che altre abitudini sono arrivate evidenziando diverse forme di decadenza. Due aziende alessandrine hanno dato inizio, più o meno negli stessi anni, alla produzione: la Sardi di Alessandria e la Garlando di Pozzolo Formigaro.
Hanno entrambe avuto capostipiti che hanno saputo riconoscere l’uomo del destino, quando l’hanno incontrato. Renato Garlando e Giorgio Sardi – falegname l’uno, ebanista l’altro – un giorno ricevettero la visita di un signore francese che cercava proprio al di qua del confine l’occasione giusta per intraprendere un’attività redditizia.
La scintilla arriva da Marsiglia
Aveva già visto all’estero quei giochi da tavolo, che stavano riscuotendo crescente successo, ma gli mancavano le mani esperte e specializzate nella lavorazione che potessero riprodurli. La storia che è tramandata nelle due famiglie ha molti tratti in comune, ma è la Garlando a raccontarla sul suo sito: «Gli eventi che faranno della provincia di Alessandria una delle capitali mondiali nella produzione di calciobalilla si mettono in moto una sera del dicembre del 1949 quando, da un treno che arriva dalla Francia, scende un personaggio enigmatico. Si chiama Marcel Zosso e viene da Marsiglia. Si mormora che sia in fuga dal suo Paese. Quel che è certo è che il francese sarà l’uomo del destino».
L’idea di fare affari insieme si accende così: «Il marsigliese ha le idee chiare. Sa perfettamente che tipo di prodotto ci vuole, per avere successo. Gli manca però l’expertise richiesta per lavorare il legno a un buon livello ed è privo delle attrezzature per produrre svariati esemplari. Cerca quindi chi può offrirgli entrambe».
I due artigiani erano già attivi da anni nel mestiere. «Durante la seconda guerra mondiale mio nonno Giorgio costruiva i mobili delle radio per l’esercito», ha raccontato a L’Unica Tamara Sardi, che con suo fratello dirige oggi la ditta di famiglia di Spinetta Marengo. «Da un giorno all’altro si è reinventato: erano gli anni Cinquanta, la guerra era finita da poco, il gioco del calciobalilla aveva avuto origini europee ed era già apprezzato in diversi Paesi». L’idea, si legge ancora sul sito della Garlando, «era venuta inizialmente ai tedeschi tra i tardi anni Venti e l’inizio degli anni Trenta. Anche se francesi e inglesi, a loro volta, ne rivendicano la paternità, resta questa l’ipotesi più accreditata, per il nome con cui il gioco ancora adesso è chiamato negli Stati Uniti: foosball, di palese derivazione dal tedesco fussball. In Italia ci aveva provato nel 1936 un artigiano di Poggibonsi, ma si era limitato a costruire qualche prototipo».
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I primi passi
Ad Alessandria, invece, si fa sul serio. Da subito: «Quando è arrivato il francese per cercare una collaborazione, il nonno non ha esitato – ha ricordato ancora Tamara Sardi –. Anche perché qui c’era la ditta Reta, che stampava materiale plastico e che ha potuto specializzarsi con alcuni componenti. È ancora adesso uno dei nostri fornitori di maggiore importanza». Ed è proprio il sito della Reta a dare una spiegazione alla domanda che chi legge si sarà fatto: che cosa portò un uomo di Marsiglia come Marcel Zosso a scegliere proprio Alessandria come sua terra d’elezione e come sede di un distretto industriale piuttosto originale, per l’epoca? La risposta è più prossima al gossip che alla storia economica. Zosso sembra avesse fatto la sua scelta «perché, dicono i maligni, si era invaghito di una prostituta alessandrina».
Sia come sia, la nuova attività portò benefici per tutti. Ancora Garlando: «Il successo è tanto immediato quanto inaspettato nelle sue proporzioni. Per fare fronte alle richieste non bastano i 42 dipendenti e vennero messi all’opera anche i detenuti del carcere di Alessandria, che collaborano alla produzione». L’azienda calcola che, fra il 1951 e il 1954, costruirono circa dodicimila calciobalilla, metà destinati alla vendita e metà al noleggio. «Un numero che pare incredibile, se si pensa a come erano le attrezzature dell’epoca: macchinari a controllo numerico e automatizzazione erano di là da venire, il lavoro era svolto quasi tutto a mano. Era necessario un impegno certosino anche solo per praticare i fori nelle sponde del mobile, quelli per inserire le aste».
Anche a Giorgio Sardi le cose andavano bene: «A quell’epoca i calciobalilla erano tutti di legno massiccio, mio nonno li realizzava artigianalmente con il tornio e le macchine della falegnameria», ha raccontato ancora la nipote. «Poi, nel corso degli anni, alcune parti sono state sostituite con la plastica e anche oggi, a meno che non siano prodotti su commissione, da collezione o personalizzati, il catalogo che proponiamo prevede articoli in compensato, dove la formica e altre protezioni sintetiche rivestono l’esterno».
Un simbolo per gli anni del boom
Gli aspetti economici divennero presto di grande rilievo, ma l’impatto di questi giochi sulle società lo fu forse anche di più. Intorno a quei tavoli, si creò una comunità che tra una partita e l’altra visse momenti di spensieratezza, condivisione, litigi sugli esiti delle competizioni, vide nascere amori, ispirò gli albori dell’emancipazione di genere, in cui le prime squadre femminili si disputarono le partite con gli uomini della stessa età.
I calciobalilla come i jukebox segnarono gli anni del boom, la giovinezza e lo svago di quelle generazioni. Prima della globalizzazione, in un tempo sospeso e al riparo dalle guerre e dai disordini geopolitici. Era un altro mondo, incredibilmente lontano da quello di oggi. «Il mercato è cambiato parecchio negli anni, anche se il nostro è un settore che resiste», ha detto Sardi. «Attualmente la difficoltà maggiore per noi è rappresentata dai costi: gli articoli cinesi e di Taiwan, nonostante il trasporto che incide parecchio, vengono contenuti fino a un quarto rispetto ai nostri prezzi. A incidere non è la qualità inferiore, ma i numeri molto più elevati che consentono economie di scala. Quando manca la liquidità, questo fa la differenza. Inoltre, subiremo presto gli aumenti energetici di questi ultimi giorni».
Eppure l’esportazione – ha spiegato Sardi – costituisce «il 98 per cento del fatturato, stando ai dati del 2025. Il nostro riferimento è la Germania, ma abbiamo creato una rete di clienti in diverse aree in Europa, Est Europa, Asia, Africa e Sudamerica». Garlando invece ha conquistato gli Stati Uniti fin dal 1969 e la sua espansione ha raggiunto negli anni l’intero continente europeo, così come il Nord Africa, l’Estremo Oriente e l’Oceania: al momento è in oltre quaranta Paesi, comprese Australia e Nuova Zelanda.
Evolvere insieme alle mode non è facile, per un articolo che sembra di altri tempi. Però il calciobalilla è un elemento trasversale e universale che non è veramente passato. Anche se la concorrenza dell’epoca digitale e virtuale rende i giovani molto più sensibili a intrattenimenti meno materiali, la lezione che può insegnare è sempre attuale: «C’è per noi ancora la possibilità di rifornire molti esercenti in Liguria che hanno deciso di attrezzare le piscine e gli stabilimenti balneari per offrire questa attività alla loro clientela», ha aggiunto Tamara Sardi.
Resistere al mondo che cambia
I distributori sono riusciti a cavalcare le tendenze che si sono affacciate nei decenni, passando dagli oratori delle chiese di paese alle sale da gioco delle metropoli e dei luna park. A cambiare di più sono stati i bar: «Da molti locali i tavoli da gioco sono scomparsi per questioni di spazio, ma anche economiche, che hanno determinato scelte diverse dei gestori: è infatti molto più conveniente per loro estendere le aree dei tavolini dedicati ai consumatori, per esempio – ha spiegato Sardi –. E non è da sottovalutare l’avvento delle macchinette elettroniche, che garantiscono in dieci minuti l’incasso che un calciobalilla fornisce in un giorno. Con i nostri mobili attrezzati a gettone, una partita costa ancora oggi cinquanta centesimi».
Ennesimo segno dei tempi, che in questo caso dovrebbe fare riflettere e forse anche investire in una direzione diversa, a giudicare dal ruolo sociale così distante delle due alternative: le slot machine hanno rappresentato una piaga per la diffusione capillare del gioco d’azzardo e le dipendenze da ludopatia, laddove il calcetto è stato invece uno dei più entusiasmanti centri di aggregazione e divertimento del tempo libero di ogni età.
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