Il Comune ha speso troppo per il concerto di Charlotte de Witte?
L’evento è costato circa 140 mila euro. Per quanto riguarda i guadagni, oltre ai ricavi delle attività commerciali, bisogna considerare il ritorno d’immagine per la città
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Sabato 11 aprile, l’amministrazione comunale genovese ha organizzato un concerto che ha fatto molto discutere. Le immagini di piazza Matteotti invasa da una folla di 20 mila persone per il dj set di Charlotte de Witte hanno fatto il giro del mondo e portato la luce dei riflettori sulla città, ma hanno anche attirato delle critiche. C’è chi ha parlato di cattiva organizzazione, chi ha criticato la scelta del luogo per il concerto e, soprattutto, chi ritiene che non vadano utilizzati fondi pubblici per eventi di questo tipo. C’è anche chi si è lamentato del fatto che l’evento non fosse per tutti, ma abbia invece favorito una cultura e un movimento musicale di nicchia. Quest’ultima critica denota senza dubbio una certa frattura generazionale nella cittadinanza: de Witte è molto meno nota a un’audience over 40, mentre ospiti di eventi simili negli ultimi anni avevano una maggiore attrattività per il pubblico generalista. I risultati di partecipazione, però, smentiscono questa visione, dato che il numero di persone che avrebbero voluto accedere alla piazza è stato superiore rispetto ai posti disponibili.
Al di là delle critiche sul merito, viene da chiedersi se il presunto ritorno d’immagine e il giro d’affari generati dal concerto siano sufficienti a giustificare la spesa per la gestione di questo evento. Misurare il potenziale economico della pubblicità è sempre molto difficile, ma possiamo perlomeno chiederci se il Comune sia riuscito a strappare un buon prezzo per organizzare il tutto.
Il valore della pubblicità
Già poche ore dopo la fine del dj set, era chiaro che il ritorno reputazionale dell’evento fosse ben sopra le aspettative: il concerto è stato raccontato da DJ Mag, la più grande rivista al mondo dedicata alla musica elettronica, e sui social media sono circolate decine di video con centinaia di migliaia di visualizzazioni che mostrano de Witte in mezzo ai palazzi di piazza Matteotti o la sindaca Silvia Salis che balla – con modi discreti – al ritmo della musica dietro la console. Quello che doveva essere un concerto locale, si è trasformato in un manifesto per un modo di portare la musica elettronica dal vivo tra il grande pubblico.
In ogni occasione in cui si organizza un evento di questo tipo, si rivendica il ritorno di immagine che la manifestazione avrà sulla città, aumentando i consumi sul territorio, attirando turisti, ma anche promuovendo le interazioni sociali e la vivibilità della città per i suoi abitanti. Salis ha sottolineato in modo particolare il ruolo sociale della cultura. Durante l’evento de L’Unica del 16 aprile, in cui la sindaca è stata intervistata dalla nostra redazione, Salis ha raccontato la sua visione sulla questione: «Penso che [il concerto] sia stato uno dei tanti tentativi che faremo in questa amministrazione, cioè portare elementi culturali diversi tra di loro. Non ho mai sopportato lo snobismo di pensare che esiste un solo tipo di cultura». Salis ha poi ricordato proprio il ritorno d’immagine dell’evento: il 13 aprile, ha dichiarato che la manifestazione ha «portato una pubblicità internazionale incredibile alla città. Arrivano continuamente in rassegna stampa articoli da tutto il mondo». Con la visibilità, però, non si mangia.

Quando si organizzano eventi di questo tipo, spesso si esagera il peso economico del ritorno d’immagine, che non è quasi mai sufficiente a coprire i costi nel breve periodo. Un esempio è lo studio che il governo aveva commissionato sull’impatto economico del matrimonio di Jeff Bezos a Venezia. Il report stimava un ritorno di immagine di quasi un miliardo, una cifra davvero poco credibile. L’amministrazione della sindaca Silvia Salis non si è spinta a dare un valore monetario preciso all’evento e, in effetti, il ritorno economico diretto non è mai stato l’obiettivo di questa manifestazione. Per capire se questa scelta politica è stata efficace, però, si può valutare quanto è costato organizzare il tutto.
Quanto costano i grandi eventi
Il Comune ha pubblicato il dettaglio della spesa per l’organizzazione dell’evento: tra compenso dell’artista, costi di allestimento, sicurezza e gestione di altri aspetti della manifestazione, sono stati spesi in tutto 134.200 euro. Altri 5.800 euro sono stati utilizzati per servizi di hospitality e fornitura di servizi igienici. Spesa totale: 140 mila euro, 7 euro per partecipante.
Per capire se la cifra è adeguata, può essere utile fare un confronto con eventi simili organizzati a Genova o in altre città italiane. Non è un’operazione così semplice, perché non sempre i dati sono disponibili e spesso non si trova una manifestazione equivalente da usare per il confronto.
Il paragone che è stato citato più spesso è con gli eventi del capodanno, sia quelli portati avanti dalla giunta Bucci, sia quello del 2026, che è stato il primo gestito dalla nuova giunta Salis. La portata delle due tipologie di eventi è molto diversa, ma studiare i costi per le serate di capodanno può aiutare a farsi un’idea delle cifre che idealmente bisognerebbe spendere per ogni partecipante. Per il capodanno 2024, si erano utilizzati circa 1,2 milioni di euro. Si trattava del format del “Tricapodanno”, con tre serate di eventi e musica dal vivo, dal 29 al 31 dicembre. Nel 2023, la serata del 31 dicembre ottenne la copertura televisiva di Mediaset, che scelse Genova per il programma per celebrare l’ingresso nel 2024. In un comunicato, la Regione Liguria aveva annunciato 40 mila presenze per la sera di San Silvestro, mentre altre 18 mila persone avevano partecipato al concerto di Mr Rain del 30 dicembre. Non sono disponibili stime per l’esibizione dei The Kolors del 29, per cui, probabilmente sopravvalutando, assumiamo che la partecipazione sia stata la stessa della sera del 30 dicembre. In totale, il “Tricapodanno” 2023 avrebbe così attirato 76 mila persone. Il costo per partecipante sarebbe di poco più di 15 euro, oltre il doppio rispetto a quanto speso per De Witte. Certo, il “Tricapodanno” 2024 ha compreso anche la copertura televisiva con Mediaset, ma lo stesso non si può dire per quello del 2025, che è costato la stessa cifra e ha attirato più o meno lo stesso numero di partecipanti. La spesa per l’ultimo capodanno, con ospiti i Pinguini tattici nucleari, è stimata invece in un milione di euro per 50 mila presenze: un costo di circa 20 euro a persona.
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Il confronto con le serate di capodanno presenta molti problemi: sono stati coinvolti più artisti, spesso le celebrazioni si sono spalmate su più serate e, in un caso, era presente anche la copertura televisiva. Inoltre, le spese appena citate non sono state sostenute in toto dal Comune, ma anche dalla regione e dagli sponsor. Le cifre, però, ci danno l’idea di quanto costi organizzare eventi di questo tipo, e il dj set di de Witte è stato decisamente sottocosto rispetto a manifestazioni simili.
La spesa per organizzare l’evento è stata in linea con quanto richiesto dal mercato, se non addirittura inferiore. Per capirlo, si può fare un’ulteriore stima spannometrica dal settore privato, da un altro evento che basa la sua identità sull’essere una festa di strada: il Marra block party. L’evento, organizzato dal rapper Marracash, si è tenuto nel quartiere Barona a Milano il 18 aprile, esattamente una settimana dopo il dj set di de Witte. Non è disponibile una rendicontazione dei costi, trattandosi di un evento organizzato da privati, ma conosciamo il prezzo del biglietto e il numero di biglietti venduti. Il costo del biglietto era pari a 25 euro (circa 22,50 euro al netto dell’IVA) e sono stati messi a disposizione 7 mila biglietti. L’evento, dunque, dovrebbe avere un ricavo stimato in circa 160 mila euro al netto dell’IVA. La manifestazione è senza scopo di lucro, con il ricavato che finanzierà opere di sviluppo sociale del quartiere. Anche stimando costi molto bassi, per esempio pari a un terzo dei ricavi, ci ritroveremmo nelle cifre spese dal Comune di Genova per il concerto di de Witte: se il Marra block party è costato il 33 per cento dei ricavi, allora sono stati spesi circa 48 mila euro, ossia 6,85 euro per partecipante, più o meno la stessa cifra spesa per l’organizzazione del dj set a Genova.
In definitiva, è legittimo criticare la scelta politica di organizzare un evento di questo tipo, anche a causa dei problemi di bilancio che il Comune sta affrontando. Non si può però sostenere che i fondi spesi per il dj set di de Witte siano stati “buttati”: oltre a portare un grande ritorno d’immagine per la città, i costi dell’evento sono stati più contenuti rispetto a manifestazioni simili organizzate in passato.
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