Genova città fragile: chi deve pagare i lavori per evitare le frane?

L’Associazione quartiere in piazza dopo il crollo in via Napoli chiede l’intervento statale: «Per i privati servono strumenti di sostegno per realizzare questi lavori. Non è possibile realizzare tutto sulle nostre spalle»

Genova città fragile: chi deve pagare i lavori per evitare le frane?
Foto: Unsplash

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Due mesi fa, nella notte tra il 18 e il 19 febbraio, la terra a Genova è tornata a franare. Non che avesse mai smesso di farlo, ma quanto accaduto nei pressi del muraglione del civico 72 di via Napoli ha riportato in primo piano un tema molto noto in città ma, forse, da anni troppo spesso ignorato.

Nel febbraio del 2023, l’ISTAT ha pubblicato un focus che ha tracciato i profili delle città metropolitane italiane. «Genova è la città che si presenta più vulnerabile rispetto alle altre, incidendo il rischio frane sul 25 per cento della superficie», si legge nella sintesi dei principali risultati riportata in prima pagina. E il dato che riguarda il solo territorio comunale sale addirittura al 31,2 per cento.

A confermare l’emergenza con la quale deve fare i conti il capoluogo ligure c’è anche il recente rapporto dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), che sul solo territorio genovese ha evidenziato la presenza di più di duemila frane attive (ossia quelle in atto o avvenute nell’arco degli ultimi trent’anni, anche con una riattivazione soltanto parziale).

Il caso di via Napoli

Venti giorni. Sono quelli che gli inquilini del civico 72 di via Napoli hanno trascorso lontano dalle loro abitazioni. Tutto ha avuto inizio nella tarda serata del 18 febbraio, quando il muraglione sul quale poggia una strada privata sottostante all’edificio ha parzialmente ceduto, facendo scattare l’allarme e l’evacuazione dello stabile.

Mentre gli sfollati trovavano sistemazione tra parenti e amici e presso le strutture messe a disposizione dal Comune, veniva interdetta la zona del parco Gavoglio e per alcuni giorni chiuso anche il vicino istituto scolastico Mario Mazza. Nei giorni successivi, sono iniziati i rilevamenti della frana che hanno dato esito positivo l’11 marzo, quando tutti i residenti hanno potuto fare finalmente rientro a casa.

Nello specifico, sono state eseguite alcune indagini visive della zona interessata dal crollo, che hanno permesso di constatare l’integrità delle strutture portanti dell’edificio. Inoltre, è stato installato un sistema di monitoraggio costituito da otto inclinometri dotati di acquisizione automatica dei dati. «Le misurazioni hanno evidenziato l’assenza di movimenti significativi del fabbricato e dei muri di sostegno della strada», ha dichiarato la sera dell’11 marzo l’assessore comunale ai Lavori pubblici e alla Protezione civile, Massimo Ferrante. «Gli abitanti del palazzo di via Napoli, nella maggior parte dei casi, potranno rientrare nelle proprie case già da questa notte».

La conferma che la frana di via Napoli non fosse un caso isolato è arrivata dopo nemmeno quarantotto ore. Nel pomeriggio del 20 febbraio, a circa un chilometro e mezzo in linea d’aria, è crollato un altro muraglione in passo caporale Pietro Barsanti, nel quartiere di Castelletto. La terra ha ostruito completamente l’accesso a un garage e costretto all’evacuazione tre residenti del civico 2.

Ma episodi simili non sono mancati anche negli scorsi anni. Ne è un esempio il grosso muraglione franato in via dei Cinque Santi, sempre al Lagaccio, nel gennaio del 2025: in quel caso le persone evacuate furono sette, con la situazione non ancora risolta a più di un anno di distanza.

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Il problema delle competenze e le voci dai quartieri

«Siamo rientrati a casa da più di un mese, ma il monitoraggio dell’edificio continuerà per un anno. Per il momento siamo tranquilli, ma è necessaria una verifica continua», ha dichiarato a L’Unica Angelo Chiapparo, residente al 72 di via Napoli e membro dell’Associazione quartiere in piazza. «Quel tratto di strada privata era sotto osservazione da tempo, c’erano state anche perizie e sopralluoghi, con alcuni preventivi per l’intervento. L’anno scorso era stata convocata un’assemblea tra tutti i condomini per dare seguito all’intervento previsto, ma non ha raggiunto il minimo di presenze necessarie per renderla valida. Per tante ragioni, anche quelle economiche: si trattava di un intervento sui 500 mila euro».

Il muraglione franato, infatti, fa parte di un tratto di strada dove la competenza appartiene ai privati. «Noi e tutti gli altri condomini abbiamo prima acquistato la casa, poi ci siamo resi conto di aver acquistato anche un pezzo di questa strada privata, con le relative spese per il mantenimento e la manutenzione. Le cifre non sono indifferenti, il tutto in una realtà sociale formata da tanti pensionati e redditi bassi. Per tanti questo è un problema. Di fronte alla necessità di dover ricostruire la strada, penso ci saranno problemi dal punto di vista economico», ha detto ancora Chiapparo.

Il problema della sovrapposizione di proprietà e competenze non riguarda solo il caso di via Napoli. Il muraglione crollato in passo Barsanti è privato, così come quello che ha ceduto in via dei Cinque Santi nel 2025, che ha interdetto il passaggio di una strada pubblica. Questo causa inevitabili ritardi sui lavori, con l’urgenza degli interventi che si scontra con le disponibilità – talvolta limitate – dei privati. «La competenza, però, non è divisa soltanto tra pubblici e privati, ma anche con enti regionali come ARTE, l’Azienda regionale territoriale per l’edilzia. Questo rende difficile attribuire le responsabilità e anche effettuare una mappatura adeguata della zona», ha detto a L’Unica Irene (che ha chiesto di non pubblicare il cognome), membro del comitato “Con i piedi per terra” che negli anni si è battuto contro il progetto della Funivia del Lagaccio, che dovrebbe collegare il Porto Antico al Forte Begato, chiedendo di indirizzare i fondi sulla manutenzione dei quartieri collinari.

Questa situazione porta a una sorta di fase di stallo, che tra costi e competenze appare di difficile risoluzione. Lo stallo, però, non fa altro che aumentare la preoccupazione delle persone che abitano o camminano lungo le zone maggiormente a rischio: «Si respira preoccupazione e chi percorre le strade lo fa con più attenzione», ha confermato ancora Irene.

I prossimi passi

Lo scorso 4 marzo a Roma si è svolto un incontro tra la sindaca Silvia Salis, e il capo del Dipartimento nazionale della Protezione civile, Fabio Ciciliano, dove è stata concordata l’apertura di un tavolo straordinario con Regione Liguria per introdurre nuove misure necessarie a diminuire i rischi relativi alle frane e al dissesto idrogeologico, con particolare attenzione alle zone collinari e più densamente abitate della città. Tra i primi interventi concordati, c’è la messa in opera di un monitoraggio satellitare affidato al centro di competenza dell’Università di Firenze. In particolare, si tratta della realizzazione di una mappatura con “interferometria”, una tecnica satellitare che misura gli spostamenti e le deformazioni del terreno nel corso del tempo.

Nei giorni seguenti alle frane di via Napoli e di passo caporale Barsanti, la sindaca Salis aveva fatto il punto sugli interventi da svolgere: «Abbiamo inviato alla Regione Liguria il quadro degli interventi che non possiamo più rimandare e le risorse necessarie a realizzare quegli interventi, per un finanziamento straordinario complessivo di 110 milioni di euro». Di questi, 64 milioni sarebbero destinati ai muri di sostegno. Solo per questi, i tecnici del Comune hanno individuato 559 interventi suddivisi nei nove municipi della città.

«Ci sarebbe bisogno di stanziamenti o agevolazioni per gran parte della città, che deve fare i conti con muri pericolanti e criticità», ha detto a L’Unica Angelo Chiapparo. «Secondo noi c’è bisogno di un intervento che, per quanto riguarda il pubblico, utilizzi stanziamenti nazionali. Per i privati servono strumenti di sostegno per realizzare questi lavori. Non è possibile realizzare tutto sulle nostre spalle».

E forse è proprio questo uno degli aspetti da mettere in conto per porre fine all’emergenza. Fino a quando la messa in sicurezza di una strada o di un muro dipenderà dalle capacità economiche delle persone che ci abitano, il rischio è che la terra a Genova continui a franare.

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