Diventare un punto di riferimento culturale vivendo a Casale? Si può fare

La storia di Filomena Iaccarino, creatrice di “Una lettrice per caso”: oltre quattromila persone stanno leggendo Proust insieme a lei

Diventare un punto di riferimento culturale vivendo a Casale? Si può fare

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Casale Monferrato è una città dove le rivoluzioni digitali non sono all’ordine del giorno. Eppure, tra le sue strade tranquille, si muove una giovane donna che è riuscita a portare quattromila persone a leggere Proust nello stesso momento. Filomena Iaccarino, conosciuta da oltre 77 mila follower come “Una lettrice per caso”, è la prova vivente del fatto che avere un ufficio a Milano, vicino al cuore dell’editoria nazionale, non è proprio indispensabile per diventare un punto di riferimento culturale. Si può fare anche dalla provincia.

Iaccarino è la ragazza della porta accanto che un giorno si laurea con Alessandro Barbero e quello dopo vola a Stonehenge, unica creator italiana scelta da Ken Follett per raccontare il suo ultimo romanzo, Il cerchio dei giorni. Eppure, nonostante i riflettori di Rai Tre e i festival letterari che la invitano da Milano alla Puglia, quando si racconta il cuore della narrazione resta ancorato alla dimensione del “mi è successo per caso”. Anche se ormai parlare di casualità appare piuttosto riduttivo.

Oltre il caso: la costruzione di un’identità

Quello che era nato come uno spazio personale è oggi una macchina culturale complessa. Filomena non è più soltanto una lettrice che condivide i suoi gusti: è diventata un punto di riferimento per una sempre più vasta community di appassionati. «“Una lettrice per caso” ha superato ormai da tempo la dimensione che avevo immaginato all’inizio», ha confermato a L’Unica, analizzando l’evoluzione del progetto dagli esordi fino a oggi. «Negli ultimi due anni è diventato un progetto di divulgazione culturale e letteraria, anche abbastanza strutturato. Mi trovo in una fase di passaggio: sto cercando di consolidare tutto quello che ho costruito finora. Dal 2024 alla fine del 2025 non ho fatto altro che costruire, costruire, costruire. Adesso cerco la mia cifra, un modo riconoscibile di raccontare i libri attraverso riflessioni, connessioni e una dimensione più personale e narrativa».

I numeri, per quanto significativi, non dicono tutto. È la partecipazione reale a fare la differenza. Il format è semplice ma efficace: ogni due mesi un titolo diverso, tempo sufficiente per immergersi senza fretta. Le discussioni avvengono nelle dirette Instagram guidate da Filomena, tra commenti appassionati e riflessioni sincere, lontane da ogni accademismo. L’atmosfera è inclusiva: non servono competenze particolari, solo voglia di leggere e confrontarsi. Qualche esempio di testo proposto per la lettura? Il deserto dei tartari di Dino Buzzati, La stanza di Giovanni di James Baldwin, Il mare non bagna Napoli di Anna Maria Ortese.

Il 2026 ha portato la sfida più ambiziosa: non più due mesi, ma un anno intero dedicato a Marcel Proust e al suo capolavoro Alla ricerca del tempo perduto: oltre tremila pagine, sette volumi, da affrontare non come una maratona estenuante ma come un viaggio collettivo nella memoria, nel tempo e nell’identità. «Il gruppo sulla Recherche oggi conta quattromila persone», ha raccontato Iaccarino. «È uno spazio vivo, partecipato, in cui la lettura diventa davvero condivisa. Ci ritroviamo online ogni due mesi a fine lettura e ne parliamo. Il progetto ha preso forma, ma continua a evolversi. Non è statico».

L’influenza della provincia

Vivere a Casale in un mondo che corre verso i grandi hub di Milano, Roma o Torino è una scelta che pesa e che nutre allo stesso tempo. Filomena non nasconde le difficoltà, ma ne valorizza i benefici per il processo creativo. «La provincia influisce tantissimo», ha detto. «Da un lato può essere limitante perché ci sono meno occasioni, meno eventi, meno connessioni immediate. Infatti io non lavoro praticamente mai su appuntamenti che si svolgono in provincia: mi sposto costantemente, viaggio tantissimo verso Milano, Torino e Roma quando devo lavorare in presenza».

Eppure, è proprio nel “piccolo” che nasce la qualità del suo contenuto: «La provincia mi offre due cose che per il mio lavoro sono fondamentali: il tempo e lo spazio. Spazio per leggere, per pensare, e tempo per costruire dei contenuti che molte volte non sono proprio in linea con i trend, ma hanno bisogno di tempo per essere partoriti. Credo che la mia divulgazione sia influenzata da queste due anime: quella della persona di provincia e quella di chi viaggia tantissimo e si interfaccia con realtà grandi. È una condizione ambivalente, ma non la vivo come un limite».

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Imparare un mestiere che non esisteva

La storia di “Una lettrice per caso” non è cominciata con la divulgazione sui social, ma in modo più tradizionale, tra i banchi di scuola. O meglio “davanti” ai banchi, dietro una cattedra. E passare dall’essere una professoressa – tra le tante materie, anche di letteratura – alla creazione di contenuti a tempo pieno non è stato un percorso lineare. È stata un’invenzione quotidiana, una transizione da un mestiere classico a uno del tutto nuovo, che richiede doti imprenditoriali inaspettate.

«Il lavoro di content creator è un lavoro che si impara facendo. Io non ho mai fatto corsi: ho imparato provando, sbagliando e aggiustando il tiro. Non esiste un percorso lineare. E forse questa è la cosa che più mi destabilizza, ma che rende interessante quello che faccio: bisogna costruire tutto da zero, dal linguaggio al posizionamento». Nonostante l’addio all’insegnamento a tempo pieno, la missione educativa resta il pilastro del suo operato digitale. «Ho ancora la forma mentis dell’insegnante», ha raccontato. «Anche se oggi mi dedico a tempo pieno alla divulgazione, vedo una continuità con la vita di prima: nei miei contenuti in qualche modo insegno, solo che lo faccio con tempi e strumenti diversi. La differenza principale è che qui sei completamente autonoma, non hai una struttura o un sistema già definito».

Questa libertà ha però un prezzo: la necessità di diventare imprenditrice di sé stessa. «Devo capire il valore del mio lavoro, gestire le collaborazioni e costruire qualcosa che sia sostenibile nel tempo. Questa è la parte più difficile da imparare, e io ci sto ancora provando».

Il futuro: dal digitale alla presenza reale

Cosa c’è nel futuro di “Una lettrice per caso”? La sfida è quella di dare ancora più spessore alla parola, esplorando canali che permettano una fruizione più lenta e ragionata, come il podcast Sciolto o la sua newsletter su Substack. «Sto lavorando su più strade. Da un lato i video che uniscono letteratura e riflessione personale, che è la cifra che sento più mia. Dall’altro, voglio espandermi su piattaforme dove il racconto può avere più tempi e profondità diversi, come il podcast o la scrittura. E una cosa che mi interessa tantissimo è creare occasioni di incontro dal vivo: mi piacerebbe che quello che succede online trovasse anche una dimensione reale, condivisa in presenza».

C’è un’onestà quasi brutale nel modo in cui Filomena guarda a ciò che ha costruito, consapevole della fragilità del mondo social ma determinata a trasformarlo in qualcosa di più duraturo. «Il mio futuro non lo vedo solo digitale. Vorrei creare esperienze, momenti di incontro reale intorno al libro. Non mi interessa crescere nei numeri, mi interessano l’identità e la sostenibilità. La mia paura più grande è che tutto sfumi, ma è una consapevolezza: so che dall’oggi al domani può sparire, perciò lavoro affinché questo progetto si adatti e duri nel tempo».

L’obiettivo finale è una legittimazione che vada oltre il numero dei “mi piace”: «Vorrei che in futuro questo mestiere fosse riconosciuto per quello che è: non solamente un “lavoro fuffa” o un lavoro digitale, ma una professione culturale a tutti gli effetti. Perché lo è».

Questa puntata di L’Unica Alessandria termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.

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