Dalla paura all’entusiasmo: sono tornati i Grigi

Dalla paura all’entusiasmo: sono tornati i Grigi
Foto: Unsplash

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Il calcio ad Alessandria non solo non è morto, come si temeva un paio d’anni fa, ma sembra continuare la sua marcia verso livelli più consoni alla tradizione della città. I risultati del campo parlano chiaro: la seconda promozione consecutiva è possibile. L’Unica aveva scritto dei Grigi nei giorni immediatamente successivi all’asta di giugno in cui la squadra, dopo l’anno comunque importante con il nome Forza e Coraggio, aveva a pieno titolo riacquistato denominazione, marchio, trofei e attrezzature della società. Gli sforzi congiunti, l’impegno di tanti soggetti locali coordinati da Cesare Rossini, pure per lui un ritorno al fianco dei Grigi, avevano permesso una aggiudicazione alla vigilia tutt’altro che scontata.

Lo scampato pericolo

L’asta era stata vinta contro un altro acquirente, secondo la vox populi Marco Palmiere, imprenditore torinese e proprietario della Luese Cristo, una società con la sede ad Alessandria ma che di solito gioca le sue partite a Chieri, in provincia di Torino. Singolare la stagione della squadra di Palmiere, che gioca in Eccellenza nello stesso girone dei Grigi: un mercato faraonico per la categoria, culminato con l’ingaggio del tecnico Salvatore Telesca, presentato come l’«allenatore più vincente dell’ultimo decennio» ma durato sulla panchina lo spazio di un mattino. Un avvio pieno di ambizioni seguito da un presente fosco: dopo non essersi presentata alla partita contro l’Acqui persa a tavolino, la squadra ha preso dieci gol nell’ultima partita del girone d’andata, schierando i ragazzi del Bacigalupo, fino a quel momento ultimi nel loro girone di Seconda categoria (tre categorie più in basso rispetto all’Eccellenza), ingaggiati di fretta dopo che tutti i calciatori avevano lasciato la società svincolati. Una vicenda che agli appassionati ha ricordato amaramente il destino dell’Atletico Torino nella stagione 2021/22, quando – come ha scritto il settimanale Sprint&Sport – «la stessa identica proprietà lasciò al macello un gruppo di ragazzi per tenere in vita la squadra e la matricola, poi sparita qualche anno dopo. L’anno finì con 20 gol fatti e 152 subiti, 29 sconfitte in 32 gare e tutti i record negativi della categoria battuti».

Sei mesi e un bel sospiro di sollievo dopo, invece, l’Alessandria Calcio è campione d’inverno nel girone B dell’Eccellenza con 35 punti, quattro di vantaggio sull’Albese, cinque sulla sorpresa Vanchiglia e sei sul Cuneo, l’altra “corazzata” del girone, che il sorteggio aveva opposto ai Grigi proprio alla prima di campionato allo stadio Moccagatta, quello che in tempi non lontani aveva visto i Grigi giocare in serie B e in anni più remoti addirittura per tredici stagioni in serie A.

Un tabellino che finora dice 11 vittorie, 2 pareggi e 2 sconfitte, 32 gol fatti e 11 subiti. Non male per una società reduce da un fallimento che sta tentando di risalire e che continua a essere seguita da un gruppo di tifosi anche troppo focosi, come dimostrano le due giornate di squalifica del campo arrivate dopo le proteste dell’ultima giornata, quando la squadra – nel fango del campo di Cherasco – ha trovato la seconda sconfitta della stagione.

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La svolta dell’estate

A suma turna chi, siamo di nuovo qui. Proprio con la frase in dialetto si apriva un articolo su Quotidiano Piemontese, che a inizio settembre raccontava gli sviluppi dell’ennesima «estate di grandi cambiamenti» tra il Bormida e il Tanaro: «Sul fronte dell’arrivo di nuovi investitori, l’imprenditore Antonio Barani – fondatore di “Renergia”, società specializzata nelle energie rinnovabili – ha rilevato la rinata Alessandria il 1° agosto, diventandone il nuovo presidente».

Antonio Barani, classe 1984, è di Codogno ma vive nella provincia di Alessandria: a Quargnento, paese di cui tra l’altro è sindaco Luigi Benzi, attuale presidente della Provincia. Un altro legame con Alessandria si individua nella partecipazione all’assemblea dei privati di natura commerciale della Fondazione SLALA, che si occupa di attività di pianificazione, progettazione e sviluppo relative alla logistica nel Nord-Ovest dell’Italia.

Nella biografia di Barani, presidente schivo ma attento e presente, si legge che «ha rilevato l’U.S. Alessandria calcio 1912», assumendo «un impegno importante, volto a riportare entusiasmo, solidità e visione a una società storica del calcio italiano, con l’obiettivo di costruire un progetto sostenibile e profondamente radicato nella comunità locale». L’entusiasmo c’è, i tifosi seguono i Grigi con la medesima passione con cui da molti anni hanno girato sull’ottovolante di vittorie e promozioni, tormenti e fallimenti.

Si sono apprezzati, finora, la solidità e la sostenibilità del progetto, dalla riconferma alla guida tecnica di Alberto Merlo, seduto sulla panchina dalla prima metà della stagione scorsa, conclusasi con la vittoria del campionato di Promozione, al ritorno a fianco della società di una bandiera come Toni Colombo, tuttora il calciatore che più di tutti ha vestito la maglia grigia (408 presenze), all’incarico come responsabile dell’area tecnica per il salese Stefano Civeriati, passato calcistico di grande talento non del tutto espresso, quando giovanissimo esordì in serie A con l’Inter si parlava di lui come del nuovo Tardelli. Oggi, scrivono i giornali, «deve soprattutto dare continuità e struttura al settore giovanile, cuore del progetto grigio».

Il Borsalino in testa

In una delle sue prime interviste da presidente, Barani – con sincerità – definiva  «veramente inaspettato» il suo ingresso nel mondo del calcio. E raccontava di aver preso la decisione «spinto dal cuore e dall’amore che ho per questa città e per questa provincia, dove mi sono trasferito con la mia famiglia e che ritengo una delle più belle in Italia». Secondo Barani, «il calcio è legato a filo doppio con il tifo, che qui è una fede: incontro solo persone che mi raccontano di 40, 50 o 60 anni di abbonamenti e di presenze al Moccagatta. Per me è un grande stimolo anche non volerli deludere».

Il coinvolgimento dei sostenitori si è visto non solo allo stadio: proprio i tifosi, infatti, sono stati parte della scelta della nuova divisa, con un contest che chiedeva di indicare il colore del colletto: bianco o nero. Ha vinto il nero, ma non pochi (tra cui chi scrive) avevano votato per il bianco, cedendo alla nostalgia delle divise che si ammiravano da bambini, negli anni Settanta.

E si deve rilevare una prima volta che per la “città del cappello” è storica: la Borsalino sponsorizza i Grigi. Mai successo in oltre cento anni di storia della squadra (e nei quasi duecento di storia del marchio locale). «Ho negli occhi una foto d’epoca, con gli spalti del Moccagatta gremiti e moltissimi spettatori con un cappello di Borsalino in testa», ha dichiarato Barani, confermando di avere studiato la storia dell’Alessandria Calcio. Philippe Camperio, l’imprenditore svizzero che nel 2018 ha salvato la Borsalino dal fallimento – dopo lunghi travagli iniziati negli anni Ottanta che in qualche modo associano la vita dell’azienda e della squadra – ha aggiunto: «Essere al fianco dell’U.S. Alessandria Calcio rappresenta per noi un ritorno alle origini e un segno concreto di vicinanza alla nostra città. Crediamo fortemente nel valore dei giovani e nello sport come strumento di crescita e di ispirazione. Questa partnership unisce due realtà che condividono passione, radici e visione per il futuro».

Le radici e il futuro

«L’eredità di questa squadra porta a ricordi di serie C, di serie B, addirittura di serie A», aggiungeva Barani in una delle (rare) interviste rilasciate. Gli abbonamenti sono stati lanciati con il claim: “Insieme per una nuova storia”. Una frase, ha spiegato il presidente, «che contiene le tre parole fondamentali della rinascita dell’Alessandria: “insieme” perché è sempre stato uno sport e un progetto aggregativo quello del calcio ad Alessandria, “nuovo” perché io rappresento la novità. Ed è una nuova storia perché abbiamo messo alle spalle tanti anni di sofferenze. E nella nuova storia si vuole portare serenità e riportare la voglia di venire al Moccagatta».

Proprio la storia dei Grigi, come di altre società con un passato glorioso – viene immediato il paragone con il Genoa, tifoserie tra cui esiste un solido e longevo gemellaggio – può essere delizia ma anche croce: non è facile giocare, soprattutto nelle categorie minori, in uno stadio così affollato dove i tifosi hanno ereditato le memorie del passato. E se nessuno degli attuali supporter ha visto giocare Giovanni Ferrari o Baloncieri, campioni assoluti tra gli anni Venti e Trenta, e sono pochi che ricordano in campo il ragazzino Gianni Rivera, passato al Milan nell’estate di sessantacinque anni fa, ciò nonostante chi tifa un calciatore in maglia grigia in qualche modo si aspetta di veder calciare il fútbol come facevano quegli autentici fuoriclasse.

In questi giorni, poi, ricorrono i dieci anni dalle imprese che portarono la squadra, allora in C, alla semifinale di Coppa Italia contro il Milan, anche rievocati in una serie di articoli per La Stampa, nelle pagine locali, da Gigi Poggio.

Insomma, non un mestiere facile per i calciatori che devono soddisfare il palato fine degli oltre mille abbonati cui si aggiunge ogni domenica una media di cinque-seicento paganti. Numeri da categorie superiori, come sono da categorie superiori le aspettative dei supporter che, pur non dicendolo per scaramanzia, sognano (e si aspettano) un futuro almeno in serie C.

Questa puntata di L’Unica Alessandria termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.

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