Quasi quattrocento persone vivono per strada a Torino

Pubblicati i risultati del “censimento” dei senzatetto: il 17,5 per cento ha meno di trent’anni

Quasi quattrocento persone vivono per strada a Torino
Foto: Unsplash

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Michele (nome di fantasia) dorme in auto quasi ogni notte. La sua piccola 600 azzurra staziona regolarmente nello stesso parcheggio e contiene coperte, cartoni, vestiti e molti dei suoi averi. Riservato e schivo, preferisce così, anziché andare in una struttura di accoglienza notturna. Non è dato sapere se anche lui è rientrato nel conteggio condotto la sera del 26 gennaio da ISTAT e Fio.PSD (Federazione italiana organismi per le persone senza dimora), l’associazione che si occupa di monitoraggio e contrasto all’emarginazione adulta e alla povertà estrema in Italia. Secondo i primi risultati della ricerca, da poco pubblicati, le persone maggiorenni che dormono in strada, in sistemazioni di fortuna o nelle strutture di accoglienza in città sono 1.036 (di cui 372 in strada), il 10,3 per cento del totale nazionale.

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Terza per numero di senza tetto in Italia dopo Roma e Milano, durante la rilevazione Torino accoglieva nelle proprie strutture 664 persone, quasi il doppio di quelle rimaste in strada. Tra le persone contate nei dormitori il 26 gennaio, il 17,6 per cento sono donne, una percentuale inferiore alla media nazionale delle senza dimora che quella notte sono andate in una struttura di accoglienza, pari al 21,4 per cento. Questo accade a fronte di una popolazione femminile senza dimora che nel capoluogo piemontese rappresenta tuttavia una delle quote maggiori in Italia: se considerate insieme, Roma, Milano e Torino ospitano oltre il 60 per cento del totale delle donne rilevate in struttura.

Poche donne, molti stranieri

Come segnala ISTAT, «la presenza delle donne fra le persone senza dimora è da sempre tema d’interesse e di studio; la quota femminile è infatti decisamente inferiore a quella che caratterizza la popolazione residente, anche per effetto delle specifiche difficoltà che la condizione di senza dimora comporta per le donne in particolare».

Le percentuali si ribaltano guardando alla popolazione di origine straniera. I dati mostrano di fatto una peculiarità che accomuna Torino a Firenze, Milano e Bari: tutte e quattro le città scavalcano abbondantemente la media nazionale per percentuale di stranieri senza dimora conteggiati in dormitorio (69 per cento). A Torino, la percentuale è del 77,7 per cento. I 516 senza dimora nei dormitori sono tre volte e mezzo di più rispetto al numero di tutti i senza dimora di nazionalità italiana presenti nelle strutture cittadine, uno dei divari più alti raggiunti in Italia.

«Questo dato conferma i monitoraggi svolti a livello comunale negli ultimi anni», ha detto a L’Unica Emanuele Mosso, coordinatore metropolitano dell’indagine svolta a gennaio. «Per gli stranieri che non hanno una rete di riferimento sul territorio, uscire da una situazione di difficoltà economica è più complesso e in mancanza di forme di sostegno questo spiega in parte la maggiore marginalità delle persone con background migratorio».

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Due su dieci hanno meno di trent’anni

Nei dormitori è significativa anche la quota dei giovani con un’età compresa tra i 18 e i 30 anni. Se a livello nazionale oltre il 60 per cento delle persone in struttura ha tra i 31 e i 60 anni, quelle under 30 rappresentano il 15,3 per cento. Indice che il problema della povertà estrema riguarda in modo diretto anche la popolazione giovanile, soprattutto in alcune città del Sud e delle isole (Bari 31,2 per cento, Catania 39,3 per cento e Messina 25 per cento), ma anche a Milano e Torino la loro presenza risulta elevata: 20,5 per cento e 17,5 per cento, quasi quanto gli ultra-sessantenni senza dimora.

Ospiti presenti il 26 gennaio 2026 nelle strutture per CCAM (Comuni centro di area metropolitana) e classe di età – Fonte: ISTAT

Da questo conteggio rimangono tuttavia escluse le persone che a Torino sono inserite all’interno di progetti per il sostegno abitativo come l’housing first (prima la casa) un piano di intervento che accompagna i senza tetto nella ricerca di una casa stabile e indipendente come prima tappa per favorire l’inserimento sociale. Nel conteggio non rientrano nemmeno i dormitori che accolgono persone aderenti a percorsi successivi ai servizi di bassa soglia. «Senza questi progetti, che ospitano complessivamente circa 400 persone, queste tornerebbero in strada o a rivolgersi a servizi di bassa soglia, quindi si tratta a tutti gli effetti di senza dimora che però il 26 gennaio non potevano essere conteggiati in base ai criteri di ricerca definiti dall’ISTAT», ha spiegato a L’Unica Emanuele Mosso.

In uno dei mesi più freddi dell’inverno appena trascorso, la capienza media dei 29 rifugi notturni a Torino ha superato di poco l’86 per cento, più del triplo rispetto alla capienza media dichiarata dalle strutture nel resto dell’anno: un segno che le temperature sono tra i principali fattori a incidere sulla richiesta di accoglienza. E sulle morti delle persone in strada.

Anche se è d’inverno, come nei mesi più caldi, che i decessi registrati raggiungono i loro picchi e l’attenzione mediatica aumenta, la “strage invisibile” è continua durante tutto l’anno, come sottolinea Fio.PSD. Se nel corso del 2025 sono morte 414 persone, nei primi tre mesi del 2026 i decessi a livello nazionale sono stati 89, 4 in Piemonte. L’ultimo a Torino, quando il 16 febbraio un uomo di 58 anni originario della Repubblica Ceca si è suicidato all’interno di un’area pubblica.

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Il riparo dei portici

Chi rimane fuori dalle strutture di accoglienza, secondo i risultati elaborati da ISTAT, si trova prevalentemente senza riparo e più esposto agli eventi esterni. A Torino la maggior parte delle persone (161) dorme in spazi pubblici all’aperto, 145 in spazi urbani riparati e solo 24 in spazi coperti come tende e auto. Poco più della metà si concentra nella zona del centro città, che secondo chi opera nel settore del contrasto alla marginalità è una delle zone percepite come più sicure, anche per via del fatto che è maggiormente frequentata rispetto ad altri quartieri.

A Torino come a Genova, inoltre, le persone si concentrano soprattutto sotto i portici e i sottopassi (nel 37,9 per cento e 34,7 per cento dei casi), più che in parcheggi, piazze e aree verdi. Una peculiarità che in luoghi come Roma e Napoli viene meno, perché le persone tendono a dormire direttamente in strada a causa della mancanza di ripari negli spazi pubblici.

Delle 372 persone contate in strada a Torino il 69,7 sono uomini e il 7 per cento donne (al di sotto della media nazionale dell’8,9 per cento), il restante 23,3 per cento non è stato possibile identificarlo. Durante la conta del 26 gennaio (solo visiva e a distanza) molte infatti dormivano completamente coperte e anche per questo non erano riconoscibili. Dove è stato possibile segnalarlo, 133 sono state indicate come appartenenti alla fascia di età compresa tra i 31 e i 60 anni, la quota maggiore, seguita da 26 persone identificate nella fascia 18-30 anni e 14 persone over 60, mentre 71 restano non identificate. Anche su strada le persone straniere sono la maggioranza e superano i due terzi della popolazione senza dimora nella maggior parte delle città esaminate, Torino compresa.

L’assessore alle Politiche sociali del Comune di Torino Jacopo Rosatelli ha detto a L’Unica che la situazione rilevata in città è in linea con quella nazionale. «Nel complesso, parliamo di una realtà di marginalità che emerge anche in altre grandi aree urbane e che riflette l’evoluzione di nuove forme di fragilità, a fronte di politiche nazionali e regionali che faticano ad adeguarsi pienamente al contesto attuale», ha spiegato l’assessore Rosatelli. «Verso le situazioni più critiche, con i servizi sociali e la polizia locale, manteniamo alta l’attenzione, attraverso un monitoraggio costante e un lavoro condiviso che ha l’obiettivo di ridurre le condizioni di difficoltà, garantendo sempre il rispetto dei diritti e della libertà delle persone coinvolte».

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