Aborto, chiusa la “stanza dell’ascolto” al Sant’Anna. Ma ce ne sono altre

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Faccelo sapere quiDiventata simbolo di una battaglia politica tra il movimento Pro-vita e le associazioni che difendono il diritto all’aborto, la “stanza dell’ascolto” presso l’ospedale ostetrico-ginecologico Sant’Anna di Torino deve chiudere. Lo ha stabilito il Tribunale amministrativo regionale (TAR) del Piemonte con una sentenza che riconosce la convenzione che ne aveva permesso l’apertura come illegittima accettando il ricorso presentato da Se non ora quando? Torino e CGIL. Ma la presenza delle associazioni antiabortiste nella sanità pubblica del capoluogo piemontese non si esaurisce qui.
Collocata all’interno del primo ospedale in Italia per numero di interruzioni volontarie di gravidanza (IVG), la stanza dell’ascolto si trova in una palazzina distaccata dai reparti ospedalieri, dove hanno sede alcuni uffici del personale medico e altre associazioni di volontariato. L’obiettivo dichiarato dalla giunta regionale piemontese che ha sostenuto l’iniziativa è quello di offrire «supporto concreto e vicinanza alle donne in gravidanza e cercare di superare le cause che potrebbero indurre all’interruzione».
Annunciato più volte a partire dall’estate 2023 e gestito da associazioni legate al Movimento per la vita, al presidio si sono opposte da subito organizzazioni femministe, per i diritti civili e sindacati in difesa della legge 194 che regola l’accesso all’aborto. Dopo aver respinto a gennaio 2024 il ricorso d’urgenza presentato dalle associazioni perché la stanza non risultava ancora aperta, il TAR ha di recente bocciato la convenzione tra l’azienda ospedaliera-universitaria Città della Salute, la federazione regionale dei movimenti per la vita (FEDERVI.PA), che coordina la stanza, e il Centro di aiuto alla vita di Rivoli, che la gestisce.
Le ragioni del “no”
Tra i motivi riconosciuti dalla sentenza c’è il fatto che le associazioni che dovrebbero operare nella stanza nel rispetto della legge 194 aderiscono al Movimento per la vita, che nel proprio statuto dichiara di opporsi a questa normativa e a ogni procedimento che voglia introdurre e legittimare pratiche abortive.
La convenzione viene contestata dai giudici anche su altri fronti: «In fase di affidamento del servizio, l’azienda sanitaria ha completamente omesso le verifiche dei requisiti di idoneità che le associazioni avrebbe dovuto possedere in ragione dei delicati compiti di supporto alla donna che è intenzionata a interrompere la gravidanza», spiega a L’Unica Laura Onofri, presidente di Se non ora quando? Torino. «Inoltre, il servizio avviene tramite volontari la cui professionalità è stata garantita unicamente dal presidente dell’associazione, quindi su base discrezionale e non verificabile».
Il Sant’Anna, oltre a essere uno dei centri nascita più importanti in Italia (5.299 parti nel 2024), è anche uno dei luoghi dove le azioni dimostrative dei gruppi antiabortisti negli anni sono state più intense. Se lo ricorda Silvio Viale, primario di Ginecologia e responsabile del servizio di IVG dell’ospedale: «Dagli anni Novanta al 2000 facevamo circa 18 aborti al giorno. Gli attivisti del Movimento per la vita erano sempre presenti all’ingresso dell’ospedale, dove conducevano delle veglie silenziose, altri tentavano di entrare in reparto per protestare».
Nel 2022, stando agli ultimi dati condivisi dall’Istituto superiore di sanità, l’ospedale ha mantenuto il primato nazionale che possiede da alcuni anni con 2.028 IVG realizzate, circa sei al giorno. Un numero che, in base ai dati raccolti da Viale, nel 2024 ha raggiunto le 2.039 IVG totali. Nello stesso periodo, i medici obiettori di coscienza sull’interruzione volontaria di gravidanza presso l’ospedale erano 40, uno in meno rispetto a quelli non obiettori, la metà di tutti i medici obiettori operanti nei quattro centri nascita presenti a Torino.
I consultori sono troppo pochi
Mentre la stanza dell’ascolto sembra giunta al suo epilogo, il depotenziamento dell’accesso alla salute di genere in città prosegue. Come nel resto del Piemonte, a Torino l’accesso all’aborto farmacologico nei consultori previsto dalle linee guida ministeriali è vietato e i nove consultori rimasti sono troppo pochi per gli standard di legge. Dovrebbero essere 40 per rispettare il rapporto previsto di uno ogni 20 mila abitanti, oggi pari a un consultorio ogni 94 mila torinesi.
Secondo Tullia Todros, ex direttrice del dipartimento di Ostetricia e Neonatologia dell’ospedale Sant’Anna e referente della rete femminista + di 194 voci di cui fanno parte gli enti che contestano la stanza dell’ascolto, quest’ultima è la punta dell’iceberg di una progressiva interferenza del movimento antiabortista nella sanità piemontese. «La stanza dell’ascolto così come i soldi stanziati dalla Regione a beneficio delle associazioni antiabortiste, rappresenta un attacco alla salute delle donne, rispetto cui il governo regionale mostra un totale disinteresse», dice Todros a L’Unica. «Il tutto accade mentre i consultori pubblici, che davvero mettono al centro la salute di genere, vengono abbandonati a loro stessi».
I finanziamenti regionali a cui la dottoressa fa riferimento sono quelli erogati dal 2022 tramite il Fondo vita nascente. Con questo fondo il Piemonte sovvenziona le associazioni pro-vita operanti sul territorio e nella sanità locale a spese pubbliche per «sostenere concretamente le donne in difficoltà che stanno per diventare mamme o lo sono appena diventate». Lo stanziamento complessivo, istituito dal governo regionale di centrodestra, supera attualmente i tre milioni di euro.
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Una strategia che va oltre il Sant’Anna
Come ha dichiarato Maurizio Marrone, assessore regionale alle Politiche sociali di Fratelli d’Italia, in occasione dell’inaugurazione della stanza, quest’ultima, insieme ai finanziamenti pubblici, rappresenta il tassello di una strategia politica più ampia: «La convenzione con l’AOU [azienda ospedaliera-universitaria, ndr] Città della salute completa il ciclo di iniziative lanciate dal 2020 con lo stop alla Ru486 nei consultori [la cosiddetta pillola abortiva utilizzata come farmaco per indurre l’interruzione della gravidanza, ndr], con la registrazione dei Centri di aiuto alla vita presso le ASL e l’avvio del Fondo vita nascente, consacrando il Piemonte come avanguardia della tutela sociale della maternità, che diverse altre regioni italiane stanno prendendo a modello».
La stanza presso l’ospedale Sant’Anna non è tuttavia l’unico presidio con cui le associazioni antiabortiste sono presenti nella sanità pubblica di Torino. Dagli anni Novanta, infatti, tra i corridoi dell’ospedale Mauriziano c’è una stanza in cui queste associazioni promuovono le loro attività rivolte alle donne in gravidanza. A differenza della stanza dell’ascolto, questo spazio è condiviso con altri gruppi di volontariato e il servizio è disponibile in una finestra temporale specifica: un giorno alla settimana per tre ore. Dal 2022, questa iniziativa rientra tra quelle finanziate dal Fondo vita nascente.
Presso il Mauriziano, dove il numero di IVG effettuate negli ultimi quattro anni ha affrontato un progressivo calo, a operare sono due gruppi antiabortisti legati al Movimento per la vita italiano. La convenzione in corso tra l’azienda ospedaliera Ordine Mauriziano e l’associazione Promozione vita autorizza quest’ultima a «operare nell’interno delle strutture sanitarie» per «realizzare il proprio programma socio-assistenziale».
In base alle rendicontazioni disponibili* presentate dalle associazioni alla Regione nell’ambito del Fondo vita nascente e ai riferimenti presenti presso lo sportello dell’ospedale, il presidio risulta co-gestito da Promozione vita e dal Movimento per la vita Torino. Entrambi dicono di utilizzarlo per svolgere diversi tipi di attività. La stanza viene per esempio indicata come un «locale per centro di ascolto con sala riunioni per scuola di maternità» e come punto informativo per l’utenza.
Nella candidatura presentata per ricevere i finanziamenti regionali anche nel 2025, il Movimento per la vita Torino spiega inoltre che utilizzerà la stanza per l’intercettazione e il monitoraggio «delle mamme in difficoltà con la gravidanza o la crescita dei figli neonati», un servizio che «verrà attuato sia con un monitoraggio attivo in internet, sia con lo sportello presso l’ospedale Mauriziano di Torino, sia con la diffusione di materiale divulgativo presso gli ospedali di Torino con reparti di maternità».
*Queste informazioni sono contenute nell’inchiesta “Sottotraccia” finanziata nell’ambito di S-Info, progetto co-finanziato dalla Commissione Europea.
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