La Tesla, il surf e Medjugorje: vita e opere di un vescovo pop

La Tesla, il surf e Medjugorje: vita e opere di un vescovo pop
Il vescovo seduto in mezzo a ragazzi e ragazze – Credit: diocesi di Alessandria

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«Ci prendiamo per mano / Corriamo in corridoio, / Mio fratello africano. / Usciamo dalla chiesa / In bici arriva Guido, / Accorgiti di noi / Rivolgici un sorriso». Ci sono immagini che raccontano. Quelli citati sono alcuni versi del RapOratorio, un brano che partecipò al concorso canoro “Cross factor” di Alessandria nel 2013. “Guido” non era uno qualsiasi. Era monsignor Guido Gallese, il vescovo finito nelle settimane scorse al centro di una bufera mediatica per alcune abitudini insolite per un uomo che regge una diocesi: una Tesla elettrica come auto personale, il kitesurf come hobby, l’appartamento nella sede ristrutturata di Casa san Francesco, l’ex convento dei frati cappuccini rilevato nel 2022.

L’arrivo ad Alessandria di un ispettore vaticano ha scatenato le dicerie: si è parlato di «spese pazze» (ma l’ispezione è ancora in corso) e – come ormai è prassi – si sono scatenate le accuse sui social. Accuse cui Gallese ha replicato una sola volta, nel Duomo di Valenza, città che rientra nella giurisdizione della sua diocesi. Era lì per la celebrazione del patrono, san Massimo, e alla solidarietà del parroco aveva risposto così: «Mi sono svegliato in una camera piccola, a dispetto di quanto si è detto. Questa mattina, quando mi sono svegliato nella mia camera monastica, alla faccia dell’immagine che hanno dato di me». «È una camera molto più piccola di quella che avevo in vescovado – ha aggiunto il vescovo –. Bisogna proprio essere cattivi e persone di poco intelletto per attaccarmi su queste cose».

L’arrivo ad Alessandria

Ma riavvolgiamo il nastro e partiamo dall’inizio: monsignor Gallese era arrivato in città l’anno prima del rap dei ragazzi che lo celebrò nella finale del “Cross factor”. Aveva cominciato il suo servizio pastorale entrando in cattedrale il 25 novembre 2012: aveva cinquant’anni e, al momento della sua nomina, era il più giovane d’Italia. Tre lauree, conseguite in matematica, teologia e filosofia. Si era fatto subito notare per alcune caratteristiche che avevano sorpreso gli alessandrini: viaggiava in treno da solo, ritornando ogni tanto nella sua Genova grazie ai collegamenti ferroviari regionali. Quando rientrava in stazione prendeva dallo zaino la sua piccola bicicletta pieghevole e pedalava lungo corso Roma, attraversando il centro fino al palazzo vescovile. Chi ancora non lo conosceva – eppure lo riconosceva – era confuso: quelli erano comportamenti e consuetudini che molti consideravano non conformi a un capo della Chiesa. Una cifra, comunque, che per Gallese sarebbe diventata la norma.

Ripercorrendo la sua parabola, furono molte le circostanze così. Molte erano figlie delle esperienze del vescovo, che in precedenza era infatti stato responsabile e delegato regionale ligure della pastorale giovanile e proprio con i ragazzi riuscì subito a intrecciare relazioni dirette e profonde. Per dirne una tra tante, l’anno scorso accompagnò a Roma cento giovanissimi per il Giubileo degli adolescenti e quell’occasione si rivelò particolarmente ricca di emozioni perché arrivò in maniera imprevedibile a coincidere con i funerali solenni di papa Francesco: si ricorda il vescovo inserito in prima persona in quell’atmosfera di fratellanza e le fotografie lo ritraggono seduto per terra tra tutti gli altri, papalina in testa.

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I viaggi a Medjugorje

Riferimento per i giovani lo era già stato durante un evento internazionale, il festival Mladifest di Medjugorje nell’estate 2021, quando presiedette una celebrazione eucaristica: il vescovo Gallese è stato fra i primi religiosi a credere nel miracolo delle apparizioni, prima che la Santa Sede riconoscesse il fenomeno. Anche in quel caso, libero nel suo rapporto privato con la vita cristiana. Richiamando alla memoria quegli inizi, successivamente avrebbe raccontato al periodico della diocesi, La voce alessandrina:  «A Medjugorje ci sono andato per la prima volta nel 1982, quando avevo vent’anni, e ho trovato un posto che mi ha interrogato. Io ero un matematico di quelli feroci, con molta fiducia nella scienza. Non rimasi colpito dalle apparizioni, ma dalle testimonianze. Lì ho visto persone che pregavano con convinzione, avevo quasi la sensazione che Dio esistesse [questo lo disse ridendo, ndr]. Questi omoni, con il Rosario in mano, il venerdì digiunavano a pane e acqua pur lavorando nei campi. E la gente a messa rispondeva con una voce sola, come un tuono». «Sulle apparizioni la Chiesa non si è ancora pronunciata – dichiarava nel 2020 – ma noi possiamo soffermarci su altre cose: ho ascoltato le confessioni di gente che ha cambiato vita ed è stato impressionante. Il ministero di confessore a Medjugorje è straordinario».

L’anno scorso ricorrevano 850 anni dalla fondazione della diocesi di Alessandria. Tra le celebrazioni rivolte alla patrona – la Madonna della Salve – una, in particolare, restituisce la figura a suo modo pop del monsignore, in grado di alternare i linguaggi e i livelli del messaggio evangelico. Forte nella convinzione che la madre di Gesù sia un esempio da riscoprire per i giovani, infatti, Gallese incaricò un famoso street artist di realizzare un’opera contemporanea, promuovendo anche un concorso per disegnare il volto di Maria. L’iniziativa ebbe un significativo successo: oltre sessanta elaborati pervenuti, di autori di diversa estrazione interessati a lavorare e dialogare con l’immagine sacra. Lì il vescovo aveva spiegato la sua visione: «La relazione con l’arte c’è sempre stata nella Chiesa, solo che noi cambiamo tutte le prospettive. Ogni epoca, con le sue bellezze, contraddizioni e particolarità, ha espresso il mistero di riferimento della salvezza di Gesù Cristo, della Chiesa, della Madonna, in un modo differente. E l’arte ha la capacità di esprimere, attraverso un’immagine sola, contenuti che – se noi spiegassimo la teologia – dovremmo scrivere veramente tante parole. L’arte è uno strumento popolare, è un modo di comunicare straordinario».

Un vescovo “pop”

Guido Gallese è un uomo che non ha mai avuto paura di guardare controcorrente. Nemmeno quando decise di comprare la Tesla che ha scatenato la bufera mediatica dopo l’inizio della visita pastorale del cardinale Giuseppe Bertello, che domenica 11 gennaio si è presentato ad Alessandria per valutare la gestione – anche economica – del vescovo. Sarà ancora in Piemonte presumibilmente per un paio di settimane. 

«La scelta della Tesla ha sollevato curiosità e qualche critica – ha ammesso con La Stampa Enzo Governale, portavoce della diocesi – ma va letta con lo sguardo della Laudato Si’. Il vescovo percorre migliaia di chilometri ogni anno per raggiungere ogni angolo della diocesi e per i suoi impegni con la Conferenza episcopale italiana e regionale. Scegliere un’auto elettrica è stato un investimento consapevole sulla sostenibilità grazie all’abbattimento dei costi di carburante e manutenzione. L’auto comunque non è stata acquistata dalla diocesi. Capisco che possa fare impressione vedere un vescovo su un mezzo simile, spesso associato al lusso, ma è una scelta di efficienza».

«Ce l’ha da prima del Covid – ha detto ancora – A dire il vero, gli avevo detto che non era opportuno». Nonostante tutto, ci aveva pensato poi si  era presentato con i conti e i ragionamenti in ordine: «Mi portò uno schema con tutti i calcoli, di quanto avrebbe speso per il gasolio con una macchina usata da 10 mila euro. Papa Francesco parlava di ecologia e lui aveva ponderato la scelta. Aveva dimostrato che in pochi anni avrebbe recuperato la spesa e risparmiato». La macchina venne acquistata con denaro personale: in diocesi, dove ci sono i pannelli fotovoltaici, viene ricaricata e «l’uso è soprattutto per motivi pastorali». Perché allora queste accuse? «Crediamo che tutto sia partito dalla rabbia, o invidia, di qualche alessandrino – ha detto Governale al Corriere Torino –. Non solo fedeli, ma anche qualche sacerdote. Del resto un sacerdote “rivoluzionario” fa fatica a essere accettato».

Investimenti e decisioni scomode

Ci sono due altre decisioni che devono avere sollevato critiche: l’apertura del Collegio santa Chiara come foresteria in affitto per gli studenti universitari e la trasformazione di Casa san Francesco, ex convento dei frati. In questo caso, c’è chi non ci sta. «Io sono cresciuto in quel cortile. C’è un’esperienza di comunità che capiscono tutte le persone che l’hanno vissuta, e sono tante. Io non sono intimo del vescovo, ma come tutti ho assistito alla sua capacità di affrontare le situazioni e cercare le soluzioni ai problemi», ha detto a L’Unica Matteo Ferraris, uno dei cittadini volontari e testimoni di ciò che ha fatto Gallese ad Alessandria. «Con la mensa dei poveri, che dopo la crisi del convento rischiava di cedere ai problemi del tempo, abbiamo costruito insieme un gruppo coeso capace di prendere in carico la cucina quotidiana per decine di persone e ce l’abbiamo fatta: lui arriva con il suo abito ma si siede a tavola insieme a noi. Pochi sanno che con il piumino invernale indossa i sandali scalzo, come i domenicani e i francescani. Con il suo sorriso aperto dimostra l’attitudine dell’accoglienza che chiunque può testimoniare. Casa san Francesco ha conosciuto una crisi grave, quando i frati che c’erano non ce l’hanno più fatta a gestire le attività per raggiunti limiti di età. Adesso, appena quattro anni dopo da quel momento, è un luogo vivo proprio perché Guidone ci ha messo la faccia».

In questi ultimi anni, inoltre, il monsignore è intervenuto nella gestione della diocesi modificando anche la conformazione della curia: ha creato unità pastorali, cioè agglomerati di parrocchie, chiedendo ai sacerdoti di convivere fra loro. «Innanzitutto per agevolare la vita comunitaria, ma anche per ottimizzare le spese – ha spiegato a L’Unica il portavoce –. Dopo anni di immobilismo, magari non tutti sono stati in grado di capire». Il controllo pontificio può essere stato richiesto da chi si è sentito indispettito. Ora sul territorio ci sono canoniche abitate, altre non lo sono più. Alcuni paesi, dunque, hanno perso il parroco: «In circa settanta parrocchie, i sacerdoti in età buona per essere autonomi sono una trentina: la metà, cioè, è stata coinvolta dal cambiamento», ha detto ancora Governale. «Sia chiaro, tutti hanno il diritto di raccontare il loro disagio ma quelle sono trasformazioni logistiche legate ai tempi e non riguardano le funzioni religiose, perché i parroci ogni domenica celebrano a turno in tutte le chiese».

In attesa della conclusione della visita del cardinale Giuseppe Bertello e della sua relazione a Leone XIV, i ragazzi della pastorale giovanile e l’intera comunità si sono stretti in preghiera intorno al loro vescovo. Quello del Vaticano «non è un processo né un giudizio sommario – si legge in una nota della diocesi –. È, al contrario, una verifica fraterna. L’invio di un visitatore sul territorio testimonia la volontà di ascoltare la voce di tutti per discernere insieme la strada migliore per il futuro. La diocesi accoglie questo momento con totale trasparenza, anche sui temi amministrativi ed economici, spesso oggetto di curiosità o dibattito. La gestione degli ultimi anni, caratterizzata da importanti interventi di recupero come il Collegio santa Chiara e Casa san Francesco, viene presentata con la serenità di chi ha operato alla luce del sole, grazie a solide sinergie con lo Stato e la Fondazione cassa di risparmio di Alessandria».

In uno dei suoi più recenti incontri pubblici con i fedeli, il vescovo Gallese ha tenuto un discorso riflessivo sugli eventi recenti. «L’amore e il perdono costituiscono la trama della Chiesa – ha detto durante una veglia di preghiera organizzata per lui dalla pastorale giovanile –. Questa gogna mediatica che sto vivendo è dolorosa: vedere la propria vita passata al setaccio del pregiudizio, leggere termini denigratori che nulla hanno a che fare con la realtà dei fatti, fa soffrire. Tuttavia, in questa sofferenza emerge la vera esperienza di Gesù sulla Croce che ha fatto della sua vita un’offerta amorosa, alla quale desidero associarmi».

Il cardinale Bertello, intanto, continua la sua indagine.

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