Come fare a ottenere visite ed esami nei tempi giusti
Il “percorso di tutela” è uno strumento per usufruire delle prestazioni sanitarie nei tempi previsti. Un percorso però non privo di ostacoli, come racconta un nostro lettore che ha lanciato una petizione per la Regione
L’Unica è una newsletter gratuita che ogni settimana ti manda via mail una storia dal tuo territorio.
Abbiamo altre quattro edizioni: Alessandria, Asti, Cuneo e Genova.
Per riceverla,
clicca qui
Al cittadino non far sapere. Se sapesse, le ASL sarebbero sommerse da richieste con uno sforzo organizzativo ed economico da far tremare i polsi anche ai manager più virtuosi. Tanto più di questi tempi in cui la sanità piemontese ondeggia pericolosamente sull’orlo del commissariamento. Per questo, forse, le aziende sanitarie si guardano bene dal pubblicizzare l’esistenza del “percorso di tutela”, unico strumento a disposizione dei cittadini per ottenere un esame o una visita nei tempi previsti dal codice di priorità indicato sulla ricetta del medico di famiglia. Prestazioni che rientrano nel Piano nazionale di gestione delle liste d’attesa e che hanno una sola alternativa: il ricorso alla sanità privata, che lucra e gongola per l’aumento esponenziale dei suoi introiti.
La procedura da seguire si trova semi-nascosta sul sito delle ASL, alla voce “liste d’attesa”. Da qui si parte per arrivare al sottoinsieme “percorso di tutela” – in una scatola cinese di non automatica apertura – quando invece trasparenza e obbligo di informare dovrebbero indurre a metterla in evidenza fin dalla home page. È un fatto che fra le migliaia di segnalazioni raccolte da sindacati e associazioni di cittadini esasperati che non riescono a prenotare visite ed esami, sono pochissimi coloro che conoscono l’esistenza della garanzia di tutela: in tutta la Regione appena 4.161 nel 2024 e 6.274 nel 2025 secondo i dati diffusi dal PD regionale.
Eppure il percorso è una opzione sancita da una legge nazionale, un diritto previsto dall’articolo 3 del decreto legislativo 124/1998: se il pubblico non è in grado di garantire i tempi deve trovare una soluzione: strutture pubbliche, intramoenia, o privato convenzionato. Senza costi per il paziente.
Un labirinto burocratico
Un diritto non privo di difetti, a dire il vero, in particolare per la popolazione anziana. Intanto perché al paziente può essere offerta la possibilità di eseguire l’esame in un’altra provincia, a un’ora, un’ora e mezza, a volte due di distanza da casa. Se rifiuta perde la sua unica chance. E poi perché la procedura richiede tempo, pazienza e competenze non proprio alla portata di chi non è avvezzo alle operazioni digitali. Alla domanda da inviare all’ASL, infatti, bisogna allegare carta d’identità fronte-retro, codice fiscale, informativa sui dati personali datata e firmata, impegnativa del medico di famiglia con il codice di priorità entro il quale l’esame si ritiene debba essere eseguito, e soprattutto la documentazione che dimostra i tentativi di prenotare e le relative risposte del CUP o del portale “Tu salute Piemonte” o degli sportelli amministrativi presso i distretti.
Delle quattro aziende della provincia torinese, l’ASL Città di Torino è l’unica a chiarire che «qualora un cittadino non possa inviare l’istanza telematicamente, all’indirizzo tempiattesa@aslcittaditorino.it, può recarsi presso una delle sedi dell’Ufficio Relazioni Pubbliche [..] per consegnare la documentazione necessaria e formalizzare l’istanza sull’apposito modulo», che fornisce come allegato.
Tutte le ASL comunicano l’obbligo «di dimostrare che la ricerca non ha soddisfatto la richiesta di prenotazione entro i termini previsti dal codice di priorità o dai tempi massimi stabiliti dal Piano nazionale governo liste di attesa». Al cittadino si chiede poi di specificare la data – domanda in fondo accettabile – ma pure il numero di telefono da cui ha chiamato. E ci vuole lo screenshot della indisponibilità comunicata dal CUP, anche se il contatto, registrato, può essere automaticamente verificato.
«In nessun caso – si avverte – può essere autorizzato e, di conseguenza, riconosciuto, il rimborso dei costi sostenuti per visite ed esami eseguiti privatamente dall’interessato, in contrasto con la normativa e le disposizioni regionali». La dicitura «in nessun caso» è volutamente scoraggiante e il cittadino esasperato che conta di andare a fare l’esame privatamente e poi farselo pagare dall’ASL, tenderà ad abbandonare ogni speranza. Nessuna chance, dunque, in assenza dell’autorizzazione dell’azienda. Se tuttavia l’ASL non dovesse rispondere alla richiesta di attivazione della garanzia, in questo modo disattendendo la legge nazionale, una eventuale causa legale ha qualche possibilità di avere esito positivo.
L’Unica è anche su Facebook! Clicca qui per visitare la pagina e inizia a seguirci per rimanere aggiornato!
Un lettore: due ore per raccogliere i documenti
Fabio Cuscunà, un nostro lettore, ha scritto alla redazione de L’Unica per segnalare il suo caso e il carteggio via mail avviato con l’ASL To4 sul percorso ad ostacoli necessario per portare a termine l’iter cui sono sottoposti i pazienti alle prese con le liste d’attesa e il percorso di tutela.
Difficoltà e risposte lo hanno poi convinto ad andare oltre: proprio in questi giorni ha aperto un sito, dirittodicura.it, sul quale raccogliere adesioni a una petizione (sottoscritta anche da Cittadinanza attiva Piemonte) rivolta al Consiglio regionale «per rendere il percorso di tutela sanitaria realmente accessibile».
Una richiesta alla Regione in sei punti per rimuovere gli ostacoli. In primo luogo, suggerisce, dev’essere chiarito l’ambito di applicazione, ovvero si deve comunicare con chiarezza quante prestazioni rientrano e con quali motivazioni altre sono escluse; in secondo luogo si dovrebbero rimuovere le barriere tecniche e organizzative che impediscono la prenotazione. Il processo deve essere comprensibile a tutti e i passaggi burocratici inutili devono essere eliminati con un coordinamento fra le diverse aziende. L’ultimo punto riguarda l’informazione: dati aggiornati sull’utilizzo del percorso, analisi delle criticità riscontrate, azioni per migliorare il servizio.
Tutto nasce dal suo caso personale: la necessità di prenotare una prima visita oculistica per la figlia di tre anni. Cuscunà ha provato attraverso il portale SistemaPiemonte, accedendo con lo SPID. Ha fatto una decina di richieste, estendendo la disponibilità a tutto il territorio regionale. La risposta è sempre stata la stessa: “Nessuna disponibilità”. A quel punto ha attivato il percorso di tutela secondo la procedura prevista. «E qui – ha raccontato a L’Unica – ho avuto la sensazione netta che la tutela, invece di aiutare, metta un ulteriore filtro: per inviare l’istanza ho dovuto predisporre otto allegati e impiegare circa due ore tra compilazione, stampa/firma, scansione, rinomina dei file e invio via email».
Nella sua comunicazione all’azienda ha citato tutte le leggi previste dalla pubblica amministrazione che dovrebbero evitare ai cittadini di inviare documenti già indicati nelle pratiche di accesso, a partire dalla carta d’identità: l’articolo 64 del CAD, il Codice dell’amministrazione digitale, prevede l’uso dei sistemi di identità digitale per l’accesso ai servizi online. Senza contare che, da tempo, le prescrizioni del medico di famiglia sono “demetarializzate” e vengono inserite direttamente nel circuito del SSN. I dati richiesti per l’accesso al percorso di tutela, quindi, dovrebbero essere noti, essendo gli stessi già utilizzati quando si tenta la prima prenotazione sul CUP.
Perché – ha chiesto il nostro lettore all’ASL – «in una procedura digitale con SPID e con prescrizione dematerializzata, e a fronte di un obbligo normativo di “unicità dell’invio” (once-only), si chiede ancora al cittadino un pacchetto di allegati che replica dati e documenti già presenti o acquisibili d’ufficio?». Una seconda argomentazione è di natura politica. «Da cittadino io la vivo così – ha spiegato a L’Unica – se non trovi posto nel pubblico, sei già spinto verso il privato. Se anche la tutela è faticosa e dissuasiva, la spinta diventa più forte. E il risultato è che l’accesso alle cure pubbliche diventa sempre più diseguale: chi può pagare salta la coda, chi non può aspetta. O rinuncia».
La ASL ha risposto, ma la replica ha svelato un’altra falla comunicativa dell’azienda: «Lo screening dell’ambliopia in età pediatrica [il caso della figlia di tre anni, ndr] viene effettuato […] con un accesso privilegiato con posti dedicati e prenotabili a CUP ogni giovedì mattina» ha comunicato al lettore il responsabile dell’Oculistica. Peccato però che l’informazione fosse ignota a tutti: il pediatra che ha prescritto l’esame e che dovrebbe essere informato non ne sapeva nulla e nessun canale istituzionale attivato ne dava indicazione.
L’aiuto delle associazioni
In un panorama desolante sono le associazioni, i sindacati e gli sportelli attivati dai partiti a supplire alle carenze, anche comunicative, dell’amministrazione pubblica, offrendo consigli e supporto ai cittadini. Un progetto interessante è quello di Solideo, un fondo di mutualità integrativa sanitaria che opera nel settore dell’assistenza sanitaria dal 2011: un ente no profit che offre e garantisce ai propri soci iscritti assistenze e servizi sanitari integrativi della sanità pubblica.
«Nel 2025 abbiamo assistito 750 persone – ha raccontato a L’Unica la presidente Cristina Cappelli –. La stragrande maggioranza ha chiesto aiuto per uscire dall’impasse delle liste d’attesa che restano il disagio più grande». Il lavoro che sta portando avanti Solideo è finalizzato a orientare i cittadini. Si chiama “alfabetizzazione sanitaria” – nel mondo anglosassone health literacy – e corrisponde alla capacità di ottenere, elaborare e capire le informazioni di base e accedere ai servizi di salute per fare scelte consapevoli. Emilia Romagna e Toscana stanno avviando progetti di questo tipo, dal Piemonte nessuna notizia in merito. Di fatto, l’alfabetizzazione sanitaria porta ad acquisire conoscenze per saper leggere, decodificare ed elaborare informazioni relative alla propria salute, dal comprendere un referto medico all’orientarsi all’interno dei servizi sanitari.
Con questo obiettivo, l’ente ha realizzato tre video chiari, pillole di informazione sanitaria, uno dei quali è dedicato proprio alle liste d’attesa e al percorso di tutela. Fra i consigli per i cittadini anche alcuni escamotage, come scegliere il fine settimana e l’orario serale per la prenotazione attraverso il portale “Tu salute Piemonte”. Gli esperti del Fondo solideo invitano anche a puntare i piedi quando gli operatori del CUP comunicano che “le agende sono chiuse”: in quel caso è opportuno protestare per scritto, ricordando che la pratica è vietata dalla legge 266/2005.
In generale, se tutto fila e non si verificano cortocircuiti – ipotesi per nulla remota – le ASL prendono in carico il paziente che chiede l’avvio del percorso di tutela. Attenzione, però: il caso è considerato chiuso se il paziente rifiuta l’appuntamento che gli viene offerto. Ogni lasciata è persa, in sintesi. Lo spiega in neretto l’ASL Città di Torino nella mail in cui si comunica al paziente la disponibilità ad attivare la garanzia: «Qualora l’utente rifiuti la prima data utile proposta, le cui tempistiche di erogazione rispettino i tempi massimi previsti, verrebbe meno il relativo ambito di garanzia della classe di priorità assegnata. L’avvenuto rifiuto equivale alla rinuncia al percorso di tutela da Lei attivato, che è da intendersi concluso».
Ma c’è un punto su cui vale la pena insistere. Non è vero, come viene superficialmente comunicato, che tutti gli esami e le visite possono essere prenotati fuori città e anche fuori provincia: le aziende sanitarie devono tener conto delle normative relative anche alla garanzia degli ambiti territoriali, in base alla complessità della prestazione richiesta. Bisogna dunque pretendere il rispetto degli ambiti di garanzia (nella stessa città di residenza, ad esempio) per le visite specialistiche, in molti casi il primo passo di un percorso terapeutico che necessita di successivi controlli.
È il caso di D.A., alla quale il medico di famiglia ha prescritto una visita neurochirurgica in primo accesso con la diagnosi per una compressione midollare. «Dopo diverse comunicazioni contraddittorie, prima del CUP e in seguito dell’ASL TO3, secondo la quale la visita non rientrava nella lista del percorso di tutela, mi è stato proposto un appuntamento ad Alessandria. Soltanto la mia insistenza ha portato alla risoluzione del caso», ha raccontato a L’Unica. L’appuntamento è stato infine fissato al CTO, il Centro traumatologico ortopedico di Torino. Ma nelle sue condizioni quanti avrebbero già gettato la spugna e prenotato in una struttura privata?
La proposta dell’opposizione in Regione
Un anno fa il gruppo del Partito democratico del Consiglio regionale ha depositato un ordine del giorno per chiedere alla giunta di Alberto Cirio e dell’assessore alla Sanità Federico Riboldi (Fratelli d’Italia) di uniformare la procedura su tutto il territorio e renderla automatica: se non c’è posto nei tempi previsti dalla ricetta, dev’essere il CUP ad attivare direttamente il percorso di tutela senza scaricare l’onere e la fatica sul cittadino. I dati del 2025, ha spiegato a L’Unica il consigliere del PD Daniele Valle, «certificano un aumento di cittadini che hanno attivato il percorso, anche grazie all’impatto della campagna di informazione da soggetti del terzo settore e dal PD attraverso il sito www.stoplisteattesa.it. Gli accessi, a livello regionale, sono passati da 4.161 nel 2024 a 6.274 nel 2025». Numeri che testimoniano come il problema delle liste d’attesa «sia tutt’altro che risolto dalle estemporanee iniziative di aprire alle prestazioni nei weekend o in serata – ha incalzato Valle –. Peccato, però, che le persone abbiano un disperato bisogno di risposte».
Questa puntata di L’Unica Torino termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.
I vostri messaggi
“Grazie L’Unica per essere una voce interessante”.
— Clara C.
E tu cosa ne pensi del nostro progetto?
ScriviciTi consigliamo anche:
🤝🏽 Nell’Astigiano ci sono democristiani dappertutto (da L’Unica Asti)
🤫 Salvini ha violato il silenzio elettorale? (da Pagella Politica)
🔥 Iscriviti ad A fuoco, la newsletter gratuita di Facta su clima e disinformazione