Un quartiere ai 30 all’ora
Genova è la città con il numero maggiore di feriti ogni mille abitanti. Il Comitato San Fruttuoso chiede un giro di vite sulla velocità
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Gli incidenti stradali a Genova calano, ma i morti no. Partendo da questi dati, Emilio Robotti, assessore alla Mobilità sostenibile del Comune, ha presentato un nuovo Piano per la sicurezza stradale: una zona 30 in tutti i nove municipi, la messa in sicurezza di numerosi attraversamenti pedonali in giro per la città e interventi sulla segnaletica stradale in prossimità di diciotto tra scuole primarie e secondarie. Il tutto per portare la città verso una mobilità più sostenibile e più sicura.
A Genova il record degli incidenti
I dati sugli incidenti stradali nel capoluogo ligure lasciano poco spazio alle interpretazioni. Secondo quanto raccolto dal report ISTAT, nel 2024 tra le grandi città italiane Genova è stata quella con il numero maggiore di contusi o feriti ogni mille abitanti (circa 8): numeri superiori persino a quelli di Roma e Milano.
Con l’inizio del nuovo anno, la polizia locale genovese ha pubblicato i nuovi numeri riferiti al 2025 che segnalano un calo dei sinistri stradali (diminuiti del 19 per cento), ma fanno registrare un totale di 19 vittime, tra cui dieci pedoni. Dati in aumento rispetto a quelli segnalati nel 2024. Questa crescita ha trovato tristemente conferma anche nel primo mese del 2026, dove un pedone e un motociclista hanno perso la vita. Una situazione, ha detto Robotti presentando il nuovo piano di sicurezza, «che ci fa riflettere sulla necessità urgente di mettere in campo ogni misura a nostra disposizione a tutela della sicurezza di tutti gli utenti della strada».
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La “zona 30”: l’esempio di Bologna
La velocità elevata è una delle cause dell’alto numero di incidenti. Per questo motivo, tra le proposte c’è quella di individuare una zona 30 in ognuno dei nove municipi della città. Una sperimentazione che dovrebbe prendere il via entro la fine dell’anno e che ricorda le misure adottate già da altre grandi città in Europa.
In Italia il caso simbolo è quello di “Bologna Città 30”, progetto che ha preso il via il 16 gennaio del 2024. Recentemente il Comune emiliano ha pubblicato un report che mette in parallelo il biennio 2024-2025 con quello 2022-2023. Gli incidenti sono calati del 12,5 per cento, i feriti del 7,2 per cento e i morti addirittura del 43,6 per cento (passando da 39 a 22). Dei dodici decessi registrati lo scorso anno, nove sono avvenuti su strade che hanno mantenuto l’originario limite di velocità di 50 chilometri all’ora.
Il tutto con una diminuzione dell’inquinamento ambientale e acustico e con il traffico che non ne ha risentito. Secondo quanto raccolto da uno studio di GO-Mobility, un’azienda che si occupa di analisi dei dati, in media i tempi di percorrenza sono aumentati di soli 30 secondi sui tragitti di dieci minuti. Una situazione che ha portato la FIAB, Federazione italiana ambiente e biciclette, a chiedere l’estensione del provvedimento ad altre città: «È ora di abbandonare l’ideologia e abbracciare la scienza, estendendo la misura a tutti i centri urbani italiani, sulla scia di altri Paesi, peraltro a noi affini per tasso di motorizzazione e temperamento mediterraneo, quali la Spagna e la Grecia. È una questione di civiltà».
L’entusiasmo degli ambientalisti, però, ha subìto una doccia fredda: il Tribunale amministrativo regionale (TAR) dell’Emilia Romagna – in seguito al ricorso di alcuni tassisti – ha annullato il provvedimento che estendeva il limite di 30 chilometri all’ora in tutta la città, lasciandolo in vigore soltanto nelle vie del centro dove era già attivo al 31 dicembre 2023.
La sentenza è stata salutata con favore dalla maggioranza di governo, ma non ha fermato del tutto il progetto bolognese. «Il nuovo codice della strada approvato un anno fa dimostra la nostra attenzione alla sicurezza stradale – ha detto il ministro dei Trasporti Matteo Salvini – che però va fatta con buonsenso e non con provvedimenti ideologici che danneggiano i cittadini e tradiscono lo spirito delle zone 30, pensate appositamente per proteggere alcune aree sensibili».
La sentenza del TAR, ha replicato il sindaco di Bologna Matteo Lepore (Partito democratico) «pone questioni burocratiche sugli atti alle quali siamo pronti a rispondere, ma conferma una cosa importante: la funzione pianificatoria del Comune sui limiti di velocità. La “Città 30” quindi andrà avanti. Le vittime della strada e i loro familiari ce lo chiedono e noi siamo con loro, con l’obiettivo che abbiamo sempre avuto e rivendicato: salvare vite sulla strada, ridurre e prevenire gli incidenti. In questi due anni abbiamo dimostrato che è possibile».
San Fruttuoso e l’idea del quartiere “lento”
L’esempio di Bologna, peraltro non unico in Italia (le “zone 30” sono attive in molte città, a partire da Roma, Milano e Torino, mentre Olbia è “Città 30” dal 2021), rimane comunque un modello da seguire per molti attivisti di Genova. Il Comitato San Fruttuoso, in particolare, chiede un provvedimento mirato sul quartiere, una delle zone di Genova in cui gli incidenti stradali sono più frequenti. «Un intervento che coinvolga tutta la città può sicuramente sensibilizzare un numero più alto di cittadini – ha spiegato a L’Unica Daniele, membro del Comitato [ha chiesto di non rendere noto il cognome, ndr] – ma noi pensiamo che concentrare queste proposte in un’unica zona possa servire per prenderla come esempio. Per questo motivo vorremmo essere un “Quartiere 30”, sperimentale, per far venire la voglia anche agli altri di aprirsi alla sicurezza stradale».
Nato nel 2017 per dare vita ad attività e iniziative, il Comitato San Fruttuoso nel corso degli anni ha visto espandere la propria rete (adesso composta da quasi 1.500 persone) e ha rivolto l’attenzione ai problemi del quartiere. «Siamo apolitici a noi interessa il bene comune e vogliamo portare delle proposte», ha detto ancora Daniele. «Abbiamo iniziato a censire gli attraversamenti che non funzionano, individuando le strade più pericolose. Soprattutto dopo la morte di un ragazzo in via Casoni qualche anno fa e anche dopo il grave investimento di un ragazzino in via Archimede a dicembre, che è stato travolto sulle strisce mentre andava a scuola».
I punti di riferimento sono diversi, tra loro la già citata Bologna. Ed è anche per questo che il prossimo 23 maggio l’ex assessore bolognese alla Mobilità, Andrea Colombo, sarà presente a un evento organizzato dal Comitato San Fruttuoso con il Movimento diritti dei pedoni, i Cittadini sostenibili, FIAB e Genova ciclabile. Ma, come abbiamo visto, non c’è solamente Bologna: «Per noi un altro esempio è Nizza una città che è anche più grande della nostra, completamente a misura di pedone», ha concluso. Non a caso nella città della Costa azzurra, in vista delle elezioni amministrative del prossimo 15 marzo, c’è chi ha proposto l’estensione della “zona 30” all’intera città.
Troppi attraversamenti pericolosi
La terza parte degli interventi del Piano di sicurezza si concentra sugli attraversamenti pedonali: «Grazie alla collaborazione con la facoltà di Ingegneria dell’Università di Genova, stiamo realizzando un vero e proprio “catasto digitale” degli attraversamenti pedonali – ha spiegato l’assessore Robotti –. Questa mappatura ci consentirà di avere un controllo capillare della rete viaria, permettendoci di programmare la manutenzione. In sinergia con la polizia locale e i municipi, abbiamo già censito dieci attraversamenti pedonali prioritari per ciascuno dei nove distretti: su questi snodi, considerati urgenti per la sicurezza, avvieremo immediatamente i lavori di implementazione e potenziamento della segnaletica».

Gli interventi sui passaggi pedonali si divideranno in due tipi. Su otto di questi, situati in incroci considerati “prioritari’, saranno installati altrettanti semafori countdown, che indicheranno il tempo a disposizione dei pedoni prima del ritorno del verde per i veicoli. In altri cinquecento, invece, le strisce pedonali saranno riverniciate con vernice bi-componente.
La vernice utilizzata fino a ora – quella mono-componente – ha una durata di circa sei mesi, che può ulteriormente diminuire se al momento della posa non sussistono le condizioni ambientali e meteorologiche migliori. Questo rende gli attraversamenti poco visibili, soprattutto in caso di pioggia o di scarsa illuminazione. «Sia nel nostro quartiere che in altre parti della città abbiamo notato che gli attraversamenti pedonali non si vedono quando piove», ha confermato a L’Unica Laura, del direttivo del Comitato San Fruttuoso [anche lei ha chiesto di essere citata solo con il nome proprio, ndr]. «Un po’ per scarsa illuminazione, un po’ per la vernice consumata e un po’ perché alcune strade sono terra di nessuno, senza limiti e restringimenti». L’utilizzo della vernice bi-componente, invece, garantisce l’aumento della visibilità anche in condizioni difficili e, soprattutto, fa crescere di circa dieci volte la resistenza, che passerà dai sei mesi attuali a cinque anni.
Un investimento importante – circa 750 mila euro – ma necessario visto il cattivo stato di numerosi passaggi pedonali in tutta la città: «Molti attraversamenti pedonali pericolosi. Nella nostra zona, per esempio, c’è quello a metà di via D’Albertis, che praticamente non si vede e dove la strada è in discesa – ha detto ancora Laura –. Ovviamente quello in via Archimede, ma anche quelli in piazza Solari, in piazza Giusti, in via Donghi e in via Manunzio». Un problema comune anche ad altre zone della città. Come riportato recentemente dal quotidiano Il Secolo XIX, nel 2025 sono diverse le strade dove in media è stato investito quasi un pedone al mese. Tra queste via Bobbio, corso De Stefanis e corso Sardegna, ma anche corso Gastaldi, corso Italia, corso Europa e via Pra’.
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