L'Unica Torino

Viaggio nel mistero delle Case di Comunità

Istituite nel 2022, dovrebbero essere il cardine dell’assistenza territoriale. Ma molti cittadini non sanno ancora come muoversi. L’ASL: se questa riforma fallirà, vorrà dire che la sanità pubblica è fallita

Sara Strippoli

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Viaggio nel mistero delle Case di Comunità
Dove si trovano le Case di Comunità a Torino

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La rivoluzione procede lenta. Lentissima. Le Case di Comunità (CDC) – istituite con il decreto ministeriale 77 del 2022 e create come asse portante dell’assistenza territoriale – sono la nuova scommessa della sanità italiana. In realtà parlare di novità fa sorridere, considerato che di Case della Salute (CDS) – mai realizzate davvero – si parla da vent’anni. La missione è impegnativa: ridurre le liste d’attesa per visite ed esami diagnostici, far calare gli accessi nei pronto soccorso, diventare un prezioso punto informativo per orientare le richieste e migliorare l’appropriatezza delle domande di salute, creare percorsi agevolati per i malati cronici.

A Torino le CDC sono partite nei tempi indicati dalla legge, a fine giugno 2026, ma faticano molto a trovare un’identità. E i cittadini si chiedono che cosa possono aspettarsi e a cosa hanno diritto: «Ma se uno sta male e il medico di base non c’è, posso recarmi lì? C’è chi dice di sì e chi no», si chiede sconsolato un lettore della rubrica Specchio dei Tempi de La Stampa, in una lettera pubblicata lo scorso 23 settembre.

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