Le tante Torino, la città non riesce a ricucire le sue fratture
Il disagio diventa visibile anche nei quartieri del centro. E alla povertà economica, abitativa e lavorativa si aggiunge una nuova forma di indigenza: la povertà sanitaria
Sara Strippoli
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È in corso a Torino OFFissima - Il cibo si fa arte, la rassegna enogastronomica che fino al 7 novembre accompagna la settimana dell’arte torinese, trasformando il cibo in un’esperienza creativa.
Giunta alla sua VIII edizione, OFFissima coinvolge ristoranti, chef, pizzaioli e artigiani del gusto con proposte in edizione limitata ispirate alle opere di Andy Warhol.
Tra i prossimi appuntamenti, il 4 e il 7 novembre alle 19:00 Spray Parfum ospita Nose Experience, un viaggio sensoriale tra profumi, vini, cocktail e creazioni gastronomiche.
Per prenotazioni e informazioni: saloneoff@gmail.com
Le due Torino evocate da Cesare Nosiglia nell’omelia per la festa di San Giovanni del 2019 non si sono mai ricongiunte. L’arcivescovo raccontava un suo viaggio in tram dal centro, patinato e abitato dai garantiti, alle periferie degradate e fragili. Sette anni dopo, il divario non si è ridotto. L’ondata di proteste di questi giorni ne offre una conferma difficile da ignorare.
La fotografia di quei due mondi si è trasformata in un caleidoscopio: le due Torino sono diventate molte di più. Realtà sempre più complesse, che richiederebbero analisi approfondite e interventi concreti, troppo spesso mancati in questi anni.
Anche il salotto buono del centro ha perso parte del suo scintillio. Sono emersi i segni di un disagio sempre più evidente: locali vuoti, affitti stellari alla portata dei fondi stranieri, persone senza dimora in strada anche durante il giorno, un boom di affitti brevi che ne snatura l’identità. Nelle periferie, intanto, poco o nulla è cambiato.
In sette anni Torino si è impoverita. E i cittadini, chiamati alle urne nel 2027 per il rinnovo dell’amministrazione comunale, si trovano a fare i conti con una povertà economica, abitativa, lavorativa: il lavoro manca o, quando c’è, spesso è sottopagato. A queste forme di indigenza si aggiunge la povertà sanitaria, un fenomeno sempre più preoccupante: di fronte a un servizio pubblico che non riesce a garantire esami diagnostici in tempi compatibili con la prevenzione, chi fatica a pagare affitto, bollette e spesa alimentare è costretto a inserire anche il costo di un’ecografia privata tra le richieste di aiuto.