Cambia il clima e il turismo punta sull’olio
Il Monferrato affianca gli ulivi alle vigne, e una proposta di legge regionale promuove i viaggi esperienziali tra i frantoi. I produttori: prima serve la certificazione IGP per identificare la produzione piemontese
Alessandra Torta
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Tra le nuove frontiere del turismo – specialmente sul fronte enogastronomico – ci sono i viaggi organizzati e tematici. Fin qui, soprattutto verso le terre del vino. Ma perché non ampliare l’offerta ai luoghi degli uliveti e dell’olio? Qualche destinazione è già nota, come ad esempio Olivola, nel Monferrato casalese, primo comune piemontese a entrare ufficialmente nella rete delle “città dell’olio” (nel 2024), seguito poi da Rosignano Monferrato e da Moncalvo, nell’Astigiano. Ma di luoghi speciali, legati agli uliveti e alla produzione dell’olio, ce ne sono altri. Non solo panorami unici, ma anche degustazioni in frantoio, l’esperienza della raccolta delle olive, il trekking tra vigne e nuovi uliveti, l’ospitalità diffusa in mezzo alle piante.
Una carta da giocare
La nuova frontiera si chiama “oleoturismo”, e presto potrebbe essere regolamentata dalla Regione. Lo scorso 20 ottobre, infatti, il vicepresidente del Consiglio Domenico Ravetti (Partito Democratico) ha presentato una proposta di legge per l’istituzione di un circuito per «la valorizzazione della cultura olivicola» che punta a definire e regolamentare un movimento che si prevede sempre più in espansione.