Ovada tra hippy e miniere d’oro
Un viaggio nel tempo al “Museo della Ruggine” di Tagliolo: oggetti, strumenti e fotografie di un mondo quasi dimenticato
Stefano Priarone
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Questo spazio vale 300 euro. Oggi lo regaliamo.
Da questa settimana apriamo uno spazio per le realtà del territorio. Per iniziare, lo offriamo gratuitamente alle associazioni e agli enti del terzo settore della provincia: un modo per far conoscere chi si impegna al servizio della comunità.
Il vecchio televisore – enorme, ma dallo schermo piccolo per le abitudini di oggi – è sistemato in una stalla: la stessa in cui i vecchi contadini passavano le serate d’inverno, raccontandosi storie per ingannare il tempo nell’unico ambiente caldo delle cascine. Un modo per ricordare insieme un oggetto che da decenni accompagna la nostra vita e insieme un’abitudine superata dall’arrivo del riscaldamento domestico. Poco più in là una delle prime trebbiatrici, che i contadini avevano ribattezzato la “macchina a sangue”, tanta era la fatica necessaria per “battere” la segala o il grano. E poi la campana, utilizzata nelle cascine per segnalare un incendio o comunque un evento improvviso e spiacevole, in epoche nelle quali il telefono non esisteva o comunque non era ancora arrivato nelle campagne del Basso Piemonte.
L’impressione è di essere precipitati in una sorta di wunderkammer, una di quelle “camere delle meraviglie” che fino al Settecento raccoglievano oggetti rari, strani, scientifici, artistici e naturali. Il “Museo della Ruggine” di Tagliolo Monferrato – 1.500 abitanti tra Gavi e Ovada – è tutto questo e qualcosa di più: un viaggio nel tempo, senza usare la mitica DeLorean di “Ritorno al futuro”, ma anche un omaggio a mestieri e modi di vivere che non esistono più, con un excursus che va dai reperti della vecchia civiltà contadina al modernariato, con oggetti che risalgono a qualche decennio fa che però sembrano davvero provenire da un lontano passato.