L'Unica Alessandria

Non si ferma la moria dei negozi

Oltre duecento chiusure negli ultimi sei anni, l’impoverimento della popolazione colpisce abbigliamento, scarpe e accessori. Aumentano solo le farmacie

Alessandra Torta

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Non si ferma la moria dei negozi
Foto: Unsplash

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C’è un dato che racconta meglio di ogni altro la crisi del commercio di vicinato ad Alessandria: dal 2019 al 2025 è sparito un negozio su cinque, secondo l’Ufficio Studi di Confesercenti la città ha subìto 225 chiusure su un totale di 1.193 attività. Pur in assenza di cifre aggiornate, l’impressione girando per la città è che le cose non siano cambiate affatto in questi primi nove mesi del 2026.

Il calo affonda le radici nel recente passato: secondo un’analisi di Confcommercio, l’altra associazione di categoria, la città ha perso il 33,7 per cento dei negozi al dettaglio tra il 2012 e il 2025, evidenziando un calo superiore alla media degli altri capoluoghi piemontesi, con la sola eccezione di Vercelli (-34,9 per cento).

«Il progressivo impoverimento delle famiglie ha portato alla crisi i negozi di abbigliamento, calzature e accessori», ha detto a L’Unica Manuela Ulandi, segretaria provinciale di Confesercenti Alessandria. «E persino nella grande distribuzione si è creata una polarizzazione: crescono discount e supermercati con i prezzi più convenienti, a scapito delle catene dai listini più alti».

Le continue chiusure hanno effetti a cascata: sui posti di lavoro, sul volume d’affari che si sposta altrove, sulla sicurezza e sull’illuminazione delle vie, con conseguenze più pesanti nei sobborghi della città, spesso serviti solo dal mercatino rionale settimanale. «Se i sobborghi si desertificano, vengono meno servizi fondamentali per le persone fragili o sole», ha spiegato Ulandi.

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