L'Unica Milano

Così la finanza ridisegna la città

«È per abitarci o è per investimento?»: la prima domanda dell’agente immobiliare svela un mercato in cui un fondo americano svende immobili in periferia, e vivere o speculare fa poca differenza

Lorenzo Bagnoli

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Così la finanza ridisegna la città
Foto: Luca Rinaldi

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Anna – nome di fantasia per motivi di privacy – è un’amica che alla fine del 2024 ha acquistato casa nella periferia sud-est di Milano. Alla cena per festeggiare la firma del rogito, ricorda la prima volta che è entrata in agenzia – un locale un po’ precario ai limiti del comprensorio. Quando l’agente – Antonello – la accoglie chiede: «È per abitarci o è per un investimento?». Un po’ interdetta, Anna risponde la prima, quindi Antonello sposta dal tavolo un pericolante plico di planimetrie di appartamenti: «Queste allora non ci servono».

Definite le caratteristiche principali – tre locali e un balcone – Antonello si segna su un post-it una serie di numeri degli appartamenti che vuol far vedere ad Anna. Le fa strada. Ha un pesantissimo moschettone da cui sgrana le chiavi come chicchi di un rosario, alla disperata ricerca di un segno identificativo che riporti al numero dell’appartamento; ma niente. Davanti ai portoni ne prova diverse prima di trovare quella giusta perché, racconta Anna, nemmeno lui conosce tutti gli appartamenti che ha in vendita.

Finalmente entrano. Il primo appartamento che Anna vede è al sesto piano: il frusciare delle tapparelle che si alzano, la luce che filtra fioca. Antonello si dirige al balcone. «Va’ che spettacolo, si vede il Duomo!», Antonello indica una lucina tenue all’orizzonte che non sembra proprio essere la Madonnina, racconta Anna. Le dice che se vuole gliene mostra altri. «Sono tutti uguali», avverte, ma senza vista. Vanno al quarto, vanno al secondo. Il rituale si ripete: chiavi, tapparelle, luce. L’appartamento al secondo piano sembra avere meno bisogno di ristrutturazioni. Anna dice che è quello che preferisce e inizia a immaginarsi la casa che verrà. 

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