Torino, la qualità dell’aria è ancora critica (e cresce la minaccia dell’ozono)

Torino, la qualità dell’aria è ancora critica (e cresce la minaccia dell’ozono)
Foto: Unsplash

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In Piemonte, la mappatura dell’aria dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (ARPA) fotografa spesso una macchia rossa concentrata sulla zona di Torino, indice di una situazione critica. Nonostante le ottimistiche dichiarazioni dell’assessore regionale all’Ambiente Matteo Marnati, polveri sottili e biossido di azoto continuano infatti a superare i livelli giornalieri massimi consentiti dalla legge. Lo ha detto a L’Unica Secondo Barbero, direttore generale di ARPA Piemonte. Invece, ha aggiunto, «i valori medi annuali sono nella norma e possiamo dire che negli anni la qualità dell’aria è progressivamente migliorata, anche se non ancora a sufficienza».

Nella regione, il 35 per cento della popolazione vive in luoghi in cui è superata la soglia di legge giornaliera consentita del particolato PM10, una delle polveri sottili più inquinanti e pericolose per la salute. A Torino, dove le emissioni dirette sono maggiori, anche la media annuale di un altro gas tossico, il biossido di azoto, supera i vincoli di legge. È l’unico caso in Piemonte e rende il 20 per cento della popolazione regionale esposta a questo tipo di inquinamento.

Il ruolo del traffico

Secondo l’Inventario regionale delle emissioni (IREA), a Torino l’82 per cento del particolato primario (la miscela di particelle solide e liquide che si trovano in sospensione nell’aria) è dovuto al traffico automobilistico. Per questo il Comune interviene con misure emergenziali come il semaforo anti-smog, che pone delle restrizioni alla circolazione dei veicoli. Ma spesso questo non basta. «Normalmente, in occasione degli eventi acuti di inquinamento, si riesce a rientrare nei limiti solo quando si registra una condizione meteorologica favorevole alla dispersione degli inquinanti. Quindi finché non arrivano queste condizioni, il semaforo rimane a contenere la circolazione», ha spiegato Barbero. A impedire questa dispersione è il fenomeno atmosferico dell’inversione termica, che soprattutto nel periodo invernale favorisce il ristagno degli inquinanti mantenendoli al suolo in concentrazioni più elevate.

Nonostante la qualità dell’aria in città resti critica, le rilevazioni di ARPA dal 2015 mostrano che il 2025 «sembra caratterizzarsi come uno degli anni della serie storica pluriennale con il minor numero di superamenti del valore limite giornaliero del PM10». Questo miglioramento è scandito da date che allungano progressivamente l’intervallo di tempo in cui le soglie di inquinamento vengono superate. Alla stazione di monitoraggio del traffico urbano di Torino Rebaudengo, per esempio, il limite massimo di 35 giorni all’anno sopra i 50 microgrammi per metro cubo di PM10 è stato infranto il 13 dicembre nel 2025. Nel 2024 questo superamento è avvenuto circa un mese prima, il 19 novembre, mentre nel 2023 il limite era stato raggiunto a fine febbraio. Nelle altre due stazioni di rilevamento ARPA di Torino, Lingotto e Rubino, nel 2025 il vincolo di legge non è stato violato.

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Le emissioni di ozono

Anche l’inquinamento da ozono non rispetta i livelli stabiliti dalla normativa. Le sue emissioni, che derivano dall’irraggiamento in atmosfera di ossidi di azoto e composti organici volatili, aumentano con le ondate di calore. Anche per questo motivo crescono nel periodo estivo e si prevede che con il riscaldamento climatico in corso tenderanno ad aumentare ancora. In particolare, il 95 per cento della popolazione piemontese è esposta a concentrazioni che superano il limite di 120 microgrammi per metro cubo (µg/m³) per più di 25 giorni all’anno.

«A differenza degli inquinanti classici, l’ozono tende a concentrarsi di più nelle aree verdi, soprattutto d’estate, colpendo molti luoghi frequentati dagli sportivi e dalle famiglie. Ma le persone ne sono ignare», ha detto a L’Unica Roberto Mezzalama, esperto ambientale e presidente di Torino Respira, un comitato impegnato a promuovere iniziative per migliorare la qualità dell’aria. Dopo cinque anni di attività di monitoraggio civico sul biossido di azoto, Torino Respira ha deciso di condurre rilevazioni a tappeto sull’ozono in città. La ricerca ha permesso di osservare un incremento della sua concentrazione nel 2025 rispetto all’anno precedente. Lo ha segnalato anche ARPA Piemonte, che a Torino possiede due stazioni di monitoraggio fisse dedicate.

La campagna “Lo smog uccide anche d’estate”, condotta con i volontari e le volontarie di FIAB Torino bike pride, si è svolta a luglio 2024 e luglio 2025 con l’istallazione di 60 campionatori passivi a Torino e in alcuni comuni della Città metropolitana. L’obiettivo era monitorare la concentrazione mensile di ozono in parchi e giardini, orti urbani, ospedali e impianti sportivi. La raccolta dati 2025 ha rivelato concentrazioni inquinanti maggiori presso Ospedale Mauriziano (120,11 µg/m³), Parco Vittime Rogo Thyssen-Krupp (117,42 µg/m³), Corso Orbassano 25 (113,62 µg/m³), Parco Europa (112,18 µg/m³), Parco Rignon (109,44 µg/m³), Allianz Stadium (109,18 µg/m³), Giardino Giuseppe Levi (107,91 µg/m³), Parco Cavalieri Vittorio Veneto (106,38 µg/m³) e Parco Ruffini (106,03 µg/m³).

Combinato con le ondate di calore, l’ozono ha un effetto negativo per la salute: aggrava il livello di stress fisico, soprattutto nelle persone anziane. L’aumento di queste emissioni legato al cambiamento climatico, secondo Mezzalama, è preoccupante e richiede l’intervento dell’amministrazione comunale. «Si dovrebbero prendere delle azioni decise per limitare il traffico anche d’estate – ha spiegato – seguendo l’esperienza di città e regioni francesi come Lione e Parigi, e investire per aumentare il verde urbano in modo da ridurre le temperature e l’insolazione di strade e piazze di Torino».

L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) riconosce nell’inquinamento atmosferico il principale rischio sanitario ambientale in Europa. Questo costituisce una delle più importanti cause di morte prematura e di malattia per cittadini e cittadine, con conseguenze anche sull’economia a causa dell’aumento dei costi sanitari provocati.

A novembre 2022 una cittadina torinese ha avviato insieme al compagno un’azione legale civile contro la Regione Piemonte per il diritto a respirare aria pulita, nell’interesse del figlio di sei anni. Come riportato dal comitato Torino Respira, che supporta la causa, nel corso della gravidanza il bambino è stato esposto a condizioni di inquinamento elevate e spesso fuorilegge, riscontrando gravi problemi di salute ai polmoni a partire dai primi mesi dopo la nascita.

«Casa nostra era in un quartiere estremamente trafficato. Anche l’asilo di mio figlio. E io, ogni mattina, avevo l’impressione di avvelenarlo», ha raccontato a Torino Respira la cittadina che ha avviato l’azione legale. La fase istruttoria è in corso e a novembre 2025 è stata depositata la consulenza tecnica d’ufficio richiesta dalla giudice. «La perizia ha dimostrato che i livelli di esposizione all’inquinamento di questo bambino sono stati in alcuni casi fino a 10 volte superiori alle linee guida dell’OMS e superiori ai limiti di legge», ha detto Mezzalama, perito di parte della famiglia.

Se il diritto all’aria pulita è riconosciuto come diritto umano universale dalle Nazioni unite, la sua applicazione resta variabile. Tuttavia a novembre 2025, il Comune di Roma è stato condannato a risarcire con 10 mila euro i danni da rumore e da smog nei confronti dei residenti in via del Foro Italico. La Cassazione ha stabilito che è dovere del Comune mettere i cittadini nelle condizioni di non inquinare intervenendo con misure idonee per evitare il superamento delle emissioni oltre ai limiti consentiti.

Come ha scritto su Il Fatto quotidiano Gianfranco Amendola, ex magistrato ed esperto in normativa ambientale, insieme alla pronuncia della Cassazione che a luglio 2025 ha dato ragione a Greenpeace, ReCommon e altre dodici persone che hanno fatto causa a ENI per danni climatici, questa sentenza contribuisce ad affermare che «esiste un diritto dei cittadini a ottenere il risarcimento dei danni provocati da un comportamento che lede il loro “diritto alla vita e al rispetto della vita privata e famigliare”».

Questa puntata di L’Unica Torino termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.

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