La strage dei senzatetto

Nel 2025, nel Torinese, sono morte 18 persone senza fissa dimora. La maggior parte dei decessi avviene a causa di malori o malattie accentuate dal mancato accesso alle cure

La strage dei senzatetto
Foto: Unsplash

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Il conteggio per le vie della città, le interviste nei dormitori e infine quelle a chi dorme in strada. L’indagine ISTAT rivolta alle persone senzatetto maggiorenni, condotta dalla “Federazione italiana degli organismi per le persone senza dimora” (FIO.PSD), ha coinvolto quattordici città italiane. A Torino la sera del 29 gennaio le interviste si sono svolte nella nebbia, con una temperatura che sfiorava gli zero gradi. In strada, centinaia di volontari e volontarie hanno raccolto le testimonianze delle persone che hanno trascorso quella notte, come molte altre, sui marciapiedi.

La rilevazione, ha spiegato l’Istituto italiano di statistica, serve a «conoscere meglio il fenomeno della grave emarginazione adulta, raccogliere dati utili e migliorare le politiche e i servizi dedicati alle persone che vivono in strada». Nel 2025 in Italia sono morte 414 persone senzatetto, soprattutto in inverno, con un picco nel mese di gennaio. In Piemonte sono stati registrati 25 decessi, di cui 18 a Torino e provincia, la quota più alta dopo Roma (48), Milano (27) e Bergamo (19). In base ai dati Pubblicati da FIO.PSD, negli ultimi anni il numero delle vittime non è diminuito e riguarda soprattutto uomini (91,5 per cento) di nazionalità straniera (56,5 per cento), di cui la maggior parte ha meno di quarant’anni.

«L’analisi evidenzia come, accanto all’esposizione ai rischi climatici nei mesi invernali ed estivi, siano soprattutto la mancanza di accesso alle cure sanitarie, l’isolamento sociale, l’insicurezza e l’assenza di un alloggio adeguato a rendere fatali eventi che, in altre condizioni, non lo sarebbero. Cause, luoghi e distribuzione geografica dei decessi mostrano con chiarezza come la strada amplifichi ogni vulnerabilità, trasformandola in rischio mortale», scrive l’Osservatorio FIO.PSD nel report “La strage invisibile”.

L’ultima rilevazione nazionale risale al 2014 e fa riferimento ai senza dimora che nei mesi di novembre e dicembre avevano utilizzato almeno un servizio di mensa o accoglienza notturna nei 158 comuni italiani considerati. In quell’occasione erano stati stimati 50.274 senza dimora, circa 1.800 a Torino, ma le cifre nel frattempo secondo la Caritas sono aumentate.

Il primo “censimento” di chi vive in strada

Michele Ferraris, responsabile della comunicazione di FIO.PSD, ha spiegato a L’Unica che «nel 2014 le persone conteggiate erano senza dimora che potevano anche non essere presenti in strada, perché per esempio stavano in alloggi sociali. Per questo motivo, l’indagine in corso rappresenta il loro primo censimento effettivo in Italia». A Torino, per realizzarlo, la città è stata suddivisa in 125 aree, percorse da volontari che hanno indossato la pettorina identificativa per rendersi riconoscibili e spuntato questionari digitali. La prima sera, quella del 26 gennaio, l’ISTAT ha chiesto di contare le persone nei sacchi a pelo, sui cartoni, nelle tende e quelle accampate nelle auto.

Una conta visiva, a distanza e senza interazione in cui è stato chiesto di identificare il genere degli individui e se fossero di nazionalità italiana o straniera: «Molti dei volontari fanno parte degli enti che operano sulle strade e soci della federazione: tutte realtà che le percorrono molte sere a settimana e per i quali le persone incontrate sono già note. È raro che un’unità di strada in giro per la città trovi qualcuno del quale proprio non sa nulla. Quindi, nella maggior parte dei casi, si poteva sicuramente arrivare a definire chi è quella persona senza avere un’interazione», ha precisato Ferraris.

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A Torino, l’area del centro città è considerata quella dove la concentrazione dei senzatetto è più alta, sia per un senso di sicurezza maggiore legato alla presenza frequente dei passanti, sia perché vi si trovano più ripari, grazie ai portici, e più servizi accessibili. Tra i luoghi in cui si è snodata la ricerca, ci sono anche dieci aree speciali, considerate a rischio per la sicurezza, come i sotterranei dell’ospedale Molinette, a cui si accede tramite il pronto soccorso. In queste aree il censimento è stato condotto da operatori dei servizi sociali insieme alle forze dell’ordine in borghese, per evitare di allarmare le persone.

La diffidenza dei senzatetto per le strutture di ricovero

Il 28 gennaio l’indagine si è spostata nelle strutture di accoglienza notturna per adulti senza dimora, 29 in città, per un totale di circa 730 posti letto disponibili. «Anche se questi sono stati costantemente aumentati nell’ultimo decennio, restano insufficienti per la totalità delle persone che ne hanno bisogno. Tanti poi sono diffidenti e non vogliono accedere ai servizi per svariate ragioni. Nei casi di dipendenza o depressione, per esempio, molti non riescono a sostenere le regole previste nelle strutture a bassa soglia e la dimensione di convivenza», ha detto a L’Unica Emanuele Mosso, coordinatore metropolitano dell’indagine insieme a Pamela Cherchi.

Per chi è abituato a dormire in strada, una delle difficoltà principali nel trasferirsi in dormitorio consiste anche nel rischio di lasciare il proprio giaciglio: «Recarsi per qualche notte in struttura, in inverno, per molti significa abbandonare le proprie cose e non ritrovarle più. Questo pone le persone in condizioni di pericolo di vita, perché coperte e cartoni che devono lasciare in strada garantiscono loro un riparo. Intercettare le persone prima dell’inverno per invitarle a trascorrerlo in dormitorio, d’altra parte, non è sempre possibile», ha aggiunto Mosso.

Dopo la conta, la sera del 29 gennaio l’obiettivo è stato quello di rintracciare e intervistare il 40 per cento degli uomini e il 100 per cento delle donne contati in strada tre sere prima. Si stima che le donne senza dimora in Italia siano meno rispetto agli uomini, così come il numero dei loro decessi: «Questo perché molto spesso le cause dietro l’essere in strada sono legate alle separazioni e al fatto che è più facile che sia l’uomo a rimanere senza casa, senza lavoro e senza protezione. Poi c’entra un discorso di sicurezza, nel senso che le donne corrono sicuramente rischi maggiori di un uomo e si cerca di dar loro maggiori garanzie di alloggio», ha spiegato Ferraris.

Una popolazione eterogenea

La raccolta delle testimonianze si è svolta fino a mezzanotte, dopo la chiusura dei negozi. Tra le persone intervistate c’è chi è senza documenti e chi è in attesa di riceverli, chi non ha trovato posto nei dormitori, chi è arrivato in Italia da diversi anni e chi negli ultimi mesi, chi ha lasciato il proprio Paese di origine per sfuggire alla violenza, chi ha perso il lavoro, chi ne ha uno saltuario o stagionale e chi è rimasto solo, senza aiuti.

Per comprendere i fattori di criticità e il background degli intervistati, ogni squadra di volontari è stata incaricata di rivolgere domande ad ampio spettro, principalmente a risposta chiusa: la provenienza, l’età, il titolo di studio, da quanto tempo si dorme in strada e perché, l’accesso al cibo e alle cure mediche. Se poi la persona si era resa disponibile a proseguire l’intervista in modo più approfondito, le domande riguardavano lo stato delle sue relazioni familiari, i suoi interessi, eventuali patologie e dipendenze, le fonti di reddito disponibili, se si sentiva sicura a dormire in strada e se era mai stata infastidita o aggredita.

Secondo l’Osservatorio di FIO.PSD dare una definizione di chi è senza dimora non è semplice perché si tratta di una popolazione molto eterogenea e diversificata, non generica o stereotipata, che può essere in generale considerata come «portatrice di un bisogno indifferibile e urgente». Se non adeguatamente soddisfatto, spiega la Federazione, questo bisogno può comportare gravi rischi e compromettere la sopravvivenza della persona. Tassi di malattia più elevati, speranza di vita più bassa, maggior frequenza di vittimizzazione, maggiori tassi di incarcerazione sono solo alcuni esempi.

La principale causa di morte è di fatto il risultato di anni di vita in strada, senza accesso regolare a cure mediche adeguate o a un ambiente che possa favorire il recupero e la prevenzione. Nel 2025, il 42 per cento dei decessi è avvenuto per malori improvvisi o malattie, il 40 per cento è attribuibile a eventi traumatici e accidentali, come aggressioni, incidenti e suicidi, il 7 per cento all’abuso di alcool o droghe.

Per prevenire i danni, il Comune di Torino gestisce il Servizio di strada diurno e il Servizio itinerante notturno (detto Boa urbana mobile), attivo tutti i giorni dell’anno dalle ore 18 alle ore 2, con due equipe di operatori (che diventano tre nel periodo più freddo, da novembre a marzo) dedicati a intercettare le persone senza dimora e indirizzarle verso le case di ospitalità e i servizi territoriali.

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