Il prigioniero che torna dal passato
Nel nuovo allestimento del Forte di Gavi l’intelligenza artificiale dà voce al maggiore Pringle, protagonista di una spettacolare fuga nel 1943
Alessandra Torta
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Il Forte di Gavi ha più di mille anni di storia. È nato come castello medievale nell’anno 973, è diventato una delle fortezze più imponenti d’Europa per volontà della Repubblica di Genova nel Seicento, passato alla Francia con Napoleone, è poi stato assegnato ai Savoia dal Congresso di Vienna del 1815. Da allora è stato carcere civile, campo di prigionia durante due guerre mondiali e infine museo. L’11 luglio 2026, quattrocento anni esatti dopo l’avvio del grande cantiere seicentesco che gli diede la forma attuale, è diventato ancora una volta qualcosa di diverso. «Il Forte parlava già», ha detto a L’Unica Riccardo Vitale, direttore della struttura. «Oggi abbiamo cercato di metterlo nelle condizioni di farlo davvero verso tutti. Casualmente o per destino, il Forte è stato finalmente trasformato in un museo moderno». E ha quello che ci si aspetta da una struttura culturale contemporanea, dove i contenuti sono valorizzati da tecnologia, servizi, accessibilità, strumenti per pubblici diversi.
Un esempio banale: il Forte, in tutta la sua lunghissima storia, non era mai stato collegato alla rete idrica. Ora ci sono bagni funzionanti, una fontanella per i visitatori, e anche dotazioni per la manutenzione del vigneto storico sul Bastione San Tommaso. Perché qui si farà anche il vino: «I genovesi portarono qui la viticoltura», ha detto Maurizio Montovio, presidente del Consorzio per la Tutela del Gavi. «Dal vigneto recuperato nasceranno poche, simboliche bottiglie di Gavi DOCG. Il ricavato delle vendite sarà interamente devoluto a progetti di scopo sociale».
