Se si tocca un albero, il paese insorge
Da Cuneo al Roero, ogni motosega che si avvicina a un filare accende una protesta. Ma dietro lo scontro tra cittadini e amministrazioni c’è una domanda più scomoda: chi deve decidere quando un albero va abbattuto?
Maurizio Bongioanni
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C’è un copione che nel Roero, ormai, si ripete a ogni stagione. Un’amministrazione annuncia il taglio di un gruppo di alberi per ragioni di sicurezza, per un cantiere, per una richiesta arrivata dai privati. Una parte della cittadinanza insorge, nascono comitati, partono esposti e petizioni. L’amministrazione risponde che gli alberi erano malati, o pericolosi, o semplicemente “di troppo”. E nessuno, alla fine, resta contento.
La tentazione, di fronte a queste storie, è cercare i cattivi: sindaci che odiano il verde, ruspe pronte a tutto. Ma la realtà è meno comoda e più interessante. Quasi mai si tratta di malafede (ad esempio, un sospetto che serpeggia è che certi Comuni taglino alberi sani e maturi non per reale necessità, ma per accedere a fondi, dal PNRR o da programmi analoghi, destinati a nuove piantumazioni. Gli esperti che L’Unica ha coinvolto per questo articolo, di fronte a questa ipotesi, si sono limitati a registrarla senza avallarla, per cui rimane una voce e come tale va trattata).
Più spesso c’entrano la fretta, la paura delle responsabilità e, in certi casi, una certa povertà di cultura ambientale, quella per cui appena un albero sembra un problema, lo si fa sparire. Per capire dove stia il punto, conviene partire da alcuni casi concreti.