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Perché Cuneo avrà una biblioteca da grande città

L’assessora Cristina Clerico ha presentato il progetto di Palazzo Santa Croce, ispirato ai centri culturali di alcune metropoli europee. A settembre si terrà l’inaugurazione

Alessandra Torta

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Perché Cuneo avrà una biblioteca da grande città

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L’hanno chiamato Esseci. Due lettere – S e C – che stanno per Storia e Cultura, e che in fondo racchiudono tutto quello che Palazzo Santa Croce è stato in sette secoli di vita cittadina e tutto quello che si appresta a diventare da settembre. Il nuovo hub culturale di Cuneo ha trovato il suo nome, scelto dai cuneesi stessi con 635 voti espressi online e in presenza, e si sta preparando all’apertura con un cantiere quasi concluso, i libri della biblioteca civica che cominciano ad arrivare sugli scaffali e un programma di avvicinamento che ha già coinvolto la città in modi insoliti e volutamente partecipativi.

La storia di questo palazzo comincia molto prima. «L’edificio nasce dall’attività di sostegno ai bisognosi che in città viene promossa dalla confraternita di Santa Croce dalla fine del Trecento», ha raccontato a L’Unica l’assessora alla Cultura del Comune di Cuneo, Cristina Clerico. Nel Settecento si arriva all’edificio attuale: un isolato intero nel centro storico sul lato ovest della città affacciato verso il torrente Stura, che comprendeva anche una chiesa barocca (la chiesa di Santa Croce, cappella dell’ospedale omonimo) e che per secoli ha ospitato il primo grande ospedale civile del territorio.

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