L'Unica Cuneo

Perché Cuneo avrà una biblioteca da grande città

L’assessora Cristina Clerico ha presentato il progetto di Palazzo Santa Croce, ispirato ai centri culturali di alcune metropoli europee. A settembre si terrà l’inaugurazione

Alessandra Torta

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Perché Cuneo avrà una biblioteca da grande città

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L’hanno chiamato Esseci. Due lettere – S e C – che stanno per Storia e Cultura, e che in fondo racchiudono tutto quello che Palazzo Santa Croce è stato in sette secoli di vita cittadina e tutto quello che si appresta a diventare da settembre. Il nuovo hub culturale di Cuneo ha trovato il suo nome, scelto dai cuneesi stessi con 635 voti espressi online e in presenza, e si sta preparando all’apertura con un cantiere quasi concluso, i libri della biblioteca civica che cominciano ad arrivare sugli scaffali e un programma di avvicinamento che ha già coinvolto la città in modi insoliti e volutamente partecipativi.

La storia di questo palazzo comincia molto prima. «L’edificio nasce dall’attività di sostegno ai bisognosi che in città viene promossa dalla confraternita di Santa Croce dalla fine del Trecento», ha raccontato a L’Unica l’assessora alla Cultura del Comune di Cuneo, Cristina Clerico. Nel Settecento si arriva all’edificio attuale: un isolato intero nel centro storico sul lato ovest della città affacciato verso il torrente Stura, che comprendeva anche una chiesa barocca (la chiesa di Santa Croce, cappella dell’ospedale omonimo) e che per secoli ha ospitato il primo grande ospedale civile del territorio.

«Rimase ospedale fino al 1960 – ha osservato Clerico –. Dopo la chiusura, con il trasferimento del nosocomio nella sede attuale, gli spazi vengono usati in modo provvisorio per scuole di avviamento professionale, sede del conservatorio, poi il primo insediamento universitario cittadino con la scuola di amministrazione aziendale dell’Università di Torino arrivata nei primi anni Novanta». Poi il disuso, il passaggio nel patrimonio comunale, il lungo sonno.

La svolta è arrivata nel 2012. «Uno dei primissimi atti della nuova amministrazione fu quello di decidere di destinare questo isolato alle biblioteche civiche, che da tempo cercavano una nuova casa», ha detto ancora Clerico. «La nostra è una piccola città con una grande biblioteca. Uno spazio bellissimo, quello che abbiamo usato fino a pochi giorni fa in via Cacciatori delle Alpi, da decenni non era più coerente con le funzioni che vengono richieste nella contemporaneità alle biblioteche». Tutto si mette insieme: il bisogno di nuovi spazi per la biblioteca civica, una visione culturale che si sta evolvendo, e una casuale concomitanza preziosa: un’eredità importante, quella del dottor Giulio Ferrero e di sua moglie Anna, lasciata in favore della città. «L’eredità Ferrero ci ha consentito di fare sogni grandi e trasformarli in concretezza».

Il primo passo

Con il finanziamento europeo PISU (Programmi Integrati di Sviluppo Urbano) e una parte dell’eredità, nel 2017 viene trasferita la biblioteca 0-18, la sezione per i più piccoli e i più giovani. Nel frattempo, la visione si allarga. «La città è cambiata, e l’istanza maggiore che arrivava era quella di avere spazi condivisi, molto aperti, molto accessibili, in cui si potessero sviluppare molteplici progetti culturali». Nasce così il secondo lotto: non il semplice trasferimento del resto della biblioteca civica, ma qualcosa di più ambizioso, ispirato alle biblioteche nordiche e agli hub culturali europei. «Una visione di cultura molto informale, poco disciplinare, nel senso che si mischiano attività che possono riguardare il mondo della musica, il mondo dei libri, il mondo del teatro, le conferenze o semplicemente lo stare in un luogo bello per condividere del tempo anche in silenzio», ha detto l’assessora.

Ottomila metri quadrati in totale tra primo e secondo lotto, un edificio unico. «Noi abbiamo immaginato il secondo lotto come un gigantesco foglio bianco, in cui i colori li danno prima di tutto i libri, 350 mila volumi, di cui circa 85 mila a scaffale aperto nella sala principale, e poi le attività e le persone». La scelta di lasciare gli spazi aperti e flessibili è voluta. «Interventi di questo tipo hanno una vita utile che supera il secolo. Non possiamo avere idea di cosa sarà la cultura fra cinquant’anni, quindi abbiamo voluto mantenere tutti gli spazi come luoghi che possano cambiare funzione in base ai bisogni che la città manifesterà nel tempo», ha spiegato Clerico.

Esseci non sarà una biblioteca nel senso tradizionale del termine. L’ingresso da via Santa Maria, di fronte al Museo Civico, si apre su un androne da cui parte tutto. A sinistra, lo spazio giovane del piano terra: caffetteria, ambienti laboratoriali, spazi espositivi, il tutto gestito in co-progettazione con il terzo settore, grazie a un bando Spazio Giovani del dipartimento per le politiche giovanili che ha finanziato anche il processo partecipativo tuttora in corso. Qui ci sarà anche un dehors nel cortile e una terrazza sul tetto – che per ragioni di sicurezza non potrà ospitare più di quaranta persone – con una vista sui campanili e sulle montagne che, come ha spiegato l’assessora, non passa inosservata. A destra dall’androne, accessibili indipendentemente dagli orari della biblioteca, la sala conferenze e la sala studio.

La sala conferenze avrà una dotazione tecnologica importante: un ledwall, un sistema audio professionale, una novantina di posti a sedere, e sarà collegata alla grande sala principale. La sala studio è invece quella che potrebbe cambiare il rapporto dei cuneesi e soprattutto degli studenti fuori sede, con gli spazi pubblici di studio. «Sarà accessibile con strumenti elettronici, potenzialmente ventiquattro ore su ventiquattro». La richiesta è arrivata dagli universitari. Cuneo ha 1.600 studenti universitari nelle due sedi di UNITO e al conservatorio, molti dei quali non risiedono in città. «Ci hanno dimostrato già sul territorio di voler studiare insieme anche in silenzio, occupando in modo molto importante il Rondò dei Talenti, che ormai non ha più spazio».

Dal secondo cancello si entra nel cortile che potrà ospitare almeno duecento persone. Da qui si accede alla biblioteca vera e propria. Al piano terra ci saranno due porzioni molto diverse tra loro: da un lato le collezioni librarie, con la galleria finestrata luminosa destinata ad attività meno silenziose, dove ci si potrà sedere e stare, non necessariamente leggere in silenzio. Dall’altro lato, accessibili anche a biblioteca chiusa, le sale per le associazioni del territorio.

Una lettura veloce

Una delle sale del piano terra sarà dedicata alle letture veloci. «Ci saranno libri non in prestito, destinati a chi passerà del tempo in biblioteca e vorrà riempire uno spazio con qualcosa di bello. Libri di facile lettura, tra i trenta minuti e l’ora, selezionati dalla direzione con proposte agili ma curiose, con l’intenzione di invitare a sostituire lo scroll sul telefono con un’attività che lascia forse qualche eredità in più». La selezione è stata fatta dai bibliotecari.

C’è poi un dettaglio che dice molto dell’ambizione culturale del progetto. L’anno scorso il Circolo Cuneese dei Rotary ha donato alla biblioteca, in occasione del centenario, un manoscritto di Giuseppe Mazzini dove invita i giovani a prendersi il loro spazio, ad agire nella società, a cambiare le cose. «Noi immaginiamo la cultura come un motore di innovazione sociale e immaginiamo questo in primo luogo per i giovani. Con i donatori abbiamo pensato di inserire questo manoscritto all’interno di una delle sale di Esseci come stimolo a recuperare l’ingaggio sociale». Un documento originale dell’Ottocento, come bussola per chi entrerà in una biblioteca del ventunesimo secolo.

Il processo che ha portato fin qui non è stato solo edilizio. Dal novembre 2024 è attivo Reading Forward, gestito con Fondazione Artea, che ha portato a Cuneo alcune tra le biblioteche più innovative d’Europa per farne dei punti di riferimento e di ispirazione. Si è partiti dalla García Márquez di Barcellona, premiata come migliore d’Europa, poi attraverso la Deichman di Oslo, le Fiandre con la biblioteca di Mechelen e la Cité internationale de la bande dessinée in Angoulême, fino alla De Krook di Gent, alla Muntpunt di Bruxelles e alla biblioteca di Aarhus. Tutte realtà inserite in contesti cittadini di dimensioni più grandi. «Abbiamo dichiarato da subito che Palazzo Santa Croce è un progetto volutamente grande per la città, perché risponde a un territorio molto più ampio dei nostri confini – ha detto ancora l’assessora –. Siamo un polo del sistema bibliotecario cuneese che risponde a buona parte delle vallate. Come città di fondovalle raccogliamo settemila ragazzi delle scuole superiori, buona parte dei quali arriva da fuori. È per questo che si sono studiati esempi di città più grandi».

Le richieste degli utenti

Parallelamente è partita anche una partecipazione sui bisogni degli utenti, i cui esiti stanno emergendo in queste settimane. «Sta uscendo il desiderio di avere spazi anche piccoli, anche molto informali, in utilizzo». Il processo continuerà durante l’inaugurazione di settembre, con un grande convegno internazionale sulla funzione delle biblioteche nella contemporaneità.

Il tema del “terzo luogo”, non casa, non lavoro, ma uno spazio in cui stare e in cui accadono cose, è ormai codificato nel dibattito sulle biblioteche contemporanee. Esseci vuole andare oltre: all’inaugurazione, ha anticipato Clerico, ci sarà anche una riflessione sul “quarto luogo”, concetto che per ora resta in sospeso, da svelare in autunno.

Nel mezzo di tutto questo, i cittadini sono stati chiamati a scegliere il nome. A marzo, al Teatro Toselli, l’agenzia creativa Hellobarrio ha presentato il brand e ha chiesto di votare tra due opzioni di naming. Il nome Esseci ha vinto: le due lettere S e C evocano Storia e Cultura, ma prendono anche la forma delle finestre caratteristiche del palazzo. Biblioteca e spazio giovani si chiameranno rispettivamente Esseci Biblioteca ed Esseci Lab. 

Quella sera di marzo, prima della votazione, Massimo Polidoro, divulgatore scientifico, aveva tenuto una lectio dal titolo “La forza delle idee: perché imparare insieme cambia il mondo”. Un preambolo non casuale per un luogo che vuole essere esattamente questo: un posto in cui le idee si trasmettono, si incontrano, si modificano.

L’addio alla vecchia sede

Intanto, sabato 30 maggio, la sede storica di via Cacciatori delle Alpi ha chiuso. L’ultimo giorno di apertura è stato trasformato in un rito collettivo: i lettori sono stati invitati a farsi fotografare nel loro angolo preferito della vecchia biblioteca, lasciando anche un consiglio di lettura. Gli scatti sono diventati un album collettivo, pubblicato sui canali social delle biblioteche civiche nel corso dell’estate. Un modo per non perdere il filo di quello che è stato, mentre si entra in qualcosa di nuovo.

Il cantiere è sostanzialmente concluso. Stanno arrivando i libri e l’ultimo appalto, quello degli apparati tecnologici, volutamente tenuto indietro per ridurre l’obsolescenza, porterà il ledwall, la videosorveglianza e tutti gli strumenti digitali. Dal 26 al 29 settembre ci sarà l’inaugurazione. Non un taglio del nastro: «Quello che sogniamo accada in quei giorni è che si inizi a vedere la potenzialità del progetto», ha concluso Cristina Clerico. «Non poteva essere solo un momento istituzionale. Ci saranno visite per scoprire gli spazi e la loro storia, un convegno internazionale, momenti di festa».

Questa puntata di L’Unica Cuneo termina qui. Se ti è piaciuta, condividila! E se pensi che ci sia una storia di cui dovremmo occuparci, faccelo sapere: ci trovi a info@lunica.email.

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