L'Unica Cuneo

Da Bra una scuola per la Cisgiordania

Dagli incontri con gli studenti braidesi al cantiere: così 55 bambini del villaggio di Khallet Taha hanno potuto riprendere a studiare

Maurizio Bongioanni

5 min read
Da Bra una scuola per la Cisgiordania
La scuola a Khallet Taha

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Il 13 aprile 2026 cinquantacinque bambine e bambini hanno varcato per la prima volta la soglia della loro nuova scuola. Fino a quel giorno, per studiare, percorrevano fino a cinque chilometri in un territorio segnato dagli insediamenti illegali israeliani e da una violenza che non risparmia nemmeno i percorsi quotidiani verso un’aula. Khallet Taha è un piccolo villaggio nel sud della Cisgiordania, vicino alla città di Dura, nel governatorato di Hebron, Palestina. Oggi ospita un edificio semplice ma completo: quattro aule scolastiche, uno spazio per l’infanzia, laboratori di informatica e scienze, servizi igienici, un cortile. Si chiama scuola Juzoor (“radici”, in arabo) ed è il risultato di un’iniziativa nata con il sostegno della città di Bra.

A seguire il filo che unisce il Roero alla Cisgiordania è Luigi Bisceglia, bresciano di origine, che da 15 anni vive a Gerusalemme. Lavora per il VIS (Volontariato Internazionale per lo Sviluppo), per il quale è coordinatore regionale per il Medio Oriente, e insegna economia aziendale e metodologia della ricerca all’università locale. È lui ad aver accompagnato, nel giugno del 2022, il gemellaggio tra il Comune di Bra e il Comune di Betlemme. «Vivendo qui e avendo ottimi rapporti con la comunità braidese, per me era la cosa più normale del mondo dare una mano ai due comuni», ha raccontato.

L’incontro con gli studenti

Dopo l’eccidio del 7 ottobre 2023, quella rete di relazioni è diventata il canale attraverso cui una comunità ha trasformato la preoccupazione in azione concreta. Bisceglia ha cominciato a tenere incontri online per spiegare la situazione, finché non è stato invitato fisicamente a Bra. Nell’ottobre del 2024, il coordinatore del VIS ha così incontrato in due giorni 600 studenti degli ultimi anni di tutte le scuole della città, insieme alla giornalista e scrittrice Paola Caridi. La Consulta Giovanile di Bra ha preso parte attiva al dibattito, ragionando sul significato della pace. «Sul palco coinvolgevamo i ragazzi direttamente», ha ricordato Bisceglia a L’Unica.

L’idea della scuola, però, è arrivata da dove meno ci si aspettava: dai bambini di una scuola dell’infanzia di Bra. «Come facevi a dire di no?», ha commentato Bisceglia. Il messaggio che il progetto voleva lanciare era chiaro: «Costruire una scuola non è solo ricostruire ciò che è stato distrutto, ma è anche ricostruire la speranza. Volevamo dire ai bambini e ai ragazzi palestinesi che noi in Italia pensavamo a loro, che eravamo pronti a fare un gesto concreto».

La raccolta di fondi

Il gesto concreto ha richiesto mesi di raccolta fondi e una mobilitazione che ha coinvolto l’intera provincia. Il Comune di Bra ha votato all’unanimità in Consiglio comunale uno stanziamento di 10 mila euro dall’avanzo di bilancio 2024. Il Credito Cooperativo di Cherasco ha contribuito con 5 mila euro. Altre associazioni si sono aggiunte con cifre tra i 2 mila e i 5 mila euro. Ma la parte più significativa della raccolta – oltre cinquecento donatori – è arrivata sotto forma di contributi tra i 10 e i 50 euro. «Famiglie, individui, bambini hanno creduto fortemente in questa scuola», ha detto Bisceglia. E così in breve tempo si è arrivati a raccogliere 70 mila euro, importo minimo per cominciare i lavori.

Il terreno su cui sorge l’edificio è stato donato gratuitamente dalle famiglie della comunità di Khallet Taha, che hanno finanziato anche i lavori di sbancamento e il muro di contenimento. «È un legame bellissimo tra due comunità che supportano i loro bambini», ha osservato il coordinatore. I lavori sono partiti il 26 novembre 2025 e la prima fase si è conclusa il 31 gennaio 2026. Poi, il 28 febbraio, lo scoppio del conflitto tra Israele e Iran ha costretto alla chiusura di tutte le scuole della Cisgiordania. Solo il 12 aprile è stato possibile riaprire, e il giorno successivo si è tenuta l’inaugurazione.

Il cantiere della scuola

Nel frattempo, la comunità locale non si è fermata. Le famiglie di Khallet Taha, soddisfatte del risultato, hanno acquistato di tasca propria i climatizzatori e le telecamere di sicurezza dell’edificio. Questo risparmio inatteso ha permesso di destinare fondi aggiuntivi alla costruzione del parco giochi, la cui realizzazione è prevista entro luglio. «La collaborazione continua», ha sottolineato Bisceglia. «Non è un nostro progetto: è loro, e noi ci siamo messi al servizio di tutto questo».

I bambini e le bambine a scuola

Le tensioni locali

Il contesto in cui la scuola nasce è tutt’altro che stabile. L’Autorità Palestinese (AP) attraversa una crisi economica e finanziaria senza precedenti: i fondi trattenuti da Israele – circa ottanta milioni di dollari al mese di IVA e dazi doganali che Israele è tenuto a versare all’AP in base al Protocollo di Parigi allegato agli Accordi di Oslo – sono congelati dal maggio del 2025. Il risultato è che gli insegnanti della Cisgiordania vengono pagati al cinquanta per cento una volta ogni due mesi, e i bambini vanno a scuola due o tre giorni alla settimana. «Per la prima volta in quindici anni ho incontrato bambini di otto anni che non sapevano leggere e scrivere», ha detto Bisceglia. «Garantire anche solo quei due o tre giorni è fondamentale».

Inoltre, dalla scuola di Khallet Taha si vedono, in posizione sopraelevata, due insediamenti illegali israeliani. «Strategicamente gli insediamenti sono costruiti in Cisgiordania per erodere porzioni di territorio e separare le città palestinesi l’una dall’altra», ha aggiunto il coordinatore. «Chiunque arrivi con i propri occhi lo vede. E non è avere un sentimento contro qualcuno: è rendersi conto di quello che accade nella realtà». Nonostante questo, la scuola sorge in un’area controllata dall’AP (le cosiddette aree A e B, istituite dagli Accordi di Oslo) e pertanto non può essere demolita dall’esercito israeliano, come invece potrebbe succedere se sorgesse sull’area C, quella parte di Cisgiordania amministrata dalle autorità di Israele e che rappresenta il 59 per cento del territorio occupato palestinese.

Nonostante tutto, la Rete Cuneese per la Palestina e il VIS guardano già oltre. «A maggior ragione è proprio adesso che non si abbandonano le persone, in particolare i bambini», ha detto Bisceglia. Il prossimo obiettivo è la scuola Aisha Khalil, nel distretto di Yatta, dove il piano terra è già stato realizzato con fondi della cooperazione italiana: mancano ancora le aule per 70 o 80 bambini (la raccolta fondi è appena partita ed è già possibile contribuire a questo link).

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