Molte idee e pochi soldi per la città di domani
Il futuro dell’area Saclà: hotel, palestre, auditorium e mega-parcheggio. Un solo problema: chi paga? E la Regione propone una RSA di lusso nella zona dell’ex ospedale, ma anche qui resta il problema dei finanziamenti
Paolo Viarengo
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Se il cinema degli Anni Novanta ci ha insegnato con “Proposta indecente” il dilemma morale su cosa si sarebbe disposti a fare per soldi, all’ombra delle torri astigiane la situazione è del tutto ribaltata: qua si sprecano le proposte, più o meno fantasiose, ma quello che manca sono i quattrini.
La cosa singolare è che non si può nemmeno incolpare la solita campagna elettorale, visto che la competizione non è ancora ufficialmente iniziata; anche se, c’è da scommetterci, non mancherà di regalare soddisfazioni su chi la sparerà più grossa. No, ad Asti le suggestioni urbanistiche e le visioni di grandezza non arrivano dalla propaganda dei politici ma dalla mente degli imprenditori, in un’inedita e paradossale inversione dei ruoli.
Tradizionalmente, la gente di business è pragmatica: mette i capitali per finanziare le utopie degli artisti e dei visionari. Se invece i sogni a occhi aperti iniziano a essere partoriti dai manager, i soldi dovrebbero teoricamente metterli i sognatori di professione, ma da quelle parti, si sa, la cassa piange da sempre.