L'Unica Asti

Un Savoia divide il Palio (e la sinistra)

Emanuele Filiberto ruba a Rasero i riflettori per il 6 settembre: Santa Caterina lo invita, l’ANPI protesta e l’opposizione si spacca. È l’ultimo capitolo della lunga storia che unisce l’ex casa regnante alla corsa

Enzo Armando

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Un Savoia divide il Palio (e la sinistra)
Foto del Palio del 1931

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«Andate, e che San Secondo vi assista». Sembrava che anche quest’anno i riflettori della polemica legata al Palio di Asti potessero fermarsi sulla figura di Maurizio Rasero, il sindaco che il prossimo 6 settembre pronuncerà per l’ultima volta la formula che tradizionalmente dà inizio alla corsa di piazza Alfieri. Invece la lite, puntuale come ogni anno, ha trovato un bersaglio inedito: Emanuele Filiberto di Savoia, il principe che contende a suo cugino Aimone i diritti su un trono che dal 1948 non esiste più.

Ma andiamo con ordine. La passione del sindaco per il Palio è sincera e risaputa, in passato è stato più volte rettore di Borgo Tanaro, nel 2002 e nel 2010 si è pure portato a casa la vittoria. L’anno scorso, il suo amore per la manifestazione aveva trovato un brutto ostacolo: il tentativo di organizzare un’edizione straordinaria in occasione del 750esimo anniversario era naufragato contro l’ostilità di una buona parte dei rettori. Rasero non l’aveva presa benissimo: aveva attaccato gli oppositori definendoli «amebe» e aveva annunciato la decisione di non partecipare più al Collegio dei rettori, l’organo che riunisce i rappresentanti dei ventuno rioni, borghi e Comuni che danno vita alla corsa.

Decenni di dedizione, però, non si buttano via per una delusione. Tanto che in città è piuttosto diffusa l’idea che Rasero – da aprile titolare del doppio, inedito, ruolo di sindaco e presidente di Banca d’Asti – avesse resistito alle pressioni di chi chiedeva a gran voce le sue dimissioni da municipio proprio per potersi presentare in piazza Alfieri con la fascia tricolore per dare ancora una volta “la licenza di correre” al capitano del Palio.

Invece la polemica è finita altrove. Ed è una polemica a scoppio ritardato, che ha rinfocolato le tensioni pre-elettorali e ha creato un nuovo vulnus all’interno del centrosinistra.

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