Castello d’Annone, scontro sui migranti
L’ex “polveriera” dell’Aeronautica diventa un centro di frontiera per chi è appena sbarcato. La Regione era contraria, ma ha cambiato idea. Il sindaco Valfrè dice di averlo saputo dai giornali
Paolo Viarengo
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L’Astigiano attende da anni il famoso retroporto logistico per rilanciare le imprese e l’economia del territorio, ma nell’attesa della burocrazia romana si ritrova con l’unico “retroporto” della regione destinato alle persone migranti. Una “banchina a secco” in mezzo alle colline dove “scaricare” le navi delle ONG approdate a Genova e Savona, trasformando un’ex caserma militare nell’unico presidio piemontese per le PAF, le Procedure accelerate di frontiera.
Sotto il sole rovente di un pomeriggio di luglio, nel piazzale della polveriera di Castello d’Annone – un ex deposito dell’Aeronautica Militare dove hanno fatto il militare un bel po’ di astigiani illustri, a partire da Paolo Conte – è andata in scena una pièce del teatro della politica, con il presidente della Regione Alberto Cirio a vestire i panni di un moderno Carlo Alberto “Re Tentenna”: sarà per il troppo tempo trascorso tra i palazzi della Torino sabauda, lontano dalla proverbiale concretezza della sua Alba, ma il presidente della Regione è riuscito prima a tuonare furioso contro Roma, e poi a fare una rocambolesca retromarcia nel giro di ventiquattr’ore.
Il cortocircuito è iniziato quando l’opposizione ha stanato una circolare del Ministero dell’Interno che dispone la riconversione del vecchio Centro di accoglienza straordinaria (CAS) in un PAF: una struttura blindata di detenzione amministrativa per 72 persone in attesa di asilo o di rimpatrio entro dodici settimane. A far scoppiare il caso è stato il consigliere comunale del Partito Democratico Michele Miravalle. «Abbiamo scoperto in maniera quasi carbonara che le nuove norme del Patto europeo sull’immigrazione riguarderanno da vicino anche l’Astigiano», ha scritto sui social. «Il fenomeno migratorio è complesso, ad Asti abbiamo esempi virtuosi di gestione. Ora scopriamo che arriverà una grande “gabbia” che non risolverà nulla. Servono invece risposte chiare a domande precise».